In ottemperanza al provvedimento 08/05/2014 Garante per la protezione dei dati personali, si avvisa il lettore che questo sito potrebbe utilizzare cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche anonime. Proseguendo con la navigazione si accetta l'uso dei cookie.
Fotogrammi graffiati nell'anima...

Il racconto di una ex Sea Org Member italiana, reclutata a 58 anni dopo aver creduto che Scientology potesse sanare il figlio dalla droga. Di Calibra, tratto dal newsgroup free.it.religioni.scientology, 5 maggio 2008.

Memorie sparse ... sono veramente come foglie d'autunno in un vortice di vento i momenti che si affollano se guardo indietro. Si stanno riallineando solo ora i fotogrammi graffiati nell'anima di anni di vita trascorsi sulla barricata fra Vita e Morte, fra vita e droga. E ancora più faticosamente si riallineano perché da quella barricata l'unica via d'uscita sembrò quella che si è rivelata la trappola più subdolamente alienante in cui si possa cadere nella foga di una "carica" (e perché sono i fotogrammi della trappola scientology, "psico-tossina del terzo millennio" da riordinare! Quella che - eppure avevamo resistito alla droga - ci ha messo a terra).

Avevo pensato: «Ehi, c'è tregua, da qualche parte qualcuno ha firmato l'armistizio.. è "scoppiata" la pace...»



Accompagnai mio figlio in un centro Narconon, una struttura "accampata" in un ex albergo di Teramo; il volantino, che mia sorella aveva trovato a Pescara, e il colloquio al telefono mi avevano promesso grandi cose: niente droghe, né di strada né quelle legali; (così profuse dagli allora SMAT, poi SERT del servizio sanitario nazionale e pretese in lunghe estenuanti "terapie scalari" dalle comunità, quelle stesse sostenute anche dai contributi delle ora ASL, prima di prendere in carico qualche ragazzo da togliere dalla strada).

Ingresso immediato; nessun lavoro coatto da svolgere; programma di saune disintossicanti superviste da un medico che avrebbe somministrato vitamine ed integratori alimentari per ristabilire l'equilibrio organico funzionale insieme ad una alimentazione ricca di frutta e verdura con bilanciate proteine; corsi di studio di miglioramento personale. Che volere di più? Così andammo e l'albergo c'era, quattro o cinque piani, nel cortile giardino i ragazzi ascoltavano musica, passeggiavano, parlavano tra loro, erano, mi spiegarono, in pausa merenda prima di tornare in classe; alcuni stavano alle saune... un operatore (pensai ancora "accampato" ma respinsi subito l'idea, ben altro era il problema!) in un ufficio mi sollecitò a versare l'intero importo del "programma", tre mesi, forse quattro - non erano previste rateazioni - e poi, su una questione di vita o di morte!?! Versai i primi circa 18 milioni, di lire del 1988. Mio figlio era accettato, era tolto dalla strada! Avevamo alle spalle esperienze di infinite "trafile":

  • "terapia" a scalare di droga di stato "spacciata" dal servizio nazionale;
  • ancora "terapie" con liste di attesa e colloqui al "Rifugio Sole", dopo il primo colloquio con il guru don Gelmini a Roma (Comunità Incontro);
  • con "terapie", liste di attesa, colloqui con i famigliari a Spoleto: (CEIS);
  • con semplicemente il rifiuto di voltarsi a parlare o solo salutare (era seduto a due metri da dove stavo chiedendo di lui ad un suo operatore) di Vincenzo Muccioli a S. Patrignano.
Questo limitandomi a citare le vie da tutti più disperatamente, comunemente, "battute" e volendo un po' cercare di dimenticare la vana ricerca, (la dottoressa che assicurava risultati con l'agopuntura, il "barone" docente universitario, psichiatra, che ipotizzò semplicemente tre o quattro anni di sedute e magari l'ipnosi) insomma gli infiniti contatti rivelatisi millantato credito di una conoscenza neanche parziale del problema, anche ai massimi livelli come, concludendo per tutti, il prof. eminente tossicologo, punto di riferimento allora fra Ministero della Salute e Ministero Pubblica Istruzione, esercitante la professione medica in una clinica al quartiere Parioli di Roma.

Ecco come quel deserto di disperazione fu fertile terreno per la trappola nella quale ero caduta!

Trascorse il primo mese, rispettai questo tempo di attesa perché prassi in tutte le comunità ed anche perché, tornando da Teramo a casa, in un incidente d'auto avevo subito un forte "colpo di frusta" (purtroppo non lo interpretai come negativo presagio!). Arrivai trepidante all'albergo, mio figlio non era nella struttura, era alla sauna. Mi feci indicare dove e trovai la palestra, trovai lui: gli occhi nuovamente con lo sguardo dentro, il sorriso e le spalle erette mi cancellarono ogni perplessità ed interrogativo che comunque quei ragazzi-operatori mi facevano sorgere ad ogni contatto: di nuovo quella sensazione di "accampati" anche in quella palestra, (avevano parlato di cura dell'ambiente, di igiene, di ordine, ma non li vedevo... su un tavolo di fortuna piatti di plastica e resti di insalate, un posacenere traboccante di cicche, asciugamani e accappatoi buttati su una panca...). Fui contenta dell'accappatoio nuovo che avevo portato. Ma soprattutto ero così felice di quella luce negli occhi ritrovata, di quel ritrovato raccontare: «Sai... guarda... lui è...posso uscire a cena con te se ci accompagna un operatore... fra poco torniamo in albergo..."» che ogni cosa ne fu illuminata e diventò migliore, giustificabile. E come si dimentica facilmente quello che poi ci ha riportato allo strazio di sempre!!

(Non feci confronti, non ripensai che anche in Comunità Incontro avevo rivisto quegli occhi e quel sorriso, che aveva anche una "forma" fisica migliore, che almeno l'ambiente là, anche se spartano, senza riscaldamento, se non il camino, come doccia la cascatella naturale nel bosco, era pulito, curato).

Mi fermai quel sabato sera, mi ospitarono in una stanza del piano non usato dai ragazzi, la mattina c'era la visita delle famiglie, e si poteva salire sull'ex roof garden dell'albergo adibito ad "accademia", si poteva (era caldamente raccomandato) sedersi a leggere (studiare) un opuscolo sulla tecnologia di studio. Mi interessava per il duplice motivo che era l'inizio di quello che mio figlio avrebbe studiato nei corsi di "miglioramento personale" ed era materia attinente al mio lavoro di insegnante. Insieme mi fu dato un altro opuscolo su come le droghe danneggino la mente. Al momento non feci assolutamente caso all'autore ed ai copyright vari; gli opuscoli erano semplici, ma mi sembrarono molto funzionali (e quei ragazzi, di così diverse estrazioni che studiavano insieme... dovevano proprio essere funzionali - non riflettei sul fatto che quei ragazzi "dovevano", non potevano; capii più tardi che era pretesa la "duplicazione totale"). L'autore degli opuscoli era un certo Hubbard. Il mio interesse per questi finì lì. Ne risentii parlare solo a Copenhagen, dopo altri graffiati e brucianti fotogrammi di angoli di "piazze", di angosciose notti senza fine (di nuovo!) nell'attesa di sentire aprirsi la porta di casa. Di partecipazione (quasi biblici esodi, con alcuni ragazzi nella fase di astinenza da "marcare a uomo") al trasferimento di centri Narconon (a Vasto, poi in Puglia) respinti dalle autorità locali e questo mi sembrava da osteggiare in tutti i modi: Ma come, si stavano salvando delle vite! (Come mi ci avevano fatto credere!!).

