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Dianetics e le dottrine fuorvianti, o "false dottrine"

Riflessioni e ricordi di esperienza personale di un lettore di Allarme Scientology ed ex dianeticista, che chiede di restare anonimo. Dicembre 2008.

 



1. CONCETTI PRELIMINARI

1.1 Emozione

Emozione (émotion), è un termine che deriva dal verbo francese emouvir che significa: mettere in movimento. Essa rappresenta una modificazione psichica che determina l'avvicinamento oppure l'allontanamento da un oggetto o persona.

Gli stimoli che danno luogo al costituirsi delle emozioni sono propri dell'ambiente esterno oppure derivano da esperienze precedenti. L'emozione stessa è talvolta analizzata quale motivo o stimolo (es.: le paure accumulate intese non come reazioni emotive ma come motivazioni). L'interpretazione più usuale del termine fa riferimento però allo stato d'animo, alla sensazione soggettiva o alla modificazione psicofisica che la produce: la reazione emotiva. Sartre critica la riduzione psicanalitica all'inconscio e definisce l'emozione una forma autonoma di coscienza con una propria intenzionalità ed un proprio mondo di riferimento, il mondo magico, analogo a quello dell'immaginazione.


1.2 Rievocazione ed emozione

Per quanto terribili possano essere i ricordi, se manteniamo la calma non possono farci assolutamente nulla. Potrebbe essere che quanto più si cerca di ricordare un episodio sgradevole, tanto più ci si angoscia ma ciò non significa che ricordare equivale ad angosciarsi, nel qual caso sarebbe impossibile separare le due cose; chi dopo un'opportuna terapia ricorda senza somatizzare avrebbe dunque una cattiva memoria? L'esperienza ci insegna che non solo è possibile ricordare perfettamente e con distacco i momenti di dolore, ma anche che più si è calmi e più particolari emergono, perché rimanendo distaccati dal dolore manteniamo la lucidità e non confondiamo l'angoscia presente con quella passata. L'attività mnemonica, anche se spesso collegata a quella emotiva, è diversa da quest'ultima: l'attività emotiva comporta una complessa rete di processi cerebrali endocrini e nervosi, nonché motori, che non vengono chiamati in causa dalla semplice attività mnemonica. Quando ci emozioniamo leggermente e rapidamente, la rapidità del fenomeno potrebbe spingerci a pensare di aver mobilitato un'emozione già presente dentro di noi. In realtà siamo stati noi a crearla in quel preciso istante, infatti gli scambi nervosi, pur essendo estremamente complessi, avvengono in frazioni di secondo.


1.3. Atteggiamento mentale

I tipi di terapie che sfruttano l'angoscia come mezzo di rievocazione sono delle trappole, non solo perché offuscando la mente possono spesso annebbiare il ricordo, ma anche perché rafforzano in noi l'abitudine di somatizzare di fronte alla situazione sgradevole che dobbiamo rievocare.

Ritengo sia sano diffidare di quelle dottrine che incitano a vivere tutte le esperienze spiacevoli del ricordo inducendo ad angosciarsi il più possibile, con la motivazione che bisogna "star di fronte e passare attraverso ", perché il senso di tale frase è travisato. Star di fronte e passare attraverso una situazione sgradevole significa tentare di affrontarla con coraggio e non con paura, quindi le emozioni negative non devono essere ricreate, perché è il nostro comportamento negativo l'aspetto da correggere. È chiaro a tutti infatti che se una persona ha paura del buio, può vincerla entrando più volte in una stanza buia e cercando di stare tranquillo il più possibile.

Viceversa, alcune dottrine portano a:

  1. ingigantire le angosce del passato;
  2. creare problemi laddove non esistono più;
  3. credere che, se non si usa un determinato metodo, i vecchi problemi che si consideravano risolti in realtà non lo sono;
  4. creare quella confusione necessaria per non riuscire più a distinguere la fantasia dalla realtà;
  5. peggiorare gradualmente credendo però di migliorare, perché il malessere sarebbe dovuto al dolore accumulato che "sta uscendo".
Sappiamo tutti che l'emozione è il prodotto di una situazione - volontaria o abitudinaria, consapevole o no - e che se interrompiamo la situazione l'emozione non si crea. Abbiamo perciò la possibilità di esercitare un controllo e gestire le emozioni sgradevoli.

Credere che l'emozione, intesa come sensazione soggettiva, sia depositata e immagazzinata nel cervello, anche quando non la proviamo (il che è un paradosso), oltre a farci sentire dei malati immaginari ci preclude la possibilità di esercitare un controllo, poiché «esiste a prescindere, e se mantieni i nervi saldi è solo perché non la stai guardando per tua vigliaccheria, per cui non te ne libererai mai...». Questo è il modo in cui alcune "terapie" portano ad angosciarti creando dipendenza da loro.

Ma credo sia opportuno ricordare che sei TU che ti emozioni ADESSO. Se ti angosci, stai CREANDO quell'angoscia IN QUESTO ISTANTE e se ti calmi, essa sparisce fino a quando non ti riangosci. Sei tu che compi l'azione, QUI ed ORA. Non è il caso di preoccuparsi e vale la pena ricordare il vecchio detto indiano: lo stagno può riflettere la luce della luna solo quando le sue acque sono calme.


