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Istituzione totale e lavaggio del cervello 

Tratto dal capitolo cinque de L'Illusione Comunitaria - La costruzione moderna delle "comunità artificiali", a cura del dr. Mario Di Fiorino.

Moretti & Vitali Editori, 1998.

Via Betty Ambiveri 15, 24126 Bergamo. Fax 035 321647. ISBN 88 7186 107 8.

Copyright (C) 1998. Non può essere riprodotto senza il consenso esplicito dell'autore.

 
 
 
 
 
"Il lavaggio del cervello, come si pratica oggi, è una tecnica ibrida, che trae la sua efficacia in parte dall'uso sistematico della violenza, in parte dall'accorta manipolazione psicologica. Rappresenta la tradizione di 1984 che sta per mutarsi nella tradizione del Mondo nuovo"
 
(Aldous Hyxley, Ritorno al mondo nuovo, 1958)
 
 
L'Istituzione totale 

Se ci spostiamo dalle istituzioni psichiatriche, problematiche riguardanti la manipolazione mentale e il condizionamento hanno interessato la costruzione di altre moderne "comunità": le comunità settarie.

Potrà sembrare un passaggio forzato, in realtà in Asylum di Erving Goffmann (1), vero livre de chevet per la generazione "sessantottina", vediamo citati con grande attenzione gli scritti sul "lavaggio del cervello", che si riferiscono alla manipolazione nelle prigioni cinesi (2,3,4).

Riporta ad esempio la regimentazione delle evacuazioni descritta da Hinkle e Wolff (1956) (3):
 
 

"Un aspetto del regime del loro isolamento che è in special modo oneroso per i prigionieri occidentali è costituito dalle disposizioni per l'eliminazioni di urina e feci. Il secchio di solito presente nelle celle russe è assente in quelle cinesi. In Cina vige l'abitudine di consentire di urinare e defecare solo una o due volte determinate ogni giorno, di solito al mattino dopo colazione. Il prigioniero è spinto dalla sua cella da un guardiano e gli vengono concessi approssimativamente due minuti per accovacciarsi su una latrina aperta cinese. La fretta e l'esame pubblico sono specialmente difficili da sopportare per le donne. Se i prigionieri non riescono a svolgere queste funzioni nel tempo permesso, vengono bruscamente trascinati via nelle loro celle."
 

Cita le osservazioni di Cohen sul "benvenuto" (l'iniziazione nei campi di prigionia cinesi), le procedure di ammissione e i tests di obbedienza (2) o utilizza un altro brano, sempre di Hinkle e Wolff, sulle condizioni di promiscuità (3):
 
 

"Il prigioniero può attendersi, in uno stadio della carcerazione, di trovarsi in una cella con circa altri otto prigionieri. Se era stato inizialmente isolato e interrogato, l'ingresso nella cella può avvenire poco dopo l'accettazione della sua prima "confessione"; ma molti prigionieri sono messi in celle multiple fin dall'inizio della prigionia. La cella è di solito povera e non abbastanza grande da contenere il gruppo che ospita. Ci può essere un pianale per dormire, ma i prigionieri dormono sul pavimento e quando si sdraiano sul pavimento della cella ogni pollice del pavimento è occupato. L'atmosfera è estremamente intima. La privacy è del tutto inesistente".
 

I processi di indottrinamento e le descrizioni di vita sono impiegati da Goffmann per la sua teorizzazione dell'istituzione totale. I prigionieri di guerra che divengono Pros, proseliti, e sposano completamente la concezione comunista del mondo, vengono presi ad esempio per proporre uno dei modi di adattamento al sistema, la "conversione": "l'internato che si è convertito segue la linea più disciplinata, più moralistica e monocromatica, presentandosi come colui che mette a completa disposizione dello staff il suo entusiasmo istituzionale."

Viene così "raggiunta una sorta di opportunistica combinazione di adattamenti secondari, conversione, colonizzazione e senso di lealtà di gruppo, così che l'internato si trova a disporre - in particolari circostanze - del massimo di opportunità per poter uscire finalmente e psicologicamente indenne".