Ho pagato di tasca mia mesi di programma per altri tre o più ragazzi, ho messo insieme raccolte di firme, ho portato documentazioni al Quirinale (non ho conservato la cortese risposta della segreteria del Presidente), ho accompagnato operatori del Narconon, non so come avendo ottenuto di farci ricevere, dal Ministro della Sanità. Intanto mio figlio aveva reiterato un paio di programmi (per riuscire bisognava "applicare" non so quali dati appresi, se no... e comunque bisognava andare avanti sul "Ponte"), ci credeva, voleva farlo... bene o male le cose sembravano migliorare...si era anche fermato per un periodo a fare lui stesso l'operatore, il "registrar" (la persona che cura l'ingresso nella comunità, che "convince" il tossicodipendente e soprattutto la famiglia a vederne l'improcrastinabilità = a pagare!).

È molto abile il mio figliolo, lo è sempre stato; nel bene e nel male l'ho sempre visto, io e gli altri che lo hanno conosciuto, come il "treno" che è. Per di più era in assoluta buonafede, e poteva finalmente portare avanti, con un gruppo che apparentemente lo sosteneva, la sua personale, di sempre - da prima che lui stesso rimanesse invischiato in quelle spire maledette - lotta alla droga.

Dopo questa esperienza andò una prima volta a Copenhagen: per studiare in una "Organizzazione A"vanzata", per andare avanti nel "migliorare". Non ho mai quantizzato le spese vive che ho sostenuto in quegli anni - viaggi, soggiorni, "donazioni" per i "programmi" e le due auto: Fiat Uno e Regata entrambe diesel a cui è stato necessario rifare i motori dopo un paio di mesi che le lasciai a disposizione dei registrar del Narconon - e i danni morali: dall'infinito annullarmi nonostante le evidenze (questo poi mi è diventato un abito mentale! Non potevo "accogliere" le incongruenze che rilevavo, non potevo andare "contro" quello che mio figlio vedeva utile per lui e per la società); dalle discussioni con mio figlio, che più veniva "indottrinato" più ragionava in termini di "quello che è scritto è vero".

Lui tornò dopo circa due mesi con un'attestazione di "Clear". A Fiumicino fui io ad accoglierlo insieme alla nonna, tornammo senza fretta, ci fermammo al mare per pranzare a base di pesce. Quasi un positivissimo test, non ansia di tornare, persone da dover incontrare, era lì, con noi, si chiacchierava e rideva. Mancava però un certo smalto che lo aveva sempre contraddistinto, era sicuro, ma con qualcosa di diverso che allora e nei giorni a seguire, non riuscii ad afferrare. Solo molto più tardi capii che era lo strisciante avanzare della nuova tossina che si intravedeva. La psico-tossina scientology.

Quando anche lui era caduto, avvinto dalla droga, sulla barricata che pure aveva precedentemente eretto per combatterla, tutti divennero, nella sua mente, tossici; non c'erano strade né speranza, non c'era altro modo per poter vivere la vita che non fosse un qualche tipo di "sballo", il futuro era fatto di sostanze. Il coraggio, la fantasia, l'amore, la creatività, tutto veniva da quella stessa matrice. Si era come autoconvinto che non fossero più sue l'allegria sempre contagiante che lo circondava, non più gli appartenessero l'entusiasmo creativo, la capacità di sempre di cogliere al volo la differenza fra il male e il bene, il coraggio di sostenere e difendere quest'ultimo, di aiutare il più debole e di proclamare le proprie idee. Tutto era delle sostanze, semmai degli "amici", non sue, non di lui, dimenticatosi in un buio baratro dove non si ritrovava.

Nel peggiore, nel più dilaniante dei miei incubi, mai avrei creduto possibile ipotizzare che proprio io gli avrei fornito, all'uscita di quel baratro, la psico-tossina che l'avrebbe di nuovo imprigionato per altri lunghissimi anni. Fu quello che più tardi capii, quando lo vidi diventare sempre più "integralista", quando, annullando le sue idee e percezioni si relazionava costantemente e solo a "ciò che è scritto". Di nuovo tutte le sue abilità, la sua splendida umanità, la capacità di analisi e comprensione... di nuovo tutto non era più suo, non gli appartenevano più neanche le esperienze vissute... tutto veniva da "Ron" dal "verbo" e ... Tutti erano "fuori etica", così come un tempo tutti erano "tossici".

Poi cominciò ad andare a Roma, all'organizzazione, sembrava platealmente ignorare i travagliatissimi anni di rapporto con la moglie (tossicodipendente, sposata a 19 anni) da cui era separato, ricominciò a frequentare il "vecchio amore", mi invitò ad accompagnarlo, anche con lei, all'organizzazione, conobbi il registrar al quale dovevo firmare l'assegno, la "donazione". Poi ci furono altri assegni, libri (testi sacri, la sorgente!!) da comprare, erano quelli ai quali, soli, ci si poteva riferire per percorrere, senza rischi, l'unica via verso la libertà totale! E sempre meno libero mi sembrava, tentennante anzi fra questo "voglio"- quello che è scritto "devo". L'unica costante era il desiderio di aiutare. Tanto che tornò sulla (sua?) decisione e portò anche la ex moglie a Copenhagen. Li accompagnai e li lasciai con la macchina, i corsi pagati, ups! le donazioni versate all'organizzazione, l'affitto pagato di una mansarda in una bella villetta (e fu qui che per me ricomparve quell' Hubbard, era lui che aveva "scritto" il famigerato "quello che è scritto (da lui) è vero"!). Ricomparve in quanto a Copenaghen per pagare i corsi parlai con una registrar e fui condizionata ad iniziare anch'io (non potevo non "cominciare", dovevo mettermi in condizione di "capire", era l'unica strada per "aiutare veramente" mio figlio!)

Feci il programma di purificazione così reclamizzato: «250 tra inquinanti e sostanze tossiche rimangono intrappolate nel tuo corpo, offuscano i tuoi pensieri, diminuiscono la tua consapevolezza, distruggono la tua vita». E, come si legge testualmente anche in una promozione di ultima generazione: «un programma che elimina dal corpo residui accumulati di droga e di sostanze tossiche, attraverso un programma di esercizi, sauna, vitamine e minerali, nutrimento e riposo». Con la "sottile" precisazione: «Sebbene una persona che fa il programma possa sperimentare un senso di benessere fisico, lo scopo del servizio è interamente spirituale; eliminare le barriere alla consapevolezza e allo sviluppo mentale e spirituale. Non ci occupiamo di corpi col Programma di Purificazione. Quello che ci interessa è di liberare l'individuo spiritualmente».