2. UNA DOTTRINA FUORVIANTE

2.1. Le masse mentali

Da quanto appena esposto emerge un concetto pericoloso che è alla base di molte "false dottrine": quello delle masse mentali.

Secondo questo concetto, nel cervello sarebbero depositate fisicamente sensazioni vive che continuano ad esistere anche quando non le sentiamo, sottoforma di flogisti negativi o di dolori fisici ed emozioni dolorose. Ne consegue che quando rievocando un episodio ci emozioniamo in modo analogo a momento in cui stavamo vivendo l'episodio, non saremmo noi a compiere nel presente un processo psicosomatica ed endocrino simile all'originale, ma sarebbe l'emozione originale che emerge quasi fosse un fluido malefico su cui puntiamo l'attenzione. In sostanza, secondo questa teoria l'emozione non sarebbe il frutto di un comportamento emotivo ma la presa di coscienza di una sensazione depositata e immagazzinata che continua a perpetuarsi anche quando non la sentiamo. Quindi le esperienze negative del passato continuerebbero a perpetuarsi in noi e non avrebbero possibilità di "cancellarsi" fino a che non vengano "scaricate": le emozioni negative vengono viste come delle "cariche", o "masse mentali".

Il movimento Dianetics utilizza il termine engram (già noto in neurologia e distorto nel suo significato) per indicare quei dolori, turbamenti o emozioni negative del passato che continuerebbero ad esistere anche se non li percepiamo. Dianetics sostiene che per liberarcene dobbiamo visualizzarli, o meglio ricrearli.

È evidente come ciò porti a creare di continuo delle negatività e ad innescare quel circolo vizioso grazie al quale chi si avvicina a Dianetics ne diventa sovente dipendente, ritrovandosi spesso a dover pagare cifre enormi per risolvere "negatività" e problemi correlati, che sono in realtà autogenerati.

Tale dottrina induce a credere che ogni arrabbiatura è un peso che, se non trattato con i dovuti "metodi", rimane in eterno e il crescente accumulo di "masse mentali" porta a un inevitabile sprofondamento. Ogni possibile tragedia di ipotetiche vite precedenti non appartiene al passato, ma è un dolore attuale che sprona a star male sia per avere il contatto con la realtà che per scopi terapeutici. A me pare assurdo.

Non è vero che la paura è depositata o immagazzinata, semmai si ha paura perché ci si spaventa in quel momento. Se ci si lascia inculcare che quella cosa, poiché non è stata scaricata con il "giusto" metodo, la prossima volta farà male allora si avrà veramente paura, ma se ci si convince che stando calmi non succederà niente non ci si spaventerà. Dentro non resta nulla di "non scaricato", anche perché le "cariche" sono intese come sensazioni sgradevoli e quindi quando non le si avvertono significa che non ci sono (non lasciamoci ingannare dal significato esteso di "emozione" che può includere tutti quei processi psicofisici inconsci che non costituiscono però la nostra sensazione soggettiva, ossia lo stato d'animo a cui ci riferiamo nel linguaggio corrente quando parliamo di emozione).

Si potrebbero avere brutti pensieri associati ad un ricordo che, se non razionalizzato, possono spingere a reagire negativamente durante la rievocazione, ma si tratta dell'effetto di un atteggiamento proprio e presente che può essere evitato.

Si possono memorizzare processi di reazione automatica ad uno stimolo che, come avviene per le abitudini, spetta al singolo controllare mediante la non ripetizione o comunque con un atteggiamento positivo. Questa memorizzazione non è però "carica emotiva" o sensazione, ma l'automazione di un comportamento che nelle condizioni opportune può ricreare una sensazione simile a quella passata.


Il termine engramma viene utilizzato in neurologia per indicare la traccia mnemonica, ossia quell'alterazione chimica delle sinapsi che sembra essere il supporto fisico responsabile della memoria, ossia della facoltà di immagazzinare informazioni.

Esistono diversi tipi di memoria, tra cui (ma non limitatamente a):

  • la memoria biologica degli antigeni e degli anticorpi e quella delle cellule recettoriali, che non ha nulla a che vedere con i processi di coscienza;
  • la memoria procedurale (o implicita) dei processi automatici, a cui ho precedentemente accennato, che costituisce la vera "mente reattiva" dell' individuo, di fondamentale importanza per il coordinamento psicomotorio: apprendimento di un esercizio manuale; stimolo alla fuga ecc.

Secondo quanto riportato da Joseph E. Le Doux in un articolo pubblicato nella edizione italiana dello Scientific American (n. 312, agosto 1994), il condizionamento alla paura risiede nell' amigdala, dove sono memorizzati dei segnali chimici che, venendo a contatto con stimoli sensoriali, danno inizio ad una reazione meccanica (dettagliata in ogni particolare nell'articolo citato), di cui la sensazione soggettiva è espressione conscia. Ciò implica che la sensazione sgradevole esiste solo nel lasso di tempo in cui la percepiamo, per poi sparire e non restarne che il ricordo. Se quella reazione viene ripetuta spesso si forma un "engramma", che non è la sensazione di dolore o di angoscia ma la traccia implicata nell'eventuale fabbricazione di essa, che non rappresenta il male da togliere, ma una forma di apprendimento che in certi casi si rivela utile. Non esistono ragioni per eliminarla, dal momento che è innocua e non "pesa" affatto (in termini umanamente percettibili), non è una sensazione ma un supporto fisico-neurologico all'apprendimento. Essendo di natura chimica avrà una sua massa e peso, ma non può essere interpretata come "massa mentale" intesa come sensazione di angoscia, perché anche se esistesse un superuomo in grado di percepire la variazione di peso di una qualche molecola sinaptica, (cosa dovuta più all'apporto nutritivo del cervello che alla distribuzione delle sostanze in esso), percepirebbe una microsenzazione fisica anziché un turbamento emotivo.

