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Jefferson, una voce fuori dal coro

La risposta e le riflessioni di un ragazzo, figlio di scientologist, alle critiche rivolte al movimento e ai suoi seguaci. Di Jefferson, tratto da Ex Scientology Kids.org.

Traduzione a cura di Martini, giugno 2008.

 
Vorrei chiarire che sto scrivendo questo racconto nell'interesse della prospettiva, di punti di vista diversi. Non penso a me stesso come a un "ex bambino di Scientology" quanto piuttosto a un giovane uomo senza religione. Quando ho letto su Time di Kendra [1] e del fatto che avesse aperto questo sito [2] sono rimasto scioccato: la ricordo dai tempi del corso Pro Metering, un'adolescente magra e pensierosa che sembrava molto più matura di me, benché avessimo la stessa età. Dopo di allora non l'ho più vista per un pezzo fino a che non ci incrociammo per caso davanti a un diner aperto tutta la notte. Sembrava diversa, ma cordiale, per quel che può significare. Ci facemmo un paio di sigarette assieme e parlammo delle manifestazioni di Seattle contro la WTO. Mi raccontò del mescolamento di culture. E quella fu l'ultima volta in cui la vidi.

Leggere la sua storia per me è stato come sentire una lunga e lenta coltellata nella schiena. Non che ci conoscessimo molto, ma mi sono sentito in dovere quanto meno di contattarla e raccontarle come mi sentivo io, e l'ho fatto. Mi ha spiegato che non stava cercando di distruggere niente, voleva solo dare un'opinione diversa su sofferenze che per lei erano vere. Mi ha suggerito di scrivere qualcosa che mostrasse una prospettiva equilibrata e ho accettato alla condizione che fosse pubblicato alla lettera. Credo sia giusto. Mi ha colpito il fatto che per certi versi le nostre vite sono state parallele, ma le nostre conclusioni siano così diverse. Credo che questo sito [2] sia sconsiderato, ma fino a quando presenterà entrambi i punti di vista allora difenderò il suo diritto di esistere. Eccomi qui:

Sono nato e cresciuto in una famiglia Scientology. Dai dieci anni in poi le mie giornate si sono divise tra scuola e studio di Scientology: scuola al mattino e "corso" al pomeriggio. A quindici anni impressionavo già abbastanza gli adulti che avevo intorno, a diciassette mi ci sarei potuto guadagnare da vivere, se lo avessi voluto. Non è stata una forzatura - entrambi i miei genitori gestiscono uno studio privato e for profit di auditing - li descriverei come assistenti Scientology. Per me in questo non c'era nulla di particolarmente strano. Tutti pensano che la loro famiglia sia strana - i miei parenti ortodossi israeliani sembravano sempre condurre una vita molto più strana della nostra. L'amore di mio padre per squadre terribili di baseball e i racconti dei miei genitori su come fossero usciti assieme appena una settimana prima di sposarsi a Las Vegas (circa 35 anni fa) sembrava strano. Essere uno scientologist era normale.

A 19 anni: gran parte dei miei amici non erano scientologist, la mia ragazza era cristiana. Non è mai stato un problema. Avevo un sacco di domande e per molte di esse non avevo risposta, per alcune sì. Per me un elenco breve si sarebbe potuto riassumere in questo modo: sì, credo alle vite precedenti. No, non credo agli alieni - o quanto meno se esistono io non ne ho mai incontrato uno. Sì, avevamo il permesso di farci visitare dal medico. No, non avevamo il permesso di assumere droghe. Sì, Scientology costa soldi, ma è complicato - i miei genitori la fanno per vivere ma per 10 anni hanno guidato la stessa Camry del '92 e a casa nostra i dentifrici di marca erano considerati un lusso. Non si sono mai arricchiti con Scientology, ci credevano. Ci credono ancora. Ho sempre avuto idee che cozzavano con l'opinione popolare di Scientology. Facevo un sacco di domande, facevo impazzire i miei insegnanti. Ma nessuno mi ha mai costretto a fare nulla, pensavo [che Scientology] fosse importante e di valore. Presumere il contrario sarebbe condiscendenza.

Le cose cominciarono a cambiare quando persi la mia ragazza. Per me fu un colpo durissimo - restai depresso per mesi, perso, confuso, fate voi - una litania di qualsiasi sensazione che ti annoda i visceri, come succede la prima volta che hai il cuore infranto. Mi sottoponevo a auditing per cercare di aggiustarlo, ma non c'era nulla che potesse farlo. Non volevo auditing o terapia o l'opinione degli altri. Volevo semplicemente indietro la mia ragazza. Poi un giorno mi guardai intorno e mi resi conto che avevo dato per scontate un sacco di cose, che non c'è nulla che valesse la pena di essere conosciuto se non ci arrivi con le tue gambe. Restai nell'ambiente per un altro po' di tempo, poi un giorno smisi.