Continuavo a non raggiungere quel fenomeno finale che avrebbe dovuto farmi indicare da un "supervisore del caso" la fine del rundown; anzi stavo sempre meno bene, avevo un costante dolore al ginocchio sinistro (io pensai che fosse dovuto al fatto che mi capitava, ogni due per tre, di dover "guadare", acqua alle ginocchia, un quattro cinque metri per poter arrivare all'interruttore di una pompa di aspirazione che, aiutata da una scopa per convogliare l'acqua residua nelle fogne, rendeva praticabile il pavimento dell'interrato dove erano sistemate la sauna e le docce. I bambini, alloggiati nella nursery dall'altra parte del cortile, mi vedevano molto male: loro facevano navigare barchette in quell'acqua che io tentavo di eliminare. Pensai anche che l'assenza della prevista figura di "incaricato" del purif (il medico non l'avevo proprio visto, non c'era) non mi aiutava a destreggiarmi fra il sale e il potassio da prendere, le docce fredde da fare per superare le tre- quattro ore di sauna programmate. Per fortuna stetti male solo una volta e quella volta era venuto a cercarmi mio figlio, che si prese cura di me. Il supervisore del caso mi affidò ad un auditor: "ero interiorizzata in un qualche episodio di vite passate" (?!). Alla fine scrissi, si doveva farlo ogni sera, il "rapporto" giusto e la cosa fu dichiarata conclusa, potei "attestare" il Programma di Purificazione reggendo in mano un paio di "lattine" collegate ad un "e-meter" (due conduttori della non avvertibile corrente continua che attraversava quella sorta di potenziometro). Dovetti però anche "concludere il ciclo" con l'auditor ed attestare gli "oggettivi". Lasciai Copenhagen contenta solo del figlio ritrovato, premuroso, che mi stava salutando all'aeroporto.

Il costo di questa operazione? Viaggi, albergo e "servizi"? Meglio dimenticare.

A Copenhagen mio figlio trovò anche un lavoro, un appartamento in affitto, magari da acquistare in un secondo tempo. Ci sentivamo telefonicamente, sembrava andar tutto bene, i vaglia internazionali erano solo ad integrare le "donazioni" per i "servizi". Un giorno si mostrò entusiasta perché un amico italiano, "OT 4", (uno su, in alto sul "ponte verso la libertà totale") sarebbe andato a prendere servizi alla "Organizzazione Avanzata" e lui sarebbe stato felice di ospitarlo: era un amico, un OT, avrebbe elargito theta (spirito positivo) intorno a lui. Il vaglia internazionale quella volta servì all'acquisto di un comodo divano letto per accogliere degnamente l'OT. Poche settimane e le cose, anche così a distanza, mi sembrarono prendere una diversa, diversissima piega. Parlai allora al telefono con il suo datore di lavoro che mi raccontò di uno strano, rapido dimagrire... il tuffo al cuore si inserì fra quelli che già mi rombavano nelle orecchie facendomi vacillare. La storia tutta la seppi una notte di fine dicembre quando arrivai a Copenhagen con un furgone per caricare le sue cose e tornare in Italia. Il famoso OT era arrivato in crisi di astinenza; l'accordo, immediato, li aveva riportati insieme in piazza a cercare il "pizzo".

Povero ragazzo anche quello, irretito e impastoiato sui famosi gradini del ponte verso la "libertà"! (libertà anche per lui di scucire e far scucire fior di milioni al povero padre molto benestante!). Ora l'OT era ripartito, e lui: «Meglio sparire, i turchi ci hanno fatto delle storie, pretendono...» In Italia l'unica via sembrò ancora quella di un Narconon, in Calabria, dove mio figlio e la ex moglie reiterarono ancora il programma. Una telefonata arrivò dopo neanche un mese: «Mi vieni a prendere?» Il suo tono schifato, disamorato, impotente, non mi fece neanche strutturare un "che succede?" e andai subito. Tornato nella nostra città aveva tutti i dati stabili minati, continuava per di più a sentirsi incapace senza l'appoggio della subdola trappola scientology, tremendamente colpevole di «essere tornato su droghe, dopo Clear!!? Sarebbe stato impossibile se non avesse tradito...» Ma che accidenti di cosa se non se stesso? Non era stato piuttosto quel fitto vuoto di assiomi che gli aveva portato vicino anche un OT a "rota"?

Anche questa volta qualcuno si offrì di "aiutarci" (potevo ancora fare "donazioni" e, come poi ho saputo, chi spinge qualcuno sui servizi riceve una percentuale dall'org) e ci suggerì la "Mecca" degli scientologist, Flag, la base di terra dell'Organizzazione del Mare a Clearwater, in Florida. Non so come arrivammo a Tampa (in uno scalo a New York avevo visto mio figlio incassare la testa fra le spalle ed allontanarsi verso un taxi, per fortuna il cuore che sentivo fermarsi si riprese quando lui si voltò e tornò nel terminal). Due amici italiani mi "scaricarono" dalla tensione prendendolo in mezzo, chiacchierando e guidandoci all'auto che avevano portato. Furono giorni duri per mio figlio, ancora non uscito completamente dall'astinenza, arrampicato su una altissima scala a ripulire dalle foglie secche le svettanti palme della Florida, al sole della Florida, nella "haçienda" dell'organizzazione. Lo vedevo la sera, cercavo mi lasciasse spalmare aloe vera sulle scottature. Il giorno, ero stata "caldamente invitata" a prendere servizi alla base, al Fort Harrison, dove una auditor che parlava un molto scarno e approssimato italiano, mi "audiva" su un "Rundown delle Droghe". L'assurdo di quella situazione finì e riuscii a sganciarmi anche dal "Ufficiale di Etica" al quale mi avevano inviata, perché avevo buttato giù sul tavolo le lattine durante quel paradosso di "procedimento"; solo perché a settembre cominciava la scuola in Italia ed io dovevo raggiungere il mio posto di lavoro. Altrimenti, (mi avevano affiancato anche mio figlio, per aiutarmi e "chiarirmi le parole" che, malcomprese, erano "l'unica causa" di quel mio voler andare via!) non avrei potuto partire, pena una sorta di "scomunica".

Mio figlio stava "bene", fuori dall'astinenza e con le scottature guarite, e rimase per gli altri mesi della validità del visto. So che "lavorava" come "membro dello staff del campo" (in un gruppo di altri FSM con un capo che incamerava i profitti e pagava loro quote settimanali) e studiava nell'accademia dell'organizzazione. Apparentemente tutto bene, ma strane manovre, solo economiche questa volta, cominciarono a determinare richieste di interventi: fra questi anche un bonifico di 75 milioni delle lire del 1991 prese la via degli U.S.A. Quando mio figlio tornò, alla scadenza del visto, era in buona forma, il trascinatore di sempre, e sembrava aver accantonato scientology, almeno come attività diretta; faceva progetti a lunga gittata e a largo raggio, tanto che insieme ad uno dei due ragazzi che ci avevano accolto a Tampa e che a Clearwater si era fidanzato con una ragazza californiana, partì per il loro matrimonio a Los Angeles e per aprire insieme un'attività in quella città: caffè e cappuccino italiani misti a musica ed arte... (era in quel periodo che si scatenarono i disordini e saccheggi). Così intanto andarono anche alle Hawaii, così vicine dalla California... Nel più puro stile scientologhese, che insegna «ad essere causativi, a stare di fronte, a mettere a posto l'etica», a mio figlio non furono mai più restituiti gli anticipati dollari (forse otto milioni di lire), anzi sparirono anche cose scientologhesi acquistate ad alto costo, affidate loro e lasciate a Los Angeles.