Tutta la memoria umana o animale ha questo supporto fisico fatto di engrammi, e chi non dovesse avere engrammi non avrebbe più la memoria da essi costituita.

Vediamo ora in che modo il libro "Dianetics, la scienza moderna della salute mentale" (ed. italiana 1984) presenta dei concetti erronei.

Iniziamo con l'analisi del termine engram come usato da L. Ron Hubbard, il suo autore.

2.2 L'engram

Nel glossario del libro troviamo una definizione da cui è impossibile capire se l'engram è una registrazione che contiene sensazioni o è solo una traccia chimica che sviluppa un ricordo:

L'engram è la registrazione di un momento di dolore fisico e di incoscienza. Per definizione deve contenere un impatto o una ferita come parte del suo contenuto. Una registrazione completa fino nei minimi particolari di ciascuna percezione presente in un momento di totale o parziale incoscienza.
Maggiori dettagli li si hanno leggendo il libro:
L'azione meccanica degli engrams, al momento dell'aggancio consiste nel catturare un tot di unità di forza vitale. Di norma ogni restimolazione cattura e trattiene una parte sempre maggiore della quantità di forza vitale che ancora resta. Quando l'entusiasmo o l'impeto indirizzano il proposito dell'individuo verso un vero obbiettivo pro-sopravvivenza, egli riesce a catturare alcune di queste unità. Ma la spirale è in discesa: egli non è in grado di ricatturare tante quante ne ha perse nel deposito engramico, se non in circostanze molto insolite. Perciò si può dire che una quantità sempre maggiore di unità di forza vitale che fanno parte delle riserve dell'individuo viene catturata e tenuta prigioniera nel deposito engramico. (pag. 259)
Il deposito reattivo non immagazzia i ricordi nel senso in cui intendiamo noi, immagazzina engram ( traccia definita e permanentemente impressa da uno stimolo, sul protoplasma di un tessuto. Viene considerato come un gruppo unitario di stimoli impresso unicamente sull'essere cellulare). Questi engrams sono una registrazione completa fin nei più minimi dettagli di ogni percezione presente in un momento di incoscienza sia completa che parziale. Queste registrazioni sono precise come qualsiasi altra registrazione del corpo, ma sono dotate di forza propria. Sarebbero simili a registrazioni discografiche se queste contenessero tutte le percezioni visive, sonore, olfattive organiche ecc. La differenza tra l'engram e il ricordo è tuttavia piuttosto marcata: un engram si può innescare in un circuito qualsiasi del corpo e comportarsi come un entità. La capacità di esercitare il loro potere cresce proporzionalmente alla loro riattivazione. L'unica cosa in grado di indebolirli è Dianetics. Nell'engram c'è qualcosa che non si trova nei depositi standard della memoria se non come un concetto tratto dalle circostanze: il dolore e l'emozione dolorosa. Questi costituiscono la differenza tra un engram che è la causa di tutta l'aberrazione ed un ricordo.(pagg. 71-72)
L'engram include tutti i percetti. Due di essi sono il dolore fisico e l'emozione dolorosa (pag. 85)

... grosse perdite imprigionano le emozioni all'interno di engrams. Quando si rievoca un tale effetto soppressivo è come se una molla d'acciaio fosse stata compressa all'interno dell'engram. La forza vitale apparentemente rimane imprigionata in questi punti della vita della persona.(pag. 135)

Nel leggere il libro, perciò, si ricava una visione dell'engram sempre più negativa: prima si tratta di una registrazione di un impatto o ferita che sembra essere affine al ricordo ed ha un suo supporto biologico; poi ha una sua forza propria e si comporta come un'entità; poi succhia vitalità ed infine contiene dolore e sofferenza viva, e si distingue nettamente dal ricordo che solo concettualmente contiene dolore, o meglio, ci informa solo del dolore passato.

Ciò è ampiamente visibile in quei brani che riportano casi di persone sottoposte alla "terapia dianetica", tra cui:

... il suo caso si arrestò quasi del tutto, sembrava che ormai si fosse fatta piazza pulita, eppure vi erano ancora dei somatici e delle aberrazioni che si manifestavano. L'episodio apparve improvvisamente quando l'auditor (colui che ascolta, cioè il terapista) gli fece ripetere, ti odio! poiché si sapeva che lei ogni tanto aveva detto questa frase a suo marito. Tre racconti furono sufficienti a scaricare quest'emozione dolorosa, a dispetto della sua violenza ( la fece piangere fino a quasi soffocare). Immediatamente apparvero 12 prenatali, essi erano tutti litigi tra il padre e la madre nei quali la madre si percuoteva l'addome e malediva il figlio. Tutti questi episodi furono cancellati ed il caso progredì rapidamente fino a chiarirsi... una condizione indispensabile perché si creino questi engram di emozione dolorosa è che siano preceduti da engram di dolore fisico sui quali essi si possono appendere. (pagg. 306-307)

Gli engrm di dolore fisico nascondono carica emozionale più recente. (pag.314)

2.3 L'emozione

Che cosa significa emozione per Dianetics?

