In ottemperanza al provvedimento 08/05/2014 Garante per la protezione dei dati personali, si avvisa il lettore che questo sito potrebbe utilizzare cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche anonime. Proseguendo con la navigazione si accetta l'uso dei cookie.
Jonestown, tra incubo e utopia

Di Larry D. Hatfield - San Francisco Examiner, 8 Novembre 1998.

Hanno collaborato a questo articolo: Gregory Lewis e Eric Brazil della Redazione dell'Examiner e Judy Canter della Bibilioteca dell'Examiner.

Traduzione a cura di Martini.

 
 
 
 
 
 
Jonestown: che cosa abbiamo imparato?

"Mio padre era un imbroglione" - Stephan Gandhi Jones, figlio di Jim Jones.

Una palma solitaria si erge dove Jim Jones esortò i suoi seguaci a morire per lui, ma la giungla tutto invade, e protegge nel suo sudario i ricordi di Jones, del suo Tempio del Popolo e dell'aspirazione ad un mondo migliore dei suoi seguaci.

Jonestown sarebbe dovuta essere un sogno di Utopia libero dal razzismo, un paradiso di giustizia.

Il 18 Novembre 1978, però, in Guyana divenne il palcoscenico di un indicibile orrore quando Jones condusse il suo gregge nel peggiore omicidio/suicidio di massa della storia moderna. In un episodio da cataclisma più di 900 persone, la maggioranza vecchi e bambini bevvero, o furono costretti a farlo, un succo di frutta corretto al cianuro su ordine di Jones, un tempo maniaco carismatico che si era guadagnato le simpatie della élite di sinistra di San Francisco.

Altri, tra cui dei bambini, morirono in omicidi/suicidi in una stanza di hotel di Georgetown. Jones stesso, a quell'epoca tossicodipendente e malato di mente, venne ucciso da una mano sconosciuta con una pallottola alla testa.

Fu la fine del Peoples Temple ma appena l'inizio del buio: nove giorni dopo, con San Francisco ancora barcollante per l'incredulità, l'incubo di Jonestown fu sottolineato dagli omicidi al Municipio: il sindaco George Moscone e il Sovrintendente Harvey Milk.

Nei giorni e negli anni immediatamente successivi a questi eventi l'attenzione nazionale coinvogliò verso i pericoli delle sètte, e la politica di San Francisco si spostò verso il centro. La Sovrintendente Dianne Feinstein divenne il sindaco che avrebbe condotto La Città fuori dal buio per lasciare definitivamente San Francisco diretta al Senato degli Stati Uniti.

 

Pericoli dell'estremismo

La Feinstein sostiene che quegli avvenimenti mostrarono i pericoli dell'estremismo.

"La lezione a lungo termine è che la politica, a San Francisco, è un'arte molto sottile. La gente non risponde ai muscoli politici…non credo che San Francisco faccia bene quando il pendolo politico si spinge troppo oltre."

Willie Brown, all'epoca deputato e oggi sindaco di San Francisco, detesta parlare di Jones o di Jonestown. "Non voglio parlarne. È troppo doloroso. Tutti hanno imparato la lezione sulle sètte e sulla morte. Che bisogno c'è di parlarne? (Jim Jones) era un settario, non riconosciuto né da me né da nessun altro."

Jonestown e il Tempio del Popolo hanno ancora senso venti anni dopo? La lezione è stata appresa?

Molti dicono che le prime impressioni di Jonestown sono la pazzia di Jim Jones e le cataste di morti. Si presta poca attenzione alle persone reali che sono morte a Jonestown, e sul perché si trovavano lì. Il Tempio del Popolo non era nato come sètta, e i più che ci hanno lasciato la vita erano persone oneste che speravano di migliorare la condizione umana.

E, dicono altri, è stata prestata poca attenzione al fatto che i bisogni che avevano attratto le persone nel Tempio del Popolo e la forza che ha aiutato a trasformarlo da movimento sociale a sètta paranoica ed abusiva ancora esistono.