Tornato in Italia sembrò iniziare un periodo di tregua, nel senso che nessuno più parlò di scientology, non si andò più in nessuna organizzazione. E con i vecchi legami che si erano finalmente dissolti si stava guardando intorno più a corto raggio. Ma qualche "vecchio amico" spuntava, con le cene, le birre, gli spinelli. All'arrivo dell'estate questa volta si portò in vacanza (solo in Spagna) uno di questi vecchi "amici" che fortunosamente concluse la "frequentazione" con l'invito in Italia, in una villetta al mare, (spacciata per sua, ma di proprietà di mia sorella, usando la copia delle chiavi che si era nascostamente procurato in una scorribanda al mare), della povera figliola irretita a Barcellona. Il caso volle che mio nipote andasse anche lui, quella notte, alla villetta e chiamasse i carabinieri alla vista delle luci accese all'interno.

L'orizzonte non si schiariva più di tanto, quel bere aveva risvegliato un fegato certo già ben provato! Ed ecco altri fotogrammi... lo sciroppo d'erbe, per calmare le coliche, da portare subito: «sono in questa via, a casa di un'amica»; la stessa ragazza a trovarlo al reparto dell'ospedale dove si doveva definire lo stato del fegato vista la pregressa epatite; ancora lei, nuda, mentre rientro a casa con mia madre (che avevo volutamente preceduto pensando di risparmiarle qualche possibile presenza). Fortunatamente lei, mia nuora adesso, ha poi preso spessore e contorni, emergendo da quella scena che vedevo, dolorosamente, appiattirsi ed identificarsi ad altre, troppe scene già viste, e si è distaccata da quel contesto che la affiancava a mio figlio "mischiata" ai "vecchi amici" e si è rivelata essere la sua vera compagna. Ma ancora fotogrammi graffiati. Aspettava un bambino. La gravidanza ha presentato difficoltà, l'ho accompagnata dal ginecologo, ho sentito parlare di problemi, di precedente aborto. Intanto anche mia madre stava male, erano entrambe in ospedale quando il piccolo Emanuele, così prematuro a nemmeno sei mesi, non ce l'ha fatta. Poi ottobre, ancora l'ospedale, ancora la stessa situazione, più anticipata questa volta, non comunicata a mia madre che : «Sarei curiosa di vederlo questo bambino». Lei era terminale e sono trascorsi pochi giorni... Il meraviglioso bambino, che ha ora quasi nove anni, è arrivato solo tre anni dopo.

Intanto però le cose si erano sistemate per loro: avevano, in una città del centro Italia, un'attività con un fatturato decisamente degno di nota, quello splendido figliolo era, ed è, pura fonte di gioia. L'attività si stava espandendo, mio figlio aveva ideato anche l'arredamento master dei punti vendita che stava aprendo in franchising in tutta Italia. Faceva l'importatore e distributore dei prodotti trattati. Di scientology si leggeva solo il nome sulle buste della promo ( hanno l'ordine di scuderia di inondare di promozioni varie ogni indirizzo che in qualche modo sia stato contattato) che neanche venivano aperte.

A quel punto fui io ad avere problemi di salute, l'ospedale della mia città non mi fornì alcuna diagnosi; mesi dopo finii nell'ospedale di un'altra città e, purtroppo, alla proposta di una cura a base di cortisone (per le cui dosi di "attacco" somministrate ad un mese l'una dall'altra stetti per di più malissimo), germogliarono quei semi lasciati in me e in mio figlio dal "contagio" scientology. Crebbero le "verità" che recitano: «Ogni malattia ed ogni pasticcio sono causati da una condizione PTS (potential trouble source), persona fonte di guai, non più "causativa" perché vittima di una soppressione, ma soppressa perché ritiratasi dall'area coinvolta in quanto colpevole di azioni negative, malvagie, (overt)».

Ed ecco che, facilitata da un allontanamento dal lavoro per un anno stabilito dalla commissione medico-legale, partii di nuovo per quella "Mecca" in Florida. La mia condizione di salute cambiò, ma erano cambiati il clima, l'alimentazione (con l'esclusione di alcuni nutrienti e l'apporto di vitamine su consiglio di un medico americano), lo stile di vita. (Qualche passeggiata serale a parte, dormivo in una bella stanza con aria condizionata, mangiavo al ristorante, mi spostavo con i pulmini messi a disposizione dall'organizzazione, lo studiare, impossibile essere lì e non fare "corsi", serviva da passatempo...) Chiaro poi che il perverso meccanismo, messo in atto per inocularsi sotto pelle a tutti gli scientologist, scatta da solo: «Se non ho le grandi realizzazioni così sbandierate è mia responsabilità, sono io che non applico i sacrosanti "dati", sono io che sto in qualche modo facendo qualcosa di sbagliato, di "fuori etica"». Ed allora eccomi lì a spiare ogni consapevolezza conquistata, (a giustificare in realtà, la barca di soldi che spesi per i quasi tre mesi di soggiorno).

Tornata in Italia trovai accolta la domanda di pensionamento per anzianità che avevo presentato sfruttando una "finestra", e potei continuare un ritmo di vita più rilassato ed anche godermi il nipote, potendo ora fermarmi quanto volessi con loro. A dire il vero lo avevo già saputo dall'e-mail o fax che mio figlio mi aveva inviato per annunciare che avevo compiuto una azione OT, avevo ottenuto (grazie all'applicazione di scientology, non al mio sacrosanto diritto acquisito e dalle istituzioni ovviamente riconosciuto) la pensione, quindi potevo fermarmi di più, fare altri corsi, non dovendo presentarmi a controlli vari. (Ed anche questa decisione, vedo ben chiaro solo adesso, purtroppo, la presi in modo molto avventato, quel contagio scientology, con i "semi" che germogliarono a tappeto, subdolamente coinvolse e manipolò ogni area della nostra vita: «Solo scientology deve essere seguita, il tempo dedicato al lavoro, a costruirsi casa e famiglia, ad assicurarsi una serena terza età, è tempo perso, inutile, fuori "scopo"».

Sfruttando la "finestra" di pensionamento ho costituito il danno economico attuale di almeno 600.00 euro mensili in meno percepiti. Comunque "solo" in questo sotterraneo modo scientology era nella nostra famiglia. Mia nuora ne ignorò praticamente l'esistenza, lei ne era completamente fuori, fino al giorno in cui mio figlio propose per la prima volta (fu anche questo reiterato) la crociera sulla Freewinds, la nave della Sea Org che batte le rotte dei Carabi, e partirono. Io e la mia consuocera curammo il nipotino (impossibile portarlo a bordo prima dei 10 anni; anche questo è però molto "diverso" se il baby è in braccio ad un FSM che porta molte iscrizioni, molti soldi, come potei osservare con i miei occhi).

Al ritorno, protrattosi di una settimana o più sui tempi previsti, scientology cominciò a serpeggiare sia in famiglia (fui io a partire dopo qualche mese, "dovevo assolutamente", era un'esperienza irrinunciabile) che anche nell'attività. Ci fu un arrivare di "esperti" WISE [World Institute of Scientology Enterprises], un allacciare salde comunicazioni con l'organizzazione di Milano; vennero per un seminario, successivo ai corsi di "Anatomia della Mente Umana" che mio figlio stava tenendo con molti iscritti, per ognuno dei quali una quota andava a Milano org. Per questa "chiesa" egli fu in quell'anno il Top FSM. Rimanevo ai margini di tutto questo, anche se la mia liquidazione finì nelle casse della IAS (Associazione Internazionale degli Scientologist) che dice di lottare contro la droga, lo strapotere della psichiatria che invade il campo della religione, dell'anima, e opera il tentativo di intossicare con gli psicofarmaci già i bambini in modo da rendere poi loro impossibile ricevere "il vero aiuto" da scientology.