Essa è 3 cose: risposta engramica alle situazioni, controllo dell'equilibrio endocrino del corpo per affrontare le situazioni a livello analitico e l'inibizione dello sviluppo della forza vitale. (pag.49)
Nonostante questa definizione ternaria, a p.136 ne troviamo una binaria:
Da quanto abbiamo visto potremo dire che l'emozione è in realtà divisibile in 2 sezioni: nella prima c'è il sistema endocrino che dà risposte emozionali di paura, entusiasmo, apatia ecc. Nella seconda, c'è la forza vitale stessa che a causa degli engrams viene sigillata nel deposito reattivo. Sarebbe forse possibile creare una terapia che si limiti a far saltare fuori queste cariche di forza vitale rendendo così possibile la creazione di un CHIARO esclusivamente attraverso la sua applicazione... vi è uno stadio della terapia spesso raggiunto dal PRE-CHIARO, in cui l'intero suo passato sembra essere fonte di incontrollabili risate. Questo non significa che ora lui è CHIARO, ma che è stata liberata una larga porzione di CARICA racchiusa nella cisti. [Carica = energia o forza dannosa accumulata ed immagazzinata all'interno della mente reattiva, l'auditor la scarica così che essa non sia più lì ad influenzare negativamente l'individuo]. (pag. 138)
Quindi, nella nostra mente sarebbe presente una "carica", cioè quell'emozione dolorosa oppure un dolore fisico registrato perfettamente che, come una molla d'acciaio, è racchiusa negli engram. Una volta create, tali sensazioni resterebbero lì per sempre anche se non le si avvertono. L'uomo sarebbe una sorta di imbuto che fagocita tutta la carica nociva dei suoi episodi traumatici, e la carica continuerebbe a persistere dentro di lui. Il non accorgersi di averla è nocivo, rende "aberrati" e "illogici" e l'unico modo per "ripulirsi" è "rivivere" quegli episodi e l'angoscia che essi conterrebbero. A questo punto la suggestione arriva al punto da ricreare gli episodi, anche perché il credere che l'angoscia dei nostri momenti peggiori persista in noi non può far altro che intimorirci ancora di più.

È bene puntualizzare che, secondo Hubbard, le malattie psicosomatiche sarebbero causate da un cattivo flusso di energia vitale. Queste malattie provocano dolore solo se lo si percepisce, altrimenti sarebbero indolori. Ma non esiste nessun tipo di dolore accumulato che sia indolore. Grandi dolori fisici o emotivi del passato non possono essere bloccati da qualche parte, se noi non sentiamo dolore. Si potrebbe dire che i grandi dispiaceri blocchino in un certo senso la nostra vitalità, ma solo se non siamo più in grado di gioire come prima. Ad ogni modo l'emozione che abbiamo è quella che sentiamo, non quella terribile dei nostri momenti traumatici. Ritenere di avere "cariche" immagazzinate da qualche parte è a mio avviso solo uno spauracchio o fantasma utile ai ciarlatani affinché il "paziente" si senta un malato immaginario.

Nella musicoterapia indiana si parla di Chakra, o centri di energia emotiva che vengono bloccati durante la giornata. Sarebbero però dei "blocchi" che costituiscono la reale emozione percepita, e che quindi esiste. Infatti durante la giornata si può avvertire una graduale stanchezza sia fisica che mentale ed è percepibile, non sono il trauma o lo shock di presunte vite precedenti racchiuse come "molle di acciaio" dentro la "cisti". In tale disciplina orientale la "terapia" è molto semplice: rilassamento e suoni adeguati per riarmonizzare l'organismo e far scorrere l'energia in tutti i suoi "chakra". Rilassamento, autocontrollo, tutti termini apparentemente sconosciuti ai dianeticisti, come vedremo analizzando il loro metodo.

2.4 Altri concetti ambigui

Si direbbe che L. Ron Hubbard tenda a rubare concetti della tradizione orientale sostenendo che si tratta di sue "scoperte". Dice infatti che:

In Scientology si è scoperto che l'energia mentale è semplicemente un tipo di energia fisica più sottile e di livello più elevato... (Rif. "I fondamenti del pensiero" pag.57)
e li distorca a proprio piacimento, come si apprende qualche pagina più avanti:
... uno spirito facendo Mok-up (creando immagini fantastiche, non appartenenti alla propria traccia del tempo) di rappresentazione tramite immagini mentali e spingendoli nel corpo può aumentare la massa del corpo stesso e rigettandole via può ridurre la massa. Questa prova è stata fatta davvero e si è arrivati ad aumentare a diminuire il peso del corpo di 13 Kg (realmente misurati) semplicemente attraverso la creazione di energia mentale.
I parapsicologi hanno sempre sostenuto una certa relazione tra la fisica subatomica e l'energia del pensiero; in base a ciò non escludono la possibilità che alcuni spiriti particolarmente dotati siano provvisti della facoltà di materializzare oggetti.