Se in Jonestown si trova una lezione fondamentale questa è che la "minaccia delle sètte è ancora presente; è vera oggi come lo era 20 anni fa" dichiara Jackie Speier, una sopravvissuta dell'imboscata di Port Katiuma, Guyana, che uccise il suo capo deputato Leo Ryan, il fotografo dell'Examiner Greg Robinson, il corrispondente della NBC Don Harris, il cameraman della NBC Bob Brown e Patricia Parks, che aveva lasciato il tempio. "Nessuno dovrebbe essere così arrogante da pensare che non possa accadere di nuovo."

Timothy Soen, ex assistente alla procura distrettuale di San Francisco che giocò un ruolo cruciale nella vita e nella morte del Tempio del Popolo, sostiene che esiste una linea molto sottile tra religioni legittime e organizzazioni sociali da un lato, e sètte pericolose dall'altro.

"Il fatto è che in futuro probabilmente ci saranno altre Waco, se non addirittura Peoples Tempes" dice riferendosi dalla fine del Branch Davidian di David Koresh, sètta che in Texas è costata la vita a 81 persone, nel 1993. "C'è gente là fuori a cui piacerebbe diventare un altro Jim Jones."

James Warren Jones era nato il 13 Maggio 1931 in una cenciosa cittadina dell'Indiana di nome Crete. Fin dall'inizio fu un diverso - predicatore fin da bambino, vendeva scimmiette sulle strade di Indianapolis per comprarsi da mangiare quando era studente, e prendeva a modello Father Divine che all'epoca aveva una sètta piuttosto seguita, la Peace Mission. In un credo che sarebbe degenerato fino all'autodistruzione, sviluppò una serie di credenze, a volte chiamate "socialismo apostolico", che ignoravano Dio mentre deificavano la giustizia sociale e veneravano il potere salvifico del socialismo.

Nel 1952 studiava da ministro alla chiesa Metodista dell'Indiana. Lasciò i Metodisti perché non ponevano fine alla segregazione razziale e negli anni '50 fondò il movimento che avrebbe preso vari nomi prima di evolversi nel Tempio del Popolo. Nel 1965 Jones e sua moglie, Marceline, portarono in California, la terra promessa delle religioni alternative, il nascente tempio ed una manciata di seguaci.

 

Una chiesa a Redwood Valley

I Jones e la loro colorata famiglia di bambini adottati, insieme a circa 70 seguaci, si sistemarono nella boscosa Redwood Valley nei pressi di Ukiah, dove le relazioni con i locali non erano cordiali ma neanche di guerra.

Ben presto Jones trasferì la sua chiesa sui mercati più grandi e proficui di San Francisco e Los Angeles.

Il Tempio del Popolo si installò in una sinagoga abbandonata del distretto di Fillmore, a San Francisco. Mentre attraeva una crescente congregazione di neri, usava le sue considerevoli capacità intellettuali e teatrali per condurre nel suo carrozzone molti dei dirigenti politici della città.

L'attuale sindaco Brown era uno dei maggiori sostenitori di Jones, e lo definiva come un misto tra Martin Luther King, Einstein e Mao. Un altro che lo apprezzava era l'allora vice Governatore Mervyn Dymally, e ancora il sindaco Moscone, che chiamò Jones a dirigere la sua Commissione Interna e, si dice, doveva la sua elezione di stretta misura a qualche centinaio di elettori che pare Jones gli avesse procurato.

L'America degli anni '60 e '70, e in modo particolare lo stato radical chic di San Francisco, erano idealmente fatti apposta per l'ascesa di personaggi carismatici e in cerca di potere come Jones. Il movimento dei diritti civili era ancora vivo, e la politica emergente dell'epoca esaltava la richiesta di giustizia ed equità sociale - esattamente le cose che i religiosi neri più vecchi e i giovani bianchi idealisti ascoltavano dal pulpito di Jones.

Ma la politica del giorno aumentava anche la paranoia di Jones. Era convinto che il governo stesse complottando per continuare la guerra in Vietnam e spiare gruppi come le Pantere Nere. Non ci si doveva fidare del governo. Il governo stata anche lavoranto in modo coperto contro Jones e il Tempio, cercando di sbarrare la strada ad una società migliore. Jones ne era convinto e, quasi universalmente, ci credeva anche la congregazione del Tempio.