Poi fui spinta da mio figlio ad andare io a studiare, ero l'unica che potesse liberamente muoversi; a Milano c'erano soldi sul conto e "training awards" (premi vinti per l'addestramento) da utilizzare. (Per fortuna avevo decisamente rifiutato l'offerta di andare a Flag ad utilizzare "training awards" anticipati dall'amico scientologo - lo stesso a capo del gruppo di FSM quando mio figlio era a Flag, che piombava sempre con proposte di business, per lui! - al quale poi li avrei pagati).

Dovevo "startare" prima della fine dell'anno e così mi feci un Capodanno in solitaria nelle brume del nord. Ma era normale, logico, qualsiasi legame famigliare, usanza o tradizione scompaiono davanti al grande "scopo": scientology è l'unica via; sono anch'io, sono io, responsabile dei mali del mondo e devo agire seguendo "la" via. (Vedo solo adesso certi punti di contatto con il delirio hitleriano e gli integralisti islamici).

Anche a Milano trascorsi circa tre mesi dribblando, come già avevo fatto in America, i reclutatori che assillano ogni "public" calpesti il consacrato terreno affinché entri a far parte dello staff. Finalmente tornai per trovare una situazione che stava evolvendo al disastro, "curato" dalla Training Business, affiliata WISE, che li aveva "agganciati" sulla famigerata nave. Non avevo chiaro cosa fosse accaduto, potei solo osservare il tentativo di estorsione, leva su fulcro morale, («Neghi l'Aiuto!») fatto da un OT7 direttore esecutivo dell'Hubbard College Italy accompagnato dal registrar di fiducia, e solo estorsione può essere definita, lo conferma l'alzarsi e andar via dei due soggetti (avrebbero dovuto fermarsi a dormire e il giorno dopo) al rifiuto ricevuto della pretesa "donazione di almeno 50 milioni di lire". E per di più questi, l'OT, come WISE supervedeva gli accadimenti. (In una certa disastrosa, da lui caldeggiata, transazione con altri scientologist, intascò poi, senza farne cenno, l'anticipo da loro consegnatogli).

Mi ripetevo che erano errori di singole persone, non era tutto sbagliato, del buono c'era... (ma cosa? Studiando scientology alcune cose sono vere, e questo induce a pensare che tutto lo sia; è così ben concertato e si è così imboniti che neanche si osa verificare, confrontare, anche quello che era già stato sentito, magari nel Vangelo, sembra creazione originale della "sorgente". La deificazione dell'uomo, di "lui", di "Ron" del "Sir" per antonomasia, del "Commodoro" l'ho poi giustificata per lo scimmiottare, nell'organizzazione, quel modo d'essere anglosassone e quel certo militarista americano amore per le platealità, per il presenzialismo... e tutti insieme, come un sol uomo, in piedi ad applaudire).

Mio figlio "il treno" ripartì con stazione di formazione la nostra vecchia città: un gruppo di Dianetics, conferenze di prevenzione dell'uso della droga, raccolta delle siringhe abbandonate dai tossici, azioni a tappeto di disseminazione, poster metri 6X3 in concomitanza con la campagna ufficiale della chiesa sulla stampa e su varie emittenti, ore e ore impiegate nel recuperare dalla strada irriducibili "vecchi" tossici, (fra questi ricomparve anche il famoso amico che era a Tampa poi a Los Angeles, di nuovo a far uso di eroina e che curiosamente, risolta l'ennesima astinenza, conobbe e frequentò, "galeotto" il mio figliolo, la ragazza che è ora sua seconda moglie, e che allora a mio figlio veniva a chiedere aiuto e guida, anche per trarsi fuori da un travagliato rapporto che si era risolto con l'overdose del compagno). Ore spese nel far vedere quanto c'è di sbagliato in tormentati rapporti extraconiugali, nei panni dell'"altra", o nel far comunicare una moglie e un marito salvando un matrimonio. Ancora organizzazione di event per la IAS, per la Freewinds, ospitando i relatori (leggi registrar delle due org), e di nuovo a Roma per aiutare od accompagnare persone all'org.

Sempre totali dedizione e buona fede, ripartì così, avendo messo in liquidazione le aziende per dedicarsi full time a diffondere "l'etica", scientology "l'unica via". Quella via che "sola" migliora le persone e l'ambiente intorno a loro. La via tracciata per "persone abili che vogliono diventare più abili".

In realtà i rapporti in famiglia, che avevano superato molti momenti difficili anche a causa di mie crisi e abbrutimento giustamente fatte ben notare, andavano deteriorandosi. Ogni cosa veniva relazionata al libro di etica, ai dati della "sorgente". O era conforme, oppure non andava assolutamente bene. E continuai a non vedere l'assurdo che pure si concretizzava intorno a noi: persone realmente aiutate a superare momenti anche limite, persone che venivano a chiedere di essere ascoltate, seguite... Erano risultati reali, ma dallo stesso mio figlio non riconosciuti come suoi, bensì ascritti all'applicazione dei famigerati "dati". Io poi mi stavo facendo il deserto intorno, i colleghi della cui stima avevo goduto, i pochi amici, che avevano sempre cercato il mio parere, cominciavano a guardarmi con distacco-stupore fino a sparire. Anch'io parlavo solo di "dati" e giustificavo ad oltranza quei punti che loro cercavano di indicarmi come quanto meno discutibili. Per di più mi sentivo sempre meno capace di pensare e decidere con la mia testa: avevo un così lungo cammino da fare per liberarmi della mia "mente reattiva"! Conclusi che non era il parlare di scientology che allontanava le persone (pensavo comunque che fossero anche loro, come me, fuori etica) ma gli "overt" da me commessi che mi facevano "sparire", ero io che sparivo.

Un giorno, in occasione di un event per la Freewinds: «Tu puoi andare, parti tu con lui (il registrar) che sta tornando a Vimodrone (la base italiana della Sea Org), ti lascia all'aeroporto a Milano». So che sembra folle, ma buttai qualcosa in valigia e partimmo, per arrivare a prendere il volo dopo una notte di autostrada, con un paio di deviazioni a Firenze e a Modena per ritirare due assegni.

Era la mia seconda volta sulla nave, mi pensavo smaliziata, ma fui oggetto di un pressing continuo affinché firmassi il contratto con la Sea Org. Una sera - ero già "libera" accidenti, avevo attestato il corso, non ci sarebbero state pressioni per rimandare la partenza - alla fine firmai per stanchezza e perché «era l'unica cosa di valore che mai avrei potuto fare» e perché pensai che avrebbe fatto piacere a mio figlio: fra gli scientologist la Sea Org diventa status symbol. (Più tardi anche mio figlio invece rilevò che il mio firmare era stato una "condizione di tradimento", poiché rivestivo l'incarico nel gruppo Dianetics da lui formato. E solo per questo motivo fu visto come tradimento, alla fine anche giustificato; ovviamente neanche considerato l'abbandono del posto in famiglia!).