Annota Goffman che le istituzioni totali possono essere distinte proprio perché alcune, come "i campi di brain-washing" e gli ospedali psichiatrici progressisti, forniscono agli internati un modello di condotta, che è nel loro interesse adottare (almeno nella percezione dei sostenitori). 

Tuttavia i processi di spoliazione e riorganizzazione non sembrano avere effetti definitivi se non in alcune istituzioni religiose.

 

Il lavaggio del cervello 

La metafora del lavaggio del cervello (brain-washing, cattiva traduzione del cinese hsi nao "purificare la mente") è stata impiegata agli inizi degli anni '50 in ambito giornalistico da Edward Hunter Jr., corrispondente da Hong Kong per un quotidiano di Miami, per indicare appunto il sistema di "persuasione" in uso prima nei campi cinesi poi in quelli coreani, per prigionieri non cooperatori (5).

L'anno successivo il libro Brain-washing in Red China. The calculated destruction of men's minds, consacrò definitivamente il successo della espressione. 

Ad un opinione pubblica occidentale, impressionata dalle conversioni ottenute non più tra missionari cristiani e funzionari e ufficiali del regime nazionalista di Chang Kai Chek ma, nella guerra di Corea (1950-53), tra soldati americani, venne offerta una chiave di lettura suggestiva e convincente. Nel descrivere le giornate trascorse nei campi Hunter riporta l'utilizzo del diario come strumento per acquisire il controllo nel programma per riformare il loro pensiero (espressione più tardi consacrata da Lifton, ma già formulata da Hunter, a pag. 17). Veniva imposto ai prigionieri di scrivere e riscrivere ancora relazioni sul loro passato di controrivoluzionari e sui crimini commessi. Dopo la confessione dei propri peccati, si dovevano narrare quelli degli altri. Uno studente, che partecipa ad un campo, racconta gli espedienti usati da studenti già membri del partito per ottenere informazioni dai prigionieri.

Hunter annota le tecniche per umiliare le persone, abbassando la loro autostima. Durante una esercitazione condotta in una regione rurale, la moglie di un proprietario terriero si ribella, rifiuta di spogliarsi ed è colpita con una pietra e finita. Agonizzante, intona dei sutra buddisti. Il giorno dopo l'episodio viene proposto all'attenzione degli studenti. Alcuni chiedono se la figlia della vittima sarà allevata a spese della collettività, ma viene loro risposto che essendo figlia di un proprietario terriero non rientra nella categoria di popolo.

Sono riportati esempi di diari contenenti le note concise che venivano redatte. Queste annotazioni, con descrizioni di aspetti del carattere, potevano poi essere portate alla discussione nelle riunioni di gruppo e venire impiegate come un'arma per fiaccare qualsiasi uomo. Veniva favorita l'autocritica per superare le convinzioni erronee e correggere gli errori ideologici. Hunter ha sottolineato quindi l'importanza del controllo delle informazioni, dello stabilire un clima di sospetto, delle tecniche di spoliazione ed infine dell'impiego del linguaggio nella propaganda e nella manipolazione. 

 

La riforma del pensiero 

Nel 1956 lo psichiatra statunitense Lifton ha proposto di abbandonare l'espressione brain washing: "dietro il velo della confusione semantica rimane l'immagine del lavaggio del cervello come di un potentissimo, inspiegabile, irresistibile e magico metodo per raggiungere il controllo totale sulla mente umana" (6)

Ha preferito definire il processo riforma del pensiero (thought reform), che è la traduzione del termine ufficiale del programma comunista cinese szu-hsiang kai-tsao.

L'Autore ha condotto la sua ricerca ad Hong Kong nel 1954-55, intervistando 25 occidentali e 15 cinesi, che erano stati sottoposti a tecniche di indottrinamento. Gli occidentali erano quasi tutti maschi (solo 2 donne), in maggioranza europei; 13 erano missionari (12 cattolici), di età per lo più tra i 35 e i 50 anni.