Non vi furono sirene di allarme, borbottii o esplosioni. Quando me ne sono andato non sono stato infastidito, non ho subito abusi. Non sono mai stato intimidito per farmi tornare sui miei passi. Ricevetti un paio di telefonate di troppo da persone super zelanti, ma dissi loro rispettosamente di andare a farsi fottere e tutto finì lì. Qualche amico fu riportato indietro, ma la maggioranza se ne fregò. Dei pochi che non lo hanno fatto faccio felicemente a meno. Mia madre pianse un po', mio padre affrontò la cosa con tranquillità. Mi dissero che ero stato cresciuto e allevato per pensare con la mia testa per cui avrei dovuto fare ciò che ritenevo meglio, in caso di bisogno loro per me ci sarebbero sempre stati. Garantito che i miei genitori sono le persone migliori che conosco, ma è assurdo pensare che sono l'eccezione e non la regola.

Mi presi un anno di riflessione e girai il mondo. Mi feci anche un sacco di canne. Immersi l'alluce nella scena della droga, mi dilettai di altre religioni. Mi divertii moltissimo, non scambierei quel periodo con nulla al mondo. E giunsi al punto in cui mi trovo tutt'ora: grande per quel che riguarda la filosofia, male per quel che riguarda la religione. Non so che accade quando muori, se c'è Dio oppure no. Non credo che nessuno possa veramente saperlo. Non credo a un proiettile magico o a un percorso dorato verso la felicità. Non sostengo di avere risposte e per il momento sto bene così.

Ho visto un sacco di ragazzi della mia età abbandonare la religione in cui sono cresciuti, a volte fa semplicemente parte del processo di crescita. Alcuni di loro hanno avuto esperienze terribili, la maggioranza no.

Se in Scientology esistono abusi diffusi allora io sono una anomalia statistica: non ho mai visto né ho mai sentito dire di abusi perpetrati da un membro della chiesa contro qualcuno che io conosco. Se fosse accaduto, se ne fossi venuto a conoscenza avrei chiamato la polizia. Non mi sarebbe mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di contattare un "funzionario della chiesa" come prima istanza. So di parlare anche a nome dei miei amici.

Se qualcuno giura di avere vissuto esperienze terribili in Sea Org non sono nella posizione di dire che si tratta di un bugiardo, o di gente malvagia o qualcosa del genere. Sottolineo soltanto il fatto che conosco moltissimi membri Sea Org felici e bene integrati. Mia sorella è una di loro. Si sposerà il prossimo mese. Arriveranno i parenti israeliani e per rispetto chiameremo anche un rabbino. Non potremmo vivere vite più diverse ma lei è intelligente, gentile e per molti versi la rispetto. Se pensassi che qualcuno le sta facendo del male in qualsiasi modo gli spezzerei proverbialmente le gambe io stesso.

State a sentire: se qualcuno che ha autorità prende un bambino e lo costringe a confessare contro la sua volontà tutte le azioni riprovevoli che ha fatto - lo costringe a non dire liberamente ciò che pensa allora non è che ciò renda Scientology malvagia - rende semplicemente quella persona uno stronzo manipolatore. Se qualcuno commette un crimine dovrebbe essere messo di fronte alle sue responsabilità. Ogni membro libero di pensare di ogni religione vi risponderebbe la stessa cosa.

Trovo che alcuni aspetti di Scientology siano criticabili? Senza dubbio, nessuno è perfetto. Come la paragonerei ad altre religioni? Non saprei. I sistemi organizzati di pensiero non sono il mio forte, ma questo è quello in cui sono cresciuto e sono contento della mia vita: questo da solo dovrebbe essere sufficiente per garantire alla mia famiglia il rispetto di fare e credere ciò che vogliono. Chiunque, secondo me, è benvenuto a pensare quello che vuole di Scientology, ma ancora una volta cercherei una prospettiva diversa.

Poco tempo fa davanti all'edificio dove ho giocato dai tempi dell'asilo in poi c'erano centinata di manifestanti con maschere bianche. È il luogo dove lavora mia sorella, e nessuno ha battuto ciglio. I manifestanti dicono di voler distruggere la leadership di questa chiesa e nessuno si fa domande sulle loro intenzioni. Se questa immagine mi ispira qualcosa, allora direi che quella gente sta sul lato sbagliato della storia. Suppongo che molti non saranno d'accordo con me. Beh, forse hanno ragione. Ma se Scientology morisse, con essa se ne andrebbe la mia coscienza dell'infanzia, che mi dice che l'onestà è la cosa più importante, che la comunicazione può risolvere tutti i conflitti, che nessuno sopravvive da solo e ciò che è bene per tutti gli altri è ciò che è bene per te stesso.

Con essa se ne andrebbe il sangue vitale della mia famiglia, il loro lavoro di una vita. Potete pensare che sono dei folli, vi direi che vi sbagliate, ma potete pensarla come volete. Io credo che i miei genitori siano le persone più grandi del mondo. Se abbiamo bisogno di un terreno comune di discussione, credetemi quando vi dico che sono quantomeno persone sincere e bene intenzionate. Come del resto lo è la grande maggioranza degli scientologist che conosco, e credo che questo obblighi la gente per bene a difenderli di principio, perché essi farebbero la stessa cosa.


Note di Martini:

1. Si veda: Kendra Wiseman: perché ho lasciato Scientology, e Ex bambini di Scientology raccontano la loro storia.

2. L'autore fa riferimento al sito www.exscientologykids.org a cui è indirizzata la sua lettera, e che ha suscitato molto scalpore.

 
 
 
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