I dianeticisti non solo sostengono che i fantasmi del passato continuano a vivere in noi con tutta la loro forza fino a quando non saranno "uccisi" da Dianetics, ma li dotano addirittura di consistenza fisica affermando che il "Clear" (colui che ha portato a termine la "terapia dianetica"), avendo liberato tante masse, si è alleggerito di diversi chili.


3. IL METODO

Abbiamo visto che secondo Dianetics dolori e traumi verrebbero in qualche modo "immagazzinati", e che la loro "restimolazione" non viene interpretata come una reazione che produce una sensazione, ma come un auspicabile momento di verità in cui la coscienza prende atto di una sensazione che era sempre stata presente. Il momento angoscioso e doloroso diventa perciò un catartico momento di verità, il proprio passato non può essere vissuto serenamente:

Ogni qualvolta gli engram comincino a diventare privi di tono emotivo, anche se si stanno riducendo sospettate la presenza di un altro calcolo dell'alleato [ragionamento per cui chiunque sia stato amico può rimanere tale solo se si approssimano le condizioni in ci si era realizzata quell'amicizia] , trovatelo e riducetelo almeno fino a quando non sia aumentata la discarica emozionale. (Rif. "Dianetics", pag. 278).
Alla fine di una "seduta dianetica" il "paziente" può presentarsi apparentemente calmo, dal momento che è il metodo stesso ad inculcare che, sottoponendosi al procedimento, l'engram si sta scaricando sempre di più.

Quindi se prima l'immagine di un episodio sgradevole non era temibile, ora "si sa" che essa contiene in realtà degli engram terribili da scaricare, che li si dovranno visualizzare nei loro più truci particolari e con la massima intensità emotiva. Poi ci si è convinti che l'immagine perderà progressivamente la sua "carica" fino a diventare innocua e alla fine, interiorizzata questa idea, si riesce a guardare serenamente l'immagine come succedeva prima, con la differenza, però, che ora si è sviluppata una certa dipendenza da Dianetics perché ci si è convinti che solo i procedimenti dianetici possano liberare dai fantasmi del passato. Tuttavia la fase tranquillizzante del metodo è effimera perché non appena ci si sente migliorati già ci si risente gravati da ulteriori e innumerevoli "masse mentali" accumulate in migliaia di vite precedenti, "masse" che ci si sente in dovere di amplificare per scopi terapeutici.

L'essenza della "terapia dianetica" è la fase drammatizzante, il resto è solo un "contorno scenografico" per impressionare il "paziente" il quale, però, grazie a quello stratagemma ha fatto suo il concetto che solo aumentando la "discarica emozionale" dei suoi problemi guarirà. Sarà questo l'atteggiamento che d'ora in poi si dovrà sempre assumere poiché, "risolto" un problema, si resterà imprigionati nell'idea di essere afflitti da un infinito bagaglio di masse mentali. In sostanza l'effimero ed illusorio senso di calma che a volte si prova a fine seduta (calma che, in base alla mia personale esperienza, non è così frequente) nasconde in realtà una crescente inquietudine ed un graduale deterioramento emotivo che, a lungo andare, si fa via via più visibile. Faccio qui una digressione per raccontare un episodio personale:

Mi sottoposi per la prima volta ad una seduta di Dianetics a fine dicembre 1985. L'auditor mi chiese di rievocare ricordi del passato, ad occhi chiusi. Dopo circa 2 ore di ricordi negativi rievocai un episodio vissuto quando avevo 9 anni: in occasione di un funerale avevo visto per la prima volta un cadavere e ne ero rimasto molto turbato. Fu dopo la terza o la quarta ripetizione dell'episodio che incominciai ad angosciarmi perché l'auditor mi esortava a parlare al presente e ad osservare la scena dal di dentro, come se la stessi rivivendo. Il turbamento che provai durante quella seduta non era dunque dovuto alla vista del cadavere - avevo ormai 19 anni e avevo visto diversi cadaveri - e nemmeno alla liberazione della paura infantile presumibilmente accumulata nella mente come un fluido malefico, ma dalla paura di regredire ed essere letteralmente posseduto da un vecchio Io che avrebbe cambiato la mia personalità attuale. In quel periodo, infatti, avevo visto il film "L'Esorcista" e la mia peggior paura era quella della "possessione demoniaca" perché in essa vedevo la morte della personalità coscientemente vissuta. Secondo me anche la regressione rientrava nella categoria della "possessione" poiché è comunque una mutazione repentina della personalità e dell'equilibrio psichico.

I meccanismi di Dianetica instillano paura e turbamento perché si basano sulla paura dell'engram, il quale ci fa sentire afflitti da passati malesseri che in realtà non esistono più. I dianeticisti mi fecero credere, infatti, che l'angoscia che avevo sperimentato durante quella prima seduta derivava dall'episodio dell'infanzia, angoscia conservata per anni e che io non ero mai riuscito ad esorcizzare poiché non avevo mai utilizzato il metodo Dianetics.

Inoltre mi convinsi che così come quell'episodio, che credevo ormai indolore, conteneva carica emotiva anche tutti gli altri che credevo di aver superato senza l'ausilio di dianetica (l'unica "terapia" che "permette di scaricare gli engram"), contenessero engram e dolore. Fu così che mi ritrovai "dianetico-dipendente".