La riforma del pensiero consiste nella combinazione della forza esterna o della coercizione con l'appello ad un entusiasmo interiore (come attraverso un'esortazione evangelica).

Il messaggio della coercizione: "Tu devi cambiare e diventare cosa ti diciamo di diventare - o altrimenti...". Altrimenti può significare ogni forma di dolore fisico o emozionale, dalla morte all'ostracismo sociale. 

Bettelheim aveva già scritto che nei campi di concentramento tedeschi l'intenzione era di "spezzare i prigionieri come individui e cambiarli in docili masse" (7)

Il messaggio dell'esortazione: "Tu puoi cambiare, se sei una persona morale e diventare quello che noi (nel nome di una più alta autorità morale) ti diciamo di diventare." Si appella al desiderio di essere una persona buona o di migliorare a tendenze preesistenti verso vissuti di colpa e vergogna. È il metodo delle religioni o delle ideologie secolari pseudo-religiose; a rinforzare l'appello morale vengono formulate promesse di ricompense, terrene o soprannaturali.

Il messaggio dell'approccio terapeutico: "Tu puoi modificare la tua condizione di malato e trovare conforto alla tua sofferenza se hai un genuino e imperioso anelito a guarire. 

Il messaggio della realizzazione: "Tu puoi cambiare in modo tale che sarai capace di esprimere pienamente il potenziale che possiedi" [1].

Il metodo della riforma del pensiero dosa opportunamente esortazione e coercizione: impiega la coercizione per suscitare colpa e vergogna in modo tale che queste determinino una esortazione interiore, impiega l'esortazione per stimolare la cattiva coscienza, così potente da divenire in effetti una forma di autocoercizione.

Lifton ha individuato 8 variabili psicologiche che possono condurre al totalitarismo ideologico:

 1) Controllo dell'ambiente. Per descrivere il controllo di ogni forma di comunicazione, l'elemento più importante dell'ambiente della riforma del pensiero, l'Autore cita le atmosfere descritte da George Orwell in 1984

2) Manipolazione mistica. Vi è una spontaneità pianificata (apparentemente dal basso), diretta da un gruppo apertamente onnisciente (che esercita dall'alto il controllo). Può assumere un carattere quasi mistico. Un'aura mistica circonda il Partito, l'Organizzazione. 

3) Richiesta di purezza politica e ideologica. L'assunto filosofico sottostante è che sia possibile raggiungere una assoluta purezza politica e idelogica: qualunque cosa sia fatta nel nome di questa purezza è alla fine morale. Vengono mosse accuse costanti di colpevolezza nel nome di un ideale che richiede devozione assoluta.

4) Culto della confessione. La confessione al di là delle sue espressioni religiose, legali e terapeutiche, diventa un culto di per se'. La confessione, in queste mani, diviene un mezzo per sfruttare le vulnerabilità personali invece che per offrire consolazione.

5) "Scienza Sacra". L'ambiente totalitario mantiene un'aura intorno ai suoi dogmi basilari, come una concezione morale che conferisce ordine all'esistenza.

6) Linguaggio ideologicamente connotato. Slogan e frasi riduttive, facilmente memorizzabili, sono impiegati per comprimere la complessità dei problemi esistenziali.

7) Dottrina sopra la Persona. L'ideologia rivoluzionaria prevede la subordinazione della persona alla dottrina. Prima di modificare il mito di fondazione di fronte alle smentite dell'esperienza (l'esame di realtà), l'ortodossia richiede che sia cambiato l'uomo pur di riaffermare il mito.

8) La dispensa dell'esistenza. Vi è una distinzione tra chi appartiene al popolo e chi essendone fuori è non-popolo, come scrive Lifton (l'osservazione - come abbiamo visto - era già di Hunter). La propria esistenza è allora dispensata dall'autorità. 
 