Così Jones trasferì il Tempio e circa 1.000 suoi seguaci in Guyana, aggiudicandosi una concessione di 3.852 acri per 25 anni nel bacino dell'Orinoco vicino al conteso confine con il Venezuela.

Nel 1974 un piccolo gruppo di pionieri del Tempio di trasferì in quella che sarebbe divenuta Jonestown, lontano dagli ostili attacchi dei media, dal governo e da tutti. La concessione del governo della Guyana richiedeva che il Progetto Agricolo del Tempio del Popolo "coltivasse ed occupasse in modo proficuo" almeno un quinto della terra entro in 1976.

I membri del tempio allevavano bestiame e coltivavano ananas, cassava ed altri frutti e ortaggi tropicali. Charles Garry, l'avvocato di San Francisco del Tempio del Popolo, lo definiva un paradiso.

 

Problemi in Paradiso

Ma in paradiso c'erano problemi. Il campo non divenne mai agricolturalmente auto-sufficiente e le malattie tropicali si diffusero rapidamente. Alla fine solo un terzo dei residenti era in grado di lavorare. Peggio ancora, sosteneva i critici, era un campo di prigionia - non era permesso andarsene. Voci di maltrattamenti come percosse o violenze sessuali di cui si sentiva parlare da tempo, ma mai rapportate alla chiesa di San Francisco, si diffusero rapidamente. La stabilità mentale in via di deterioramento di Jones lo rendeva sempre più stravagante e richiedeva lealtà totale e acritica.

Vari uffici che andavano dal Dipartimento dello Stato alla CIA, fino all'Internal Revenue Service e al Servizio Postale stavano indagando per intraprendere azioni legali contro il Tempio del Popolo per frodi postali, estorsione ai membri degli assegni della Sicurezza Sociale, traffico di armi e di droga ed altri reati veri o presunti.

Ad aiutare e favorire la teoria del complotto teorizzata da Jones e i suoi seguaci si aggiunsero i pochi che avevano lasciato il tempio e i familiari dei membri, che si stavano guadagnando l'attenzione dei media ostili del Nord America. 

Contro queste sfavorevoli circostanze, Jones, che era bianco, e la sua cerchia più interna composta prevalentemente da bianchi, indussero i fedeli seguaci a commettere un suicidio di massa in una serie di "notti bianche". Una fine tanto drastica era l'unica risposta possibile alla vasta e crescente minaccia esterna, predicava Jones. La gente gli credette.

 

La visita del deputato

L'atto finale iniziò a materializzarsi quando Ryan, un rispettato deputato Democratico della Contea di San Mateo con un certo gusto per i titoli dei giornali, guidò a Jonestown una delegazione di giornalisti ed un gruppo di familiari di membri, dal nome Parenti Preoccupati, a indagare sulle accuse di controllo mentale, sequestro e detenzione di armi e droga.

Durante la sua visita Ryan venne accoltellato in superficie. Al momento di partire parecchi residenti di Jonestown chiesero di andare con lui, una azione che apparentemente scatenò il successivo massacro, a Port Katiuma, di Ryan, Robinson e gli altri. 

A breve seguì l'incredibile scena di morte in massa a Jonestown.

"Moriamo perché non ci lascereste vivere" scrisse la seguace del tempio Annie Moore nel messaggio di suicidio.

Tra i sopravvissuti al massacro c'era il figlio di Jim Jones, Stephan, che era via con la sua squadra di basket. Al più giovane dei Jones, che aveva troncato i rapporti col padre e da allora l'aveva ripetutamente denunciato, fu lasciato il compito di scrivere l'epitaffio più duraturo di Jim Jones. Durante una recente visita a Jonestown della ABC TV, Stephan Jones ha semplicemente detto: "mio padre era un imbroglione."

Jones era pazzo, e alcuni pensano che la gente di Jonestown sia stata ingiustamente caratterizzata come zombie senza cervello.

"I morti di Jonestown erano persone dolci e altruiste. Una delle tragedie di Jonestown è che il pubblico non ha fatto attenzione a questo.", dichiara Timothy Stoen il cui figlio, John Victor, morì a Jonestown. Stoen giocò un ruolo cruciale in una battaglia di custodia con Jones che aiutò a far precipitare l'omicidio/suicidio. Tra i motivi che avevano spinto Ryan a recarsi in Guyana c'era questa lotta per la custodia.