Il giorno dopo mi misero a scrivere la "storia della vita": morte e miracoli, malattie e farmaci, rapporti e connessioni, famigliari e amici e loro lavori e quant'altro riusciate a immaginare: tutto è compreso. Sicurezza, mi dissero, per salvaguardare sia i singoli che l'org, per conservare e tramandare integra l'opera della "sorgente". Ore pazzesche dalla nascita ai 58 anni che avevo. Stanca di scrivere (dovevo anche tradurmi le domande dall'inglese, che non conoscevo affatto) esternai di voler finire quel lavoro, di non interromperlo per partecipare alla cerimonia della "graduation" [consegna dei diplomi]. Fui semplicemente obbligata ad andare: dovevo ritirare il mio attestato, applaudire ed essere applaudita. Poi provarono anche a re-iscrivermi su un altro corso, ma il fatto che dovessi partire per iniziare il progetto di preparazione mi fu d'aiuto e presi il volo di ritorno. (La volta precedente avevo dovuto buttare il biglietto in mio possesso e pagare un altro passaggio perché mi ero trattenuta per finire il secondo corso, e la nave era allora a Nassau mentre il mio ritorno era da Aruba, con una compagnia aerea lì non presente). Per tenermi comunque impegnata fino all'ora della partenza mi tennero, a scrivere o ad aspettare di parlare con due o tre diversi terminali di lingua italiana, in uno stanzino sul ponte A, ma fuori dall'area frequentata dal public e fuori dall'area degli staff. C'era sempre qualcosa da fare, mi accompagnarono anche dal dottore della nave, di lingua spagnola. (non so se veramente dottore, quando l'ho rivista, anch'io staff sulla nave, era impiegata nella lavanderia, aveva dei problemi alla schiena ed un giorno poi lasciò la nave e non ne seppi più nulla. Ma questo è normale in scientology, le persone semplicemente spariscono, quegli elementi del famoso team, colonna portante della Sea Org, che devono in ogni momento sapere «cosa stanno facendo e pensando gli altri elementi del team», quando stanno per qualsiasi ragione per allontanarsi, non devono avere più nessun contatto, non devono dirlo a nessuno: sarebbe destabilizzante. «e allora va bene se nessuno sa più cosa pensano e fanno!!»).

Quando avevo parlato con la "dottoressa" di una diagnosi di connettivite che mi era stata fatta, sia lei che l'altra, l'italiana che mi accompagnava, dissero di non farne nemmeno accenno, «avrebbe potuto creare inutili difficoltà». Nel famoso stanzino mi fu letto una sorta di giuramento al quale mi sarei dovuta attenere, (in quel momento pensai per tutta la vita; scoprii solo dopo, quando presi più confidenza con l'inglese, che si intendeva per un miliardo di anni) e fu anche stilato un elenco delle cose che avevo necessità di sistemare a casa, prima di poter partire. Cose che riguardavano in particolare l'andare dal dentista ed il trovare e addestrare il sostituto per il lavoro che comunque stavo svolgendo nel gruppo di Dianetics che mio figlio aveva costituito. Inoltre avrei lasciato a lui, con una delega generale, l'onere di gestire la (ormai già residua) situazione patrimoniale con un contenzioso aperto. Mi furono "concessi" almeno tre mesi per organizzare il "ritorno". Anche in questo caso scoprii dopo, a casa, che si intendevano tre giorni. E lo scoprii con le discussioni che si aprirono con mio figlio che mi sollecitava ad andare, a sua volta totalmente stressato dalle telefonate intercontinentali che, a qualsiasi ora del giorno e della notte, riceveva. Il tono che usavano quando più rarefattamene chiamavano me era diverso: «Come stai, come sta andando, siamo con te, ti aspettiamo».

Tutto questo ovviamente peggiorò quel famoso clima di deterioramento nei rapporti e pensai che andando a Milano (era previsto un periodo di lavoro e studio: "Prodotto 0") alla base italiana della Sea Org, avrei contribuito ad alleggerire le cose. Mi accompagnarono e fummo telefonicamente monitorati da un terminale dell'OTL finché non arrivammo nel cortile. Non erano passate che tre settimane. Non stavo ancora valutando quanto mi sarebbe pesato il non condividere più la crescita del mio splendido nipote, un grand'uomo di allora 4 anni.

Appena si furono allontanati entrai nella nuova realtà: fui scortata per sistemare la valigia, farmi vedere dove avrei dormito. Con tono leggero mi fu indicato il terzo piano del letto a castello che insieme ad altri 9 "castelli", di cui però 2 a due piani, riempivano lo stanzone di un primo, ed unico piano, della struttura in fondo al cortile. Le scarpe si tenevano fuori dalla stanza, perfetti gli approssimati scaffali lungo la parete della scala, le valige... beh non deve esserci roba in giro, andrebbero stivate, ma un posto sotto il letto... armadietti... 3, già ben ricolmi. Le docce qui, a sinistra, 2 con 2 bagni. Mi venne in mente lo stesso tono leggero che, sulla nave, aveva usato una dei reclutatori nel dirmi: «Ti farei vedere la nostra cabina, ma c'è mia figlia che dorme...». Ma non mi fermai a riflettere, mi stava arrivando una "concessione": «Domattina non ti preoccupare, non devi alzarti per il master (l'appello, in pratica) poi ti accompagno io a far colazione, mi trovi in ufficio». Mi accompagnò a far colazione, ma in un bar del paese maledettamente caro e sfornito, dove le offersi anche un qualche cosa.

Non realizzai, allora e per molto tempo dopo, che non avrei potuto uscire da sola. Fui inserita nel gruppo degli EPF (estates project force), affidata ad una incaricata che mi chiese di leggere alcune parti delle forse quattro facciate di uno stampato: conteneva norme da rispettare, una sorta di mini decalogo comportamentale. Si stupì che l'avessi finito in pochi minuti, poi capii. Il gruppo era costituito da adolescenti, (scientologist di seconda generazione!) che pur frequentando la scuola di stato erano però così tanto dentro il contesto da studiare più che mai i "dati" della "sorgente", da non frequentare altri che non fossero scientologist, con il risultato di possedere la padronanza di un molto scarno lessico infarcito di scientologhese. Lei poi, pur carissima persona, spesso lasciava emergere uscite ed atteggiamenti che ben conoscevo, avendo per tanti anni spiato con la rabbia e insieme la morte nel cuore i volti di quei poveri cristi alla disperata ricerca di una "svolta" negli angoli di vicoli e piazze, e come di alcuni, di molti di loro, anche il suo dolcissimo sorriso era ferito dalla dentatura consumata, annerita.

Nel gruppo c'erano poi tre o quattro giovani donne. L'età però non conta proprio, in scientology scompare; solo per portare fuori i sacchi del pattume era necessario avere la maggiore età (potevamo essere visti). Per il resto tutti erano adibiti agli stessi lavori svolti a turno. La giornata si snodava dalle 8 alle 23 con il lavoro (pulizia e manutenzione) fino al primo pomeriggio e, dopo la veloce doccia nel quarto d'ora di break, lo studio. Per finire poi con la cerimonia del pattume. Ci si scherzava mentre si poneva in equilibrio l'incredibile montagna di sacchi di ogni giorno (ogni due sacchi portati fuori era un punto in statistica per cicli di azione effettuati). Gli altri punti? Beh si sommavano dalla pulizia: degli spazi comuni, dei bagni, dell'area esterna, o dai restauri, a volte necessari prima di poter pulire, di locali necessitanti di parti di intonaco e tinteggiatura, o con traslochi: portando per esempio per le scale fino ad un terzo piano mobilia varia o lavando auto, o aiutando in cucina a preparare verdure o lavare pentole e piani di lavoro, o partecipando alle "all hands" delle "renovation".