 

Riassumerò brevemente una delle vicende presentate da Lifton, il suo incontro con Padre Luca, un sacerdote cattolico italiano, rimasto imprigionato per tre anni e mezzo. Leitmotiven dei colloqui svoltisi nell'arco di un mese, sono non il dolore e l'umiliazione dell'esperienza in cella ma il dolore e la tristezza nel lasciare la Cina. Lifton lo visita in un ospedale. Nota subito come è rimasto conquistato dalla Cina: lo vede vestito non con la tonaca ma con un abito di foggia cinese (evidentemente in quegli anni si notava) e le uniche lamentele, anche se Padre Luca si prodiga in ringraziamenti per l'ospedale, sono di non poter avere del buon cibo cinese.
 
L'arresto del religioso non era stato inatteso, egli aveva sentito le accuse di sovversione e attività anticomuniste, mossegli in riunioni pubbliche. Così egli si era ripromesso, qualora fosse stato arrestato, di difendere la Chiesa e di non dire il falso.
 
Quando il giudice dopo l'arresto lo interrogò se sapeva il motivo della carcerazione, padre Luca gli rispose che doveva esservi stata una incomprensione su materie religiose. Il giudice si arrabbiò subito: "Vi è libertà di religione in Cina. Lei si è opposto agli interessi del popolo". L'interrogatorio si indirizzò poi sui rapporti con un altro sacerdote, Padre C. che effettivamente aveva svolto attività anticomuniste.
 
Il religioso venne svegliato la seconda notte ed interrogato sui collaboratori di Padre C. Fece il nome di uno, ma affermò di non sapere il nome di un altro. Ed il giudice: "È impossibile che non lo conosca. Non è onesto e sincero." E alle proteste di Padre Luca di dire la verità, il giudice rispose disponendo che fosse incatenato alle caviglie. 
 
Padre Luca venne accompagnato nella cella, dove il capocella alla vista delle catene, lo castigò duramente. Dopo meno di un'ora venne di nuovo portato di fronte al giudice. Le sue risposte non furono soddisfacenti e anche delle manette vennero strette ai suoi polsi.
 
Nell'interrogatorio della terza notte il giudice enfatizzò gli stretti rapporti con Padre C, affermando che dovevano essersi conosciuti prima di venire in Cina. Di fronte all'insistenza di Padre Luca che si erano conosciuti in Pechino, il giudice lasciò la stanza. Venne subito ordinato a Padre Luca di sedere sul pavimento con le gambe, in catene, tese. Incapace di mantenere quella posizione egli si inclinava indietro: il peso si spostava allora sui polsi, che erano incatenati dietro la schiena.
 
Sentendo il dolore delle manette, per la prima volta si affacciarono pensieri di resa o compromesso:
 
"Avranno la loro falsa confessione. Non voglio fare una falsa confessione. Può esserci una via di dire qualcosa che non sia del tutto insincera e che li soddisfi, ma cosa? Essi non vogliono la verità. Ho solo una via di uscita: indovinare cosa vogliono. Con tutte le circostanze della mia vita, la cosa più credibile era che andando indietro in Europa avessi potuto incontrare Padre C. ... non era vero ma era credibile."
 
Per un mese venne costantemente tenuto sveglio (calcolò di aver dormito sedici ore in quattro settimane). Iniziò ad avere delle piaghe e parziale perdita del controllo urinario e dello sfintere anale (su base neurologica, per le torture cui venne sottoposto). Diventò sempre più confuso: cercava continuamente di capire cosa volessero sentire da lui. In queste condizioni "confessò" i tre crimini più gravi: uso di una radio per spionaggio, organizzazione di giovani per azioni di sabotaggio e redazione di pubblicazioni anticomuniste.
 

Ad una prima fase che determina la rottura dell'equilibrio psicologico (per l'isolamento, le condizioni degradanti, la paura, la regressione e l'aumentata suggestione) fa seguito un atteggiamento (spesso da parte di un nuovo carceriere) di programmata benevolenza. Viene così sfruttato la necessità, molto forte nel prigioniero in questo momento, di avvertire un contatto umano. 

La provocazione di atmosfere cariche di tensione si alterna a periodi di rilassamento in cui la vittima riceve approvazione e accettazione. 