"Non esiste una teoria unitaria che possa spiegare i molti e complessi motivi correlati che condussero i membri del Tempio del Popolo a lasciare famiglia, amici e comunità della chiesa e prendere la residenza nella giungla di Jonestown" dice Archie Smith Jr., professore di psicologia pastorale alla Pacific School of Religion e Graduate Theological Union di Berkeley. "Da molti sono stati etichettati come pazzi, disfunzionali o svantaggiati, ma stavano cercando una alternativa allo status quo, vie nuove e giuste per vivere ed essere nel mondo."

Mary Sawyer, professore di religione allo Iowa State University che all'epoca lavorava con Dymally, incolpa molte delle immagini sensazionalistiche fornite dalla copertura mediatica. "La maggior parte dell'America si persuase rapidamente che chi aveva seguito Jones in Guyana…doveva essere gente ingenua e credulona a dir poco, oppure radicali dementi nella peggiore delle ipotesi" afferma la Sawyer in un trattato intitolato Mio Dio che Tragedia - 20 Anni dopo Jonestown.

"In mezzo a tutta l'attenzione focalizzata su Jim Jones ci concesse pochissimo rispetto a esseri umani pensanti, con sentimenti e voglia di aiutare…la disumanizzazione delle vittime di Jonestown da parte della comunità giornalistica equivalse a non concedere il permesso di piangerle."

Il Reverendo Mary Mc Cormick Maaga, studiosa di Jonestown e pastore della United Methodist a Sergeantville, N.J., ha pubblicato un nuovo libro intitolato Ascoltiamo le voci di Jonestown. "Non sottovalutando la tragedia della perdita di vite umane, spero che ora possiamo fare un passo indietro e dare uno sguardo alla comunità di persone coinvolte e chiederci in modo più sofisticato che cosa sia andato storto" scrive la Maaga.

 

Organizzazione sociale e politica

"Penso che se parliamo solo di Jim Jones e della sua influenza sulla comunità non arriveremo mai a toccare questioni più vaste…ricordate, negli anni centrali il Tempio del Popolo era primariamente una organizzazione politica e sociale, non religiosa" dice la Maaga. "I membri si occupavano di assistere gli anziani, gli abbandonati ecc. Non stavano semplicemente seguendo qualcuno ciecamente."

Usando la divisione di fine secolo tra chiesa, sètta e culto del teologo tedesco Ernst Troeltsch, la Maaga sostiene che la sètta del Tempio era composta dai circa 70 membri che seguirono Jones in California da Indianapolis, e poi in Guyana, adattando a lui la loro ideologia. Il culto era il piccolo gruppo di giovani bianchi Utopici  che fondamentalmente formavano la dirigenza. La chiesa costituiva la maggioranza - i cittadini neri con passato cristiano che desideravano una vita migliore per il mondo e per sé stessi.

"Ma tutti condividevano il credo nella giustizia razziale, la redistribuzione della ricchezza e il lavoro per migliorare la società." Aggiunge la Maaga. "In un qualche punto lungo il cammino tutto questo si perse. Ad un certo punto il Tempio del Popolo perse la capacità di guardarsi in modo auto-critico e di sfidare le decisioni della dirigenza - non solo di Jim Jones. E Jones perse la sua capacità di guida a causa della tossicodipendenza e della sua malattia mentale."

Non fu solo il deterioramento di Jones che spinse Jonestwon verso la fine, sostiene la Maaga: contribuirono anche la perdita dei raccolti, le malattie e altri fattori. E neanche fu Jones l'unico responsabile della conduzione del suo gregge alla distruzione. Aggiunge che: "La responsabilità e l'influenza ad abbraciare l'idea del suicidio e convincere i membri ad assumere il veleno coinvolse anche Marceline Jones, Carolyn Layton, Maria Katsaris, Harriett Tropp, Jim Mc Elvane e altri in posizioni elevate. Jones era troppo devastato dalla droga e dalla paranoia per aver potuto progettare da solo il suicidio, o ispirare tanta gente a togliersi la vita con il suo solo incoraggiamento."