Con la lettura del libro "Dianetics" maturai poi l'idea che l'angoscia era una carica depositata che doveva essere scaricata rivivendo l'episodio in "seduta", perdendo così la sana consapevolezza che l'angoscia è il frutto del nostro atteggiamento presente. Il che mi portò a perdere anche lo sprone all'autocontrollo: arrivai addirittura a credere che "scaricare" significasse amplificare al massimo il dolore e riviverlo nel modo più intenso possibile. Nel libro Dianetics si legge infatti che:

Ritornando alla massima intensità con cui si è manifestato un somatico si può spesso agganciare l'episodio e ridurlo... (pag. 249)

La realtà è che l'adrenalina del 1985 era stata secreta nel 1985, non durante l'infanzia, anche perché l'emozione del 1985 era stata molto più forte ed era motivata da altre cause, tra le quali un forte calo di autostima, oltre al motivo citato in precedenza.

Dopo quella prima seduta, che fu molto stressante, mi convinsi che dovevo farne altre per scaricare quell'angoscia, e mi sentii forzatamente malato fino alla seduta successiva che mi fu però concessa soltanto tre mesi dopo, perché nel frattempo mi dissero che dovevo fare un corso specifico (HQD - dianeticista qualificato Hubbard) per capire - e assimilare meglio - i loro concetti.

Anche se il mio istinto mi suggeriva di calmarmi, continuavo però ad autosuggestionarmi con l'idea che stavo male perché dentro di me c'era quella maledetta carica della prima seduta, la quale altro non era - secondo Dianetics - che la "carica" di quell'episodio dell'infanzia.

Tra i vari pensieri che in quel periodo affollavano la mia mente ce n'era uno particolarmente terribile: Dianetics e Scientology sostengono di essere la dimostrazione dell'esistenza della possibilità di reincarnarsi, per cui mi chiedevo: «E se la paura provata in quell'episodio dell'infanzia è la restimolazione di un macabro episodio di una vita precedente?» Se così fosse stato, quella "angoscia depositata" doveva essere ancora maggiore, e io ancora più malato. Il rivivere episodi realmente vissuti era stato doloroso, peggio ancora che viverne uno simile nell'immediatezza, dove avrei potuto contare sul mio autocontrollo. Ma l'idea di avere un vissuto remoto, di non riuscire a ricordarlo e quindi a ripercorrerlo era per me una condizione assai peggiore, perché tutta la sua nefasta "carica" si sarebbe conservata all'infinito dentro di me rendendomi profondamente malato.

Anche se fossi riuscito a ripercorrere episodi e a scaricarli completamente, la convinzione di essere un "deposito" ambulante di "angosce" mi portò a formulare l'ipotesi di una teoria infinita di traumi terribili. Infatti se Dianetics teoricamente termina con il raggiungimento dello "stato di Clear", Scientology propone poi altri 15 livelli (di cui a tutt'oggi solo 8 disponibili) in cui si devono "scaricare" ipotetici "traumi spaziali" da noi stessi vissuti in epoche remotissime, e che ancora gravano su di noi in quanto thetan (spirito). Così, in quel periodo, ogni volta che immaginavo o sognavo oggetti lugubri mi sforzavo di ricordare dove e quando li avevo visti, onde scongiurare l'ipotesi che fossero "immagini mentali" di vite e morti precedenti.

Mi pare evidente che questo tipo di dottrina potrebbe indurre a sentirsi fortemente angosciati dal proprio passato, e oltre a spingere alla drammatizzazione di vecchi problemi ne fa creare altri anche dove non esistono, rendendo il soggetto un malato in cura perenne, e perciò perennemente dipendente da Dianetics, Scientology e dai suoi metodi. A pag. 30 del libro "I Fondamenti del Pensiero" Hubbard sostiene che:

La pazzia che esiste là dove regna l'ozio dipende dalla scarsità dei problemi.
Perciò il far sì che qualcuno menta riguardo a dei problemi o inventi dei problemi della stessa portata di quelli che ha ... equivale a rendere un uomo sano.
Alla voce "As-is" del glossario dello stesso volume, però, Hubbard sostiene che "fare as-is", l'essenza cioè del suo metodo, significa:
Vedere una cosa come realmente è, senza bugia o distorsione, in quel momento essa svanirà e cesserà di esistere.
La realtà però è che "osservare una cosa come essa è" non significa drammatizzare, ovvero fare ciò che i dianeticisti insegnano a fare in seduta. Solo osservando la realtà con distacco, da semplice spettatore e senza lasciarsi coinvolgere, senza riviverla, senza aggiungere al semplice ricordo dell'emozione passata l'emozione presente, si può fronteggiare il passato e vincere ogni timore, ma non è il modo in cui i dianeticisti affrontano le cose, dal momento che, secondo Hubbard, se finiscono i problemi inizia l'ozio, e con esso la pazzia del paziente.

Lo stato a cui i metodi di Dianetics inducono il "paziente" è uno stato di angoscia e quindi uno stato confusionale, che contraddice quanto Hubbard sostiene a pag.185 del libro "Dianetics", cioè che lo stato di Reverie (trance dianetica) è uno stato cosciente:

La rèverie di Dianetics lascia il paziente perfettamente consapevole di tutto ciò che accade e con il completo ricordo di tutto ciò che è successo...