Per Ford (8) è centrale il procedimento della "confessione": : chi conduce l'interrogatorio e il prigioniero "rivedono" insieme le vicende biografiche. E questo avviene attraverso nuove sedute e nuovi scritti finché, in maniera ambigua, il prigioniero cambia la sua storia (negli scritti e nel ricordo) fino ad incontrare i bisogni di chi lo guida. Queste nuove memorie, presentate come confessione, sono un misto di razionalizzazioni, memorie alterate e confabulazioni. 

 

Gli esperimenti di Pavlov 

Certi comportamenti osservati dopo scompensi o "collassi" in situazioni stressanti ("nevrosi di guerra" o "nevrosi sperimentali") hanno richiamato gli esperimenti pavloviani sui cani.

Il grande fisiologo russo Ivan Petrov Pavlov ha studiato sistematicamente il condizionamento, ottenendo anche il riconoscimento del Premio Nobel nel 1904 (9)

In Occidente è stato snobbata l'ultima fase dei suoi studi, quando iniziò a comparare i risultati delle sue ricerche con osservazioni sui comportamenti umani.

L'importanza di Pavlov per il brainwashing è straordinaria e non riguarda solo il rigore della cornice dei suoi esperimenti (che verranno drammaticamente riproposti e replicati in uomini prigionieri). 

È molto interessante lo studio del carattere del soggetto sottoposto al condizionamento. Pavlov osservò infatti che le risposte dei cani variano, oltreché per specifici patterns indotti dagli agenti stressanti ambientali, proprio per il temperamento. Propose una distinzione in quattro tipi di temperamento di base che sembra aderire strettamente alla classica caratterologia umana di Ippocrate.

Ad esempio al temperamento melanconico di Ippocrate corrisponde il temperamento pavloviano "debolmente inibitorio", con una tendenza costituzionale ad affrontare situazioni angoscianti e conflittuali con passività ed evitamento della tensione. 

William Sargant (1956) (10), nel ricapitolare la lezione di Pavlov, ha osservato che il collasso o il cambiamento drammatico del soggetto sottoposto alle tecniche di condizionamento si verifica non solo con l'aumento della intensità dello stimolo ma anche con altri tre sistemi:

1) prolungando il periodo tra lo stimolo preliminare e la fornitura del cibo o della scarica elettrica inaspettata: si prolunga in tal modo una stato di tensione e di attesa che è molto disturbante.

2) confondendo i segnali di condizionamento positivi e negativi. La maggior parte degli animali si trova in difficoltà ad affrontare la somministrazione di stimoli non previsti.

3) se si registra un insuccesso con questi sistemi, si può ricorrere a una debilitazione fisica (ad esempio inducendo febbre o una fatica prolungata): lo stimolo diviene allora efficace.

Il processo di brain-washing si avvale quindi non solo delle tecniche suggestive legate al gruppo: si dosa l'aumento dell'angoscia nell'individuo, si inducono sentimenti di colpa reale o immaginaria, conflitto tra lealtà verso differenti sistemi di valori fino ad ottenere il risultato atteso.

Già Sargant aveva posto l'accento sulle analogie tra il brain-washing e tecniche impiegate in ambito religioso, nel movimento del Revivalism. Cita ampiamente gli scritti del revederendo Jonathan Edwards, nel revival a Northampton, Massachussets nel 1735. Durante la fase di "ammorbidimento" ("softening-up" phase) prima della conversione il predicatore osserva come si rivelano differenti temperamenti di fronte alla predica, quando aumenta il senso di colpa e viene prodotta una ansia acuta la tensione deve essere fatta salire finché il peccatore crolli e si sottometta al volere di Dio.

Questa calma, ottenuta dopo una conversione improvvisa, è descritta anche da William James in The Varieties of Religious Experience (1903) (11). Esiste per ognuno un differente punto di crisi come avevano già rivelato gli esperimenti di Pavlov.