Spesso la pioggia faceva compagnia, ma la mia cortinese della protezione civile (un corso con gli alunni, a scuola... secoli prima) mi consentiva di andare e venire comunque. Per quanto mi riguardava avrei dovuto essere a Flag, Clearwater, base di terra della "mia" org, la Freewinds. Ma la partenza era sempre procrastinata e non ne seppi allora il motivo. Intanto lavoravo ed avevo anche superato i vari corsi previsti per l'ingresso in Sea Org; potevo essere quindi giudicata con un "fitness board" e venire appellata (da tutti gli altri mortali non Sea Org member) con il termine "Sir".

Così fu e mi arrivarono, con un entusiasta riconoscimento perché avevo fatto presto e bene, una maglietta con il logo della nave e tre settimana di paga, a $15.00 alla settimana. Prima il mio lavoro era sì stato riconosciuto, mi pare di ricordare di aver ricevuto un paio di assegni da 2.500 e 2.000 lire. Ma non era questo ciò a cui badavo, avevo come tutti un tetto e da mangiare. Quando fu necessario mi prestarono la giacca e un gilet per la divisa che mi adattai acquistando i calzoni al mercatino; la camicia bianca di "ordinanza" - non so da chi l'avessi ereditata - potevo lavarla la sera e stirarla al mattino. No problem. Tutto ciò perché ancora non arrivava questo OK alla partenza, anzi ero stata aggregata all'ufficio della nave dell'org di Milano.

Passarono altri mesi, avevo una maggiore libertà, potevo raggiungere l'org anche da sola; per tornare ci si univa sempre a chi fosse motorizzato e disponibile (all'orario che di solito si faceva, di metropolitane per Vimodrone non ce n'erano più). Al mattino, dopo la pulizia dell'area Freewinds, studiavo alla base quando non si era in altre org come Firenze, Padova, Verona, Roma per gli event che dovevano sortire iscritti alle varie settimane sulla Freewinds via via promozionate.

A Roma ci andammo due volte, la prima un sabato e domenica, così che andammo tutti a dormire da mio figlio (e la domenica furono ancora con me accompagnandomi più tardi degli altri!). La seconda invece si doveva rientrare anche se erano quasi le due del mattino. Mi capitò così di guidare fino alle porte di Milano dove arrivammo verso le sette ( io potevo dormire un paio d'ore prima di andare sul posto, il mio senior, no) Ma ancora la sola cosa che mi dispiacque era il non aver passato del tempo con la mia famiglia. Andai avanti: attestai vari corsi e mi occupai della promo da spedire, della pulizia degli uffici e spazi rappresentativi della nave, contattai il public, curai varie azioni promozionali: dal mostrare video e prendere appuntamenti per i registrar, al preparare buffet e al fare "call in" [telefonate] in vista degli event, al tentare le "chiusure" [vendite]. Ne feci una: per telefono convinsi uno scientologist ad indicarmi il numero della sua carta di credito e l'importo prelevabile quale anticipo per la moglie che sarebbe così andata per la prima volta sulla nave. Ma non mi piaceva vendere, e mi sembrava assurdo dover dimenticare la parola per pensarla che veniva tradotta in "aiuto e disseminazione"; il mio senior rapportò la cosa ad HCO SHIP ma fu fermato nel procedere dagli encomi da me ricevuti. Uno era anche "protezione di etica"! [nessuna azione di etica contro chi ha "statistiche alte"]. Altrimenti, disse, avrebbe dovuto assegnarmi come minimo una "condizione di pericolo". Più avanti ebbi anche il compito di trasformare in assegni per una banca inglese il denaro che settimanalmente raccoglievano i registrar ed anche effettuarne la spedizione. Andavo a perfezionarla nella sede dell'UPS, corriere prescelto, dove inserivo la nostra busta nella loro di cartoncino, per i documenti. Dovevo anche barrare il quadratino: "senza valore".

Il corriere era a due fermate di auto più due di metropolitana. Quasi una vacanza, quel tempo di percorrenza! L'ufficio che svolgeva lo stesso lavoro per Flag, invece, non usava il corriere: mandava ogni settimana qualcuno a consegnare di persona a East Greansted, nel Sussex, quanto riscosso. Per chi andava, che tornava "a giro di volo", nelle 24 ore, si facevano due biglietti di andata e ritorno a 15 giorni uno dall'altro. Mi fu proposto due volte (in una avrei anche potuto incontrare figlio, nuora e nipote che si trovavano in quell'organizzazione inglese), ma non mi fu concesso: avendomi chiesto se sarei stata d'accordo senza prima rivolgersi ai miei senior avevano posto quest'ultimo in "pericolo"; poiché non potevo lasciare "il posto", non si poteva sguarnire l'"area della nave" per una cosa che riguardava l'"area di Flag". Ero diventata indispensabile?!? E poi, non si era "un" team con lo "stesso" scopo?!?

Dalla nave continuava il silenzio e si arrivò a Natale. Che "bello", c'era il KK! Ognuno pescava il nome di un suo KK che sarebbe rimasto sconosciuto a tutti. A quella persona si sarebbe fatto anonimamente pervenire ogni giorno - per circa una settimana/dieci giorni - un regalino, per poi chiudere in bellezza presentandosi con il regalo finale. Alla cena di festa avrebbe anche scoperto chi lo aveva a sua volta "pescato". Perché mai quindi pensare a casa, all'albero con i regali che accende brillii di stelle negli occhi di un figlio, di un nipote o anche di una madre? Cos'è la famiglia se c'è il team? Avevo capito come funzionavano le cose e la richiesta di poter andare a casa un paio di giorni ai primi di gennaio la faxai direttamente alla nave, insieme alle statistiche "in affluence" ed agli encomi ricevuti, così fu accolta e partii.

Per non perdere nulla scelsi il treno della notte per tornare sul posto il mattino previsto. Passarono altre lunghe settimane, (è l'unità di misura, il ritmo dell'org) prima di sapere che sì, potevo partire per Flag. Anche questa volta chiesi direttamente alla nave di poter partire da Roma, avrei potuto sistemare così le ultime cose.

Solo adesso ho però capito il vero perché di quella apparente maggior facilità di accoglienza delle richieste: a Milano c'ero già, a Clearwater "dovevo" arrivare, quindi mi si spianava la strada! Ricordo in particolare una telefonata: era di un terminale della nave che mi chiamò sul cellulare mentre ero all'org di Verona per dirmi, costruendo con me un'apparente complicità, di stare pronta a partire, di farlo anche senza dir nulla ai miei senior di Milano. Lei avrebbe pensato a "coprirmi" e ad eliminare ogni ostacolo. Questo perché avevo espresso qualche dubbio sull'utilità reale di quello che stavo facendo lì: preparare arrangiati buffet per intrattenere gli scientologist, braccati nell'org o catturati con serrate telefonate di invito e conferma, allo scopo di convincerli a pagare settimana/e e corso/i sulla nave non mi sembrava fosse disseminare scientology o illuminare persone per aiutarle! E lei a ribadire che sì, dovevo arrivare alla nave, lì era la «vera possibilità di aiutare».

Fui comunque a casa come volevo.

Che Dio mi aiuti, non puntai neanche allora i piedi! E pure avevo assaporato lo strazio lacerante di non essere più insieme, neanche al telefono! Così coinvolta com'ero, dal mattino a notte al mattino, qualche volta senza soluzione di continuità. Solo più tardi, dopo aver sperimentato le randomity progressivamente accelerate che trovai prima a Flag e poi sulla nave, trovai la definizione corretta: ingranaggio in una "macchina da guerra".

Che strazio la privazione delle dolcissime espressioni, del gioco e della gioia che mio nipote profonde intorno a sé: Era lacerazione molto difficile da dissimulare. Per di più, a casa, avevo ancora trovato una situazione che non accennava a riprendere stabilità e promessa di futuro, ancora figure di scientologist che erano lì per risolvere i propri problemi: accolti, seguiti ed anche ospitati (il mio appartamento al primo piano era stato occupato fino a pochi giorni prima da una coppia con un bambino piccolo); un posto a tavola, da dormire... che non portavano però aiuto, un qualche scambio. Ma sempre prima di tutto lo "scopo" e «solo noi possiamo salvare il mondo, solo noi possiamo rendere Clear il pianeta». E risultati nel mondo ci sono, e statistiche, e possibilità. È scritto che...

Non avevo ancora curato i miei denti, riuscii a fare solo un intervento parziale anche perché non volevo gravare economicamente su un bilancio che non si rinsaldava (ma che stava succedendo?) e perché erano ricominciate le telefonate intercontinentali di sollecito (a stressare mio figlio) sostenute anche da quelle del mio senior da Milano.

Avevo l'impressione di essere mal sopportata, presenza scomoda e per di più chiaramente colpevole di aver voluto avvicinarmi a mente aperta anche alla - udite, udite! - Sea Org, di criticare fatti (osservati!) sicuramente e solo perché ero IO colpevole di malvagie azioni (overt) nascoste! In questo clima sviluppai la contorta idea-soluzione di partire, togliendomi così di torno, magari causa anche di litigi fra figlio e nuora, magari vista troppo invadente anche con il nipote che voleva dormire con me. Quindi non ero d'aiuto, nemmeno economicamente. Pensare ad un qualche lavoro che avrei potuto... era improbabile. Partendo avrei lasciato la disponibilità della mia pensione: io sarei andata, prima o poi, a percepire 50 dollari a settimana e non avrei avuto spese da sostenere; anche il passaggio aereo questa volta era la nave a pagarlo, avrei trovato il biglietto elettronico a Fiumicino. Fu lì che mi accompagnò mio figlio e quasi quasi mi dispiacque il non esserci andata da sola: si era aperta un'ennesima discussione che, lui disse mentre risaliva in macchina messe a terra le due valige, era meglio troncare. Lo guardai sparire alla curva prima di entrare nel terminal per il check in.

Fui di nuovo in America. Ormai era un'abitudine farmi queste trasvolate in "solitaria", questa volta poi ero riuscita a collezionare una serie di scali-transito: New York, Boston, Chicago, prima di arrivare a Tampa... interessante, tempo per rilassarsi... questo per fortuna l'avevo già imparato (ma dalla vita, non dalla Sea Org).

Ed anche l'attesa del pulmino della "base" mi offrì altre due o tre ore di tempo tutto mio... A quel punto era notte fonda e mi lasciarono direttamente in uno dei motel per gli staff. Avevo il mio letto in una stanza con solo altre cinque ragazze e avevamo un bagno tutto nostro! Il salto di qualità mi colpì favorevolmente. Al mattino scoprii di non essere ancora "arrivata". Il pullman degli staff mi portò alla base dove, nell'ufficio che cura ingresso e assegnazione del personale, trovai fortunatamente un italiano che mi aiutò molto a capire, a tradurre. Dalla nave avevo avuto delle indicazioni e sapevo che il mio "terminale" era una ragazza di Caracas che stava lavorando per facilitare il mio arrivo. Scoprii che il lavoro era il tradurre in inglese la mia storia della vita, ma lei parlava solo spagnolo ed inglese... ovviamente poi non aveva solo quello da fare, ecco come erano trascorsi circa 8 mesi...

Il quarto giorno dopo il mio arrivo, insieme all'OK per stare alla base, seppi che in pratica dovevo ripetere il famoso "Prodotto 0", altri standard a Flag! Superai di nuovo gli esami dei corsi già fatti a Milano ed entrai nel vivo di questo reiterato allenamento "a stare di fronte a qualsiasi cosa, a dominare il MEST: materia, energia, spazio, tempo; a essere parte del team!". Team costituito, anche a Flag, per lo più da adolescenti, poco più che bambini con qualche ragazzo più adulto, una manciata di donne e due o tre uomini.

La mia sistemazione ovviamente cambiò: ricominciavo da 0 e cambiai motel, il più lontano dalla base, circa 30 minuti per raggiungerlo insieme agli altri (di nuovo!) EPF (estates project force). Nella stanza eravamo in 8 su 4 letti a castello, ma avevo ben due cassetti e il bagno! Fui lieta di trovarmi con una giovane donna, Olga, che era "entrata" nella Sea Org con il marito e il figlio quindicenne. Parlava spagnolo, ma ci si capiva bene e si lavorava volentieri insieme. La sua storia meriterebbe un capitolo a parte. Quanto mi ha raccontato ed ho visto compendia una bella serie di "capi d'accusa".

Ma ecco come anche quello che ho visto e quello che ho vissuto sfumino nel superabile in confronto all'altra subdola violenza morale che scientology opera: potevo comunicare pochissimo in un contesto di babele di lingue, giocoforza tutti spinti ad usare l'approssimato inglese che si andava acquisendo, (spesso comunque più comprensibile dei pesanti accenti americani, neozelandesi, sud africani, australiani, irlandesi...) e con impegni orari che non lasciavano certo molti spazi: mezz'ora di auto per arrivare al breakfast alle 8.30; il lunch dalle 12.00 alle 12.25; si lavorava ancora fino alle 16.00 poi si andava allo "staff college" per studiare. Dinner alle 17.30, ancora muster (il quarto della giornata) alle 18.15. Dalle 18.20 alle 22.15 staff college. Se non c'erano event o graduation o lavori straordinari, si riusciva a prendere l'auto per il motel alle 22.30 per fare finalmente la doccia ed essere a letto alle 23.15.

Come dicevo potevo comunicare pochissimo: osservazioni, sensazioni, non erano né traducibili né era pensabile esternarle. Tra l'altro si era vincolati a non parlare assolutamente che so, della cottura delle uova per esempio; sarebbe stato denigratorio, valutativo dei cuochi e "critico", quindi passibile di rapporti e assegnazioni di condizioni e... (vero che si era anche firmato il decalogo del non comunicare mai alla famiglia ciò che fai, cosa mangi, dove dormi... Verboten!)

Ma certe osservazioni fatte ridendoci su, cogliendo la comicità degli