4. IL CONDIZIONAMENTO DELLA FANTASIA

Un dato confuso è ciò su cui la menzogna può regnare perché non essendo definito non può essere analizzato. Ma è precisamente il modo in cui Hubbard definisce il contenuto dell'engram:

L'engram non è un ricordo senziente o razionalizzato ma una raccolta di percezioni non analizzate. ("Dianetics", pag. 251).
Dianetica mi faceva credere che ogni volta che ci emozioniamo visualizzando delle immagini del passato, anche l'emozione che proviamo è una rilettura di una carica depositata insieme all'immagine. Così un giorno, nell'emozionarmi alla visualizzazione di un ricordo, cominciai a credere che pure l'attuale emozione apparteneva a quel ricordo, anche se il tutto era estraneo alla mia memoria. L'idea del mio passato cominciò così a modificarsi gradualmente: non ero più padrone del mio vero passato.

L'auditing di Dianetics è un momento di regressione in cui tutto ciò che avviene sarebbe la riproduzione meccanica del passato, anche se non ce lo ricordiamo. Così i particolari sempre nuovi che la fantasia del "paziente" crea nel presente rifiniscono e ridefiniscono i vecchi ricordi, che vengono ripercorsi fino ad essere alterati dall'immissione di dati del presente (stati d'animo, sensazioni fisiche ecc.) attribuiti al passato, o meglio, considerandoli una rilettura di "dati presenti sulla traccia del tempo" relativi a quell'episodio. Si arriva al punto che fabulazioni fantascientifiche vengono ritenute rievocazioni, le quali non sono però "ricordate" ma ripercorse, rivissute.

Un dianeticista mi raccontò di avere "scoperto" che la sua paura per il buio era stata causata da un episodio accaduto 3 trilioni di anni fa quando , su un altro pianeta, era stato ucciso da "una nuvoletta nera". Gli chiesi se quello fosse davvero il suo RICORDO, e mi rispose di averlo "ripercorso". D'altra parte come sarebbe possibile ricordare episodi che contengono engram che, secondo Dianetics, sarebbero dei momenti di incoscienza e che perciò, non essendo stati vissuti coscientemente, non possono risultare familiari?

Il credere che l'angoscia sia un momento oracolare permette di credere che semplici ipotesi o pure fantasie siano FATTI reali. E io stesso, a quel tempo, elaborai teorie per spiegare alcune mie paure che secondo me potevano essere dimostrate solo se in un particolare momento del passato avessi pronunciato alcune frasi. Bastò fare una "autoseduta" in cui mentalmente "tornai" all'episodio voluto, aumentando lo stato di angoscia e pronunciando le frasi desiderate, per credere di aver ripercorso l'episodio che dimostrava la teoria ... ma come potevo ritenere di "stare ricordando" di aver detto o pensato quelle frasi nel passato? In realtà me le ero inventate sul momento. Comunque sia, dopo un po' aprii gli occhi e mi resi conto di quali condizionamenti stavo subendo, e del meccanismo che spingeva tanti altri a credere a innumerevoli sciocchezze.

Quando ho capito che l'emozione è frutto di una reazione che si compie nel presente, e quindi una creazione del momento in cui la si vive, ho superato questo atteggiamento.

Ora supponiamo che un paziente ripercorra la propria nascita o un episodio prenatale di cui però coscientemente non ricorda nulla. Se la descrizione dei particolari dell'episodio coincide con la realtà - che deve essere verificata con l'aiuto di terzi o con elementi comunque esterni al paziente - si potrebbe forse dire che egli ha rievocato inconsapevolmente. Ma si potrebbe altrettanto dire che non sono ricordi che appartengono all'episodio, ma a racconti che dell'episodio sono stati fatti (es. da parenti o amici), o a modelli generalmente applicabili ad un gran numero di situazioni.

Le letture obbligatorie interne a Dianetics che riportano esempi di episodi prenatali sembrano avere più che altro lo scopo di pilotare la fantasia del lettore verso uno standard di riferimento, così, per quanto differenti nei particolari rispetto agli episodi "rievocati" da altri, essi rientrano in un contesto identico che può sembrare reale. Ad esempio, un presunto episodio prenatale di litigio coniugale, con tutte quelle frasi banali che vengono frequentemente usate dai genitori, potrebbe anche essere confermato come esistente dai genitori stessi, anche se in realtà si tratta di un episodio non "rievocato" ma creato, inventato dal paziente. Può capitare che con la sola fantasia, ma rifacendosi a un modello comune e verificabile quotidianamente praticamente in ogni casa, si possa "rivivere" un "episodio prenatale" realmente accaduto in famiglia, pur non ricordando effettivamente nulla.

Il classico giramento di testa del "prenatale" è un ottimo elemento autosuggestivo, e dopo diverse ore di seduta è praticamente inevitabile. Anche se si mantiene la sensazione di non stare effettivamente ricordando nulla ma piuttosto quella di stare inventando sul momento, la sicurezza del "terapista" e i suoi "riconoscimenti" hanno un effetto di condizionamento e, se si comincia ad avvertire paura, quello stato di alienazione funge da ulteriore suggestione. Se il turbamento persiste anche dopo la seduta, con la sensazione di essere ancora immersi nella regressione, qualsiasi costruzione fantastica verrà accettata per fede, specie se risponde ad alcune aspettative preconcette.