 

L'applicazione del midrash del lavaggio del cervello alle sette religiose 
 
 

"Socrate è colpevole di non riconoscere gli dèi che lo stato riconosce, e di introdurre altri e nuovi culti; anche è colpevole di corrompere la gioventù."
 
(Diogene Laerzio)
 
 
"Come dici ch'io li corrompo i giovani o già è chiaro dall'accusa che hai presentato contro di me, ch'io li corrompo insegnando loro a non riconoscere quegli dèi che la città riconosce, e a praticare il culto di altre divinità nuove?"
 
(Platone, Apologia di Socrate)
 

I modelli del lavaggio del cervello e della riforma del pensiero sono stati poi applicati a partire dagli anni sessanta al processo di affiliazione alle "sette religiose". A riguardo sono state di certo enfatizzate le analogie tra le due situazioni (12)

La controversia tra i culti (cults) e i familiari degli adepti ha assunto un grande rilievo sociale prima in U.S.A. ed in seguito anche in Europa. 

La preoccupazione che l'affiliazione alla setta non sia stata priva di elementi manipolatori e possa produrre dei danni alla salute psichica e/o fisica del convertito/affiliato, e dall'altro lato la difesa del diritto di vivere secondo uno stile di vita non conformista (e di aderire a qualunque visione religiosa) hanno alimentato un dibattito dai toni accesi.

La limitazione dei contatti con la famiglia e più in generale con l'ambiente di provenienza, talora con il ritiro dei neofiti in luoghi isolati, può costituire un elemento in qualche modo confrontabile con l'isolamento dei prigionieri nelle prigioni cinesi, anche se naturalmente varia (almeno all'inizio) la volontarietà della partecipazione. La vita comunitaria riduce gli ambiti personali (c'è un cambiamento dello stare, connotato dalla promiscuità, dall'essere sempre con altri). Gli sforzi prolungati, con sessioni che durano ore, oltreché essere efficaci ai fini dell'indottrinamento per quanto vi viene insegnato, possono anche "stressare", affaticare i neofiti. Spesso vi è anche una variazione dietetica (con diete talora povere di proteine od il ricorso, nel caso di Scientology, a cicli di saune e ad un'assunzione di vitamine che si discosta dalle indicazioni mediche accettate) e una deprivazione del sonno, per le veglie e i risvegli anticipati.

Tutto questo contribuisce a rendere più suggestionabili i neofiti.

Nella periodizzazione operata da Clark (1981) il primo stadio consiste nel controllo della motivazione e nel tipico processo di spoliazione. Gli individui attirati nel gruppo ricevono un'intensa attenzione personale; il brusco cambiamento delle abitudini e la stanchezza, dovuta alla "maratona" delle attività proposte, finiscono per rendere il neofita più malleabile e ricettivo alle idee spesso strane del gruppo (13).

La seconda fase prevede il controllo della reazione, il training e l'identificazione. L'adepto viene sollecitato ad adottare le idee, le pratiche e i comportamenti approvati dal "nuovo culto".

La terza tappa è quella del controllo normativo e del rinascere del nuovo "sé", "una seconda personalità: la personalità del "culto", inizia a poco a poco ad acquistare una certa autonomia, nella misura in cui combatte con la vecchia personalità per acquistare una posizione preminente nella coscienza". L'individuo ha così acquisito un nuovo sé, sostenuto da una nuova visione del mondo, uno speciale linguaggio, ruolo, attività, norme e relazioni sociali.

Ho immaginato una rappresentazione grafica a spirale del processo di affiliazione (14).

Procedendo lungo la spirale il neofita si allontana sempre più dal suo retroterra (legami familiari, sociali, stile di vita, schemi valoriali). Quando ha disceso una spira, non vede più i riferimenti abituali, ma solo la realtà proposta dal gruppo.

Per indicare l'esperire non sempre consapevole potremmo usare l'immagine del "gorgo", del vortice di corrente, che trascina. All'inizio la scelta di immergersi nel torrente è libera e consapevole, ma poi si può entrare in un vortice e procedere trascinati.