 

Tragico mutamento di direzione

La Maaga afferma che la lezione di Jonestown deve essere appresa cercando di immaginare il perché gli interessati cambiarono direzione così tragicamente da quella che era la loro visione di un mondo migliore. "Penso che in precedenza, nel movimento, le cose andassero bene" dichiara, facendo notare i programmi sociali di successo del Tempio a San Francisco.

"Quello di cui dovremmo parlare è che cosa andasse bene, e quando cominciò ad andare male" aggiunge, suggerendo che le risposte potrebbero impedire tragedie simili. "Non credo che il Tempio del Popolo fosse un esempio singolo di religione auto-giustificata andata in modo orribilmente perverso. La cosa importante era ciò che loro (i membri) erano - come persone - non solo il modo in cui sono morti."

Rebecca Moore, professore di religione e filosofia all'Università del Nord Dakota, a Jonestown ha perso le sorelle Carolyn Layton e Annie Moore, ed anche suo nipote Jim-Jon Prokes.

Sostiene che alcune delle domande non ancora esplorate sono se la gente di San Francisco avrebbe potuto prevenire la tragedia trattenendo Jones prima che diventasse onnipotente e pazzo, quali responsabilità hanno avuto Willie Brown e altri prima e dopo la catastrofe, e il ruolo della chiesa nera.

"A volte dispero che abbiamo mai capito qualcosa" scrive la Moore "con questo voglio dire che si continua a demonizzare (Jones) e a dimenticarsi degli altri. Come società abbiamo mancato di prendere seriamente il desidero fortissimo e potente, o fame, per la comunità, una comunità di persone che lavorava per il cambiamento sociale. La gente di Jonestown stava cercando di creare una società Utopica, giustizia razziale ed uguaglianza sociale. Certo, esistevano contraddizioni interne, ma era uno dei pochi gruppi che si indirizzavano intenzionalmente al problema del razzismo e cercavano di fare concretamente qualcosa."

I media, aggiunge, si fissano quasi sempre sui cadaveri o su Jones stesso; il governo ha nascosto sotto il tappeto tutto quel che sapeva di Jonestown e del suo stesso ruolo. Negli Stati Uniti non sono state fatte inchieste ufficiali, e quella della Guyana è stata ridicolmente superficiale.

Jonestown, mette in guardia Smith di Berkley "non è stata una anomalia. Piuttosto è stato il prodotto dell'ethos del nostro tempo, un ethos che tende a reprimere e trivializzare l'impulso essenzialmente religioso. Le forze sociali e storiche che hanno dato l'impulso all'ascesa di Jonestown, 20 anni fa, operano anche oggi." Pensa che le chiese nere in particolare abbiano la responsabilità di imparare e insegnare la lezione. Lo stesso pensa Mary Sawyer dello Stato dell'Iowa: "La comunità religiosa americana - la grande potenziale riserva di cura pastorale - fu incapace di facilitare un lutto appropriato sia da parte delle famiglie immediatamente colpite che da parte della nazione perché la stessa non conosceva la gente rimasta coinvolta." Anche le chiese fallirono, comprese quella protestante e cattolica così impegnate nel movimento dei diritti civili, dice la Sawyer.

 

Un'importante lezione non ancora appresa

"Forse il problema maggiore" aggiunge la Sawyer "è che il nostro paese e le nostre chiese non hanno ancora cercato una risposta al perché la gente entrò in questo movimento, pertanto non hanno ancora imparato la lezione di Jonestown. Perché, di fatto, idealisti bianchi e Cristiani neri furono attirati da un movimento che prometteva un rifugio al fallimento dell'America di onorare le sue promesse di uguaglianza e giustizia? Le chiese, così come l'opinione pubblica, furono così inorridite che ebbero il bisogno di prendere le distanze psicologiche…per affrontare la realtà. La maggioranza della gente sa che cos'è Jonestown, ma se dici Tempio del Popolo ti guarda con uno sguardo vuoto. Non sanno che dietro c'era da tempo un movimento per il cambiamento sociale. E oggi non è più informata di quanto lo fosse 20 anni fa. Spero che questo anniversario non sia solo una replica di Jim Jones il pazzo, ma che ci sia qualche sforzo cosciente perché l'America comprenda. Ci vogliono due o tre decenni prima che la gente inizi a porsi le domande corrette…Non c'è ancora stato quel tipo di ricerca dell'anima. È importante farlo. Dobbiamo avere il senso delle ferite ancora aperte."