L'inventarsi un'identità precedente al problema mentale e il credere che ricostruendo il presunto trauma è possibile liberarsene può dare l'illusione di "essere guariti", ma finita l'euforia provocata dalla fede i problemi non risolti tornano a galla. Esempio: quando notai che dopo una mia fantasia su un prenatale - della cui natura fantastica ero cosciente - non "somatizzavo più", cominciai a credere che l'episodio fosse reale e che perciò, ripercorrendolo, avevo scaricato "massa mentale" ossia l'angoscia somatizzata sullo stomaco. In realtà quella somatizzazione si ripresentò tale e quale in momenti successivi della mia vita, e ritengo che in quel periodo avesse smesso di presentarsi per il mio diverso atteggiamento mentale. È quest'ultimo infatti che ci porta a somatizzare, non esistono flogisti magici da scaricare.


5. PERDITA DELL' AUTOCONTROLLO

La credenza che le nostre emozioni negative siano depositate dal passato non permette di rendersi conto che esse dipendono invece dal nostro atteggiamento presente: una volta convinti di essersene "liberati" non si esercita più il necessario autocontrollo. E non riuscendo più a controllare le emozioni si è soggetti a risomatizzare davanti agli stessi problemi. Si ricomincia così da capo la "terapia" ma dopo la prima delusione si diventa più meticolosi nei procedimenti: si ha il timore di non avere "scaricato tutto", il grado di angoscia non è mai sufficiente e si cerca di amplificarlo sempre più per accertarsi che, in quel momento catartico, possa "uscire tutta". E il ciclo si ripete all'infinito, con potenziali grossi rischi per la propria salute mentale.

Se ci si rendesse invece conto che ci si sta danneggiando da soli si ricorrerebbe subito all'autocontrollo, riducendo la possibilità di ripetere l'errore - l'illusione di non correre più rischi - cioè rimanendo sempre vigili. E il giorno in cui l'autocontrollo dovesse essere allentato si sarebbe consapevoli del fatto, non si penserebbe immediatamente a qualche malvagio engram che ci sta "lavorando" dentro.

Per Dianetica chi si è "liberato" da un'emozione negativa non deve più auto controllarsi per evitare di ricrearla, forti della convinzione che la causa di essa è stata "cancellata". Chi invece non ha usufruito della "terapia Dianetica" continuerà ad esserne "schiavo" indipendentemente dal suo atteggiamento mentale: il controllo personale è del tutto inutile. In entrambi i casi l'unica possibilità di controllo personale riguarda l'evitare di subire futuri "engram", o di "restimolare" i vecchi ancora esistenti.

Un'ultima considerazione riguardo al termine autocontrollo.

Controllo implica la capacità di far fare al corpo e alla mente ciò che vogliamo. Se un individuo decide di arrabbiarsi per far valere i propri diritti deve essere in grado di farlo, e poi di calmarsi nel momento stesso in cui lo desideri. I processi di apprendimento reattivi devono quindi essere controllati ma non cancellati, e chi li ha cancellati dovrebbe riacquistarli. In termini dianetici: il Clear che ha cancellato la rabbia "depositata" dovrebbe, in una circostanza del genere, ricrearla riaberrandosi.

La realtà è molto più semplice: non esistono cariche depositate, ci si arrabbia quando ci si arrabbia e si è calmi quando si è calmi; molto dipende dalla capacità di autocontrollo, che permette di agire in modo ragionato.


Conclusioni

Dopo la prima seduta di Dianetics mi resi conto di non avere risolto da solo le mie paure e diventai "dianetico-dipendente", incominciai cioè a credere alle "masse mentali" e a temere quindi macabri avvenimenti di vite precedenti che racchiudevano in sé terribili "cariche", che a loro volta giustificavano l'amplificazione delle angosce successive.

Quando mi resi conto che le "masse mentali" non esistono, e che l'emozione è sempre una reazione emotiva del presente - anche quando le sue cause risiedono nel passato - se qualcuno mi avesse dimostrato che ero stato "bruciato vivo " in una vita precedente non mi sarei preoccupato affatto, perché avrei capito che il passato è veramente passato e se ora sono calmo non possiedo nessuna angoscia e dolore fisico "depositato", né ho il dovere di crearmeli per scopi terapeutici. Ho capito inoltre che anche il ripercorrere un episodio sgradevole del passato non significa soffrire, se la rievocazione viene fatta con calma. Gli spauracchi della "restimolazione" e dell'engram sono soltanto fantasmi che servono a creare quell'angoscia che i dianeticisti vogliono dimostrare essere ancora esistente, in quanto non si è fatto uso della loro "terapia". Il deterioramento dello stato mentale serve a percepire se stessi come "malati" (aberrati) e bisognosi di "cure", e anche se ci si accorge di peggiorare a livello psicologico si è convinti che quella sofferenza provenga dal passato, e stia venendo a galla per essere "cancellata". Si è convinti che la sofferenza sia una catarsi terapeutica, e si resta incollati a Dianetics.

La perdita dell'autocontrollo e la fede nella "rèverie" come momento oracolare in cui il passato si rivela, senza nessun confronto con la memoria reale dei fatti ma piuttosto come libero sfogo della fantasia condizionata da letture appositamente "mirate", conducono l'individuo verso un universo irreale dove solo il verbo di Hubbard è la verità, l'unica fonte autorevole a cui credere.

 
 
 
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