Tra le figurazioni proposte da quanti sono preoccupati dagli elementi di manipolazione particolarmente suggestiva è la fiaba del pifferaio di Hamelin (Rattenfaenger), che incantava con le note del flauto i ratti ma anche gli inconsapevoli e innocenti bambini [2].

Il lavaggio del cervello costituisce un'immagine molto efficace per rendere il vissuto dei familiari dell'adepto/fedele, preoccupato del prevalere di manipolazioni nella affiliazione/conversione. 

L'espressione "lavaggio del cervello" è un midrash, una immagine a contenuto simbolico, metaforica. Si può pretendere che un midrash dia una rappresentazione scientificamente corretta dei fenomeni che illustra?

Alcuni critici del "lavaggio del cervello" sembrano non tollerare un impiego delle parole differente da quello più immediatamente referenziale. 

In psicopatologia accade allo schizofrenico di non cogliere l'aspetto metaforico e di compiere una lettura metonimica [3].

Comunque chi fosse interessato a consultare ricerche scientifiche (metodologicamente corrette) sulle tecniche di condizionamento può iniziare da Pavlov. Nel rapporto ufficiale dell'Associazione degli psichiatri statunitensi CULTS and New Religious Movements (1989), West (15) riassume gli studi che hanno avvalorato il rilievo dell'impiego di tecniche manipolatorie da parte dei culti controversi:

1) Esperimenti di laboratorio con uomini sani. 

2) Studi sulla persuasione coercitiva o la riforma del pensiero, al di fuori del campo dei culti. 

3) Studi di persone in precedenza membri del culto. 

4) Studi investigativi di organizzazioni simili ai culti. 

5) Relazioni di coloro che hanno trattato vittime dei culti.

Naturalmente sono molteplici i modelli psicologici interpretativi della conversione/affiliazione ai culti controversi (16,17).

L'espressione "lavaggio del cervello" rende il vissuto dei familiari dell'adepto/fedele, preoccupati del prevalere di manipolazioni nella affiliazione/conversione. 

In un'epoca, come la nostra, di Theoriemudigkeit (stanchezza nei confronti delle teorie), non dovrebbero esser spese troppe parole sull'inopportunità di attendersi troppo da un modello. 

 

Una "zona franca"? 

Quale autorità oggi nella pluralistica società occidentale può pronunciarsi in merito all'autoqualificazione di nuova religione da parte di un "culto controverso"? Del resto il rilievo di manipolazioni non qualifica di per sé un gruppo come setta. 

In ogni relazione infatti possono intervenire elementi di manipolazione: all'interno della vita coniugale, nella relazione tra maestro e allievo o tra terapeuta e cliente (oltreché nel rapporto tra direttore spirituale e fedele). 

Dall'affermazione che in un "culto-nuovo movimento religioso" siano stati commessi degli errori (e che un affiliato abbia ricevuto dei danni) non significa certo trarre conseguenze sulla autenticità dell'esperienza religiosa possibile al suo interno. 

Credo che un'attenzione da parte della società possa esercitare un influsso favorevole sull'evoluzione dei "culti" più controversi. 

Dobbiamo esser attenti a trovare un punto di equilibrio che sia rispettoso di entrambi i valori in gioco: la libertà di aderire a una visione della vita non conformista ma anche la tutela della salute mentale dei più deboli.

Se invece pregiudizialmente, solo per il fatto che si tratta di un'area che ha a che vedere con l'esperienza religiosa, si sostiene la illegittimità di una valutazione medica (psichiatrica) anche nel sospetto di danni psichici, allora si stabilisce una zona franca, in cui la società rinuncia alla tutela dei soggetti più esposti alle manipolazioni.

 

Note 

[1] Ho avuto l'onore di conoscere Lifton nel corso della riunione annuale della Società Americana di Psichiatria in San Diego (Maggio 1997), dove è stato invitato a tenere una special lecture su Cult Violence: Death and Immortality. Trentaquattro anni dopo la pubblicazione di Thought Reform and the Psychology of Totalism. A Study of Brainwashing in China, egli ha rielaborato il suo modello interpretativo e lo applica alle sette religiose (la sua conferenza riguardava la vicenda del suicidio di massa, avvenuto in San Diego, appena due mesi prima, dei membri della setta Higer Source di Marshall Appelwhite).