"Di che cosa dovremmo parlare" chiede Jackie Speier, eletta all'Assemblea della California dopo la tragedia, e martedì scorso eletta al Senato statale. "Dovremmo parlare del fatto che la minaccia dei culti ancora aleggia. I culti sono ancora in giro. Li abbiamo intorno. Molti continuano ad operare travestendosi da religione e, con la religiosità garantita dal Primo Emendamento, violano le leggi statali e federali mentre il governo, di nuovo, guarda dall'altra parte."

Il Dott. Hardat Sukhdeo della Rutgers University, psichiatra originario della Guyana che ha curato sopravvissuti di Jonestown, sostiene che le condizioni che hanno creato il Tempio del Popolo potrebbero creare un movimento simile. La gente entrò nel Tempio perché "aveva bisogno di questo tipo di comunanza e di leadership, e di qualcuno che dicesse cosa fare e come farlo." 

Sukhdeo vede la maggioranza dei membri del tempio, per lo più neri, come fortemente sbandati e alla deriva. Il Tempio del Popolo era più un luogo dove migliorare la loro vita che un luogo per conquistare il buonismo sociale sposato dai giovani bianchi del gruppo. "Desideravano qualcosa come un culto per poter dire 'Sì, noi conosciamo la verità. Sì, noi abbiamo la risposta'. Erano confusi, arrabbiati e pensavano di non appartenere alla società."

Niente è cambiato, aggiunge: gruppi come il Branch Davidian e l'Heaven's Gate dimostrano che l'attrazione per il culto rimane.

 

Sfiducia nella religione

Il Reverendo Robert Warren Cromey, rettore della Chiesa Episcopale della Trinità, sostiene che una "parte triste di Jonestown è l'aver inviato un messaggio di sfiducia per la religione, in modo particolare per le piccole sètte religiose…un senso di "è quel che ti può accadere se sei religioso." Ma la parte positiva è che la gente osserva in modo più critico prima di farsi coinvolgere in programmi religiosi, specialmente in quel tipo di cose più di frangia. Guardate al tipo di scrutinio che ora si dedica agli Hare Krishna, a Scientology e a cose del genere. Ecco come dovrebbe essere."

Anche Timothy Stoen mette in guardia sui culti. "Là fuori ci sono un sacco di potenziali Jim Jones. Non si può sperare che scompaiano…ma si spera che vicende (come il Tempio del Popolo) possano insegnare che queste cose possono essere letali e che si arrivi presto al punto di poter fare qualcosa." 

L'isolamento psicologico che porta la gente a cercare gruppi come il Tempio del Popolo esiste ancora, aggiunge, e spinge le famiglie dei cultisti a fare domande, a sfidare i gruppi e, in qualche modo, ad essere partecipi. "Si dovrebbe finalmente capire che si tratta di un segno dei nostri tempi - la gente ha bisogno di strutture, di una comunità ecc. Se le chiese principali non le forniscono, ecco allora che subentrano i culti. Quei culti sono lì per soddisfare qualche tipo di bisogno."

La Chiesa Episcolape ha recentementa lamentato che "la parte più triste di Jonestown è che ha inviato un messaggio di sfiducia nella religione, in modo particolare verso le piccole sètte religiose…Ma il lato positivo è che la gente ora fa più attenzione prima di entrare in…cose strane e di frangia.

 
 
 
INDICE
 
 
 

Copyright © Allarme Scientology. L'utilizzo anche parziale dei materiali di questo sito - testi, traduzioni, grafica, immagini, digitalizzazione e impaginazione - con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto, non è consentita senza il preventivo consenso scritto del gestore del sito. Per richieste e chiarimenti contattare: allarmescientology@email.it