[2] I fratelli Grimm, Leibniz e Goethe hanno contribuito a diffondere la trama di questa fiaba, la cui prima testimonianza è contenuta nel Manoscritto di L"uneburg. Rappresenterebbe la rielaborazione, operata della tradizione orale, di un fatto storico. Sul finire del tredicesimo secolo un vescovo tedesco insediato in Moravia, avrebbe incaricato dei reclutatori di attirare coloni tedeschi nella sua diocesi. A Hamelin (nome antico di Hameln) 130 giovani avrebbero seguito il reclutatore. Come si vede la città visse drammaticamente l'esodo di gran parte dei suoi giovani: l'atmosfera non è poi così lontana dalla cult-litigation.

[3] Così, ad esempio la percezione dell'avvelenamento della propria esistenza da parte del coniuge sostiene la lettura delirante: "Mio marito mi avvelena il cibo".

 

Bibliografia 

1) Goffman E., Asylums. Essays on the social situation of mental patients and other inmates. Doubleday, 1961 (trad. it.: Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza. Einaudi, Torino, 1968).

2) Cohen E.A., Human behaviour in the Concentration Camp. Jonathan Cape, London, 1954

3) Hinkle L.E., Wolff H.G., Communist Interrogation and Indoctrination of "Enemies of the State". A.M.A. Archives of Neurology and Psychiatry, LXXVI (1956).

4) Schein E.H., The Chinese Indoctrination Program for Prisoners of War. Psychiatry, XIX (1956)

5) Hunter E., Brainwashing in red China. The calculated destruction of men's mind. The Vanguard Press. New York, 1951. 

6) Lifton R. J., Thought reform and the psychology of totalism. Norton Library, New York 1963.

7) Bettelheim B, Individual and Mass Behavior in Extreme Situations. Journal of Abnormal Psychology. 38, 417-452, 1953.

8) Ford C.V., Lies!, Lies!, Lies!: the psychology of deceit. American Psychiatric Association, Washington 1996.

9) Pavlov I.P., Lectures on Conditioned Reflexes. The Higher Nervous Activity (Behaviour) of Animals. vol I. traslation by H. Gantt. Lawrence & Wishart, London, 1928.

10) Sargant W., Battle for the Mind, Doubladay & Company, In. Garden City, New York, 1957.

11) James W., The Varieties of Religious Experience. Longmans Green & Co., London, 1914.

12) Di Fiorino M. Ermentini R., Parlavecchio L., Saviotti F.M., Lo psichiatra e il "brainwashing". In Di Fiorino M. (Ed): La persuasione socialmente accettata, il plagio e il lavaggio del cervello, Psichiatria e Territorio, Forte dei Marmi, vol. I, 142-158, 1990.

13) Clark J. G., Cults. Journal American Medical Association, 242, 1979.

14) Di Fiorino M., Dianetics-Scientology e il midrash del lavaggio del cervello. pagg. 49-88 In G. Ambrosio, M. Di Fiorino, G. Favaro, C. Gatto Trocchi, M. Introvigne, L. Minuti, Le Sette religiose pagg. 192 Editrice Ancora Milano, 1996.

15) West L. J., Persuasive Techniques in Contemporary Cults: A Public Health Approach, 165-192 in Galanter M. (Ed.) CULTS and New Religious Movements, American Psychiatric Association, Washington, 1989. 

16) Di Fiorino M., Conversione ai "nuovi movimenti religiosi". Alcune annotazioni sugli studi psicologici. Orientamenti pedagogici, 39, 185-192, 1992.

17) Di Fiorino M., Le interpretazioni psicologiche dell'affiliazione ai "nuovi movimenti religiosi" 75-83 In Autori Vari: Le sette tra crisi personale e mutamento sociale, Elle di ci, Leumann, 1993.

 
 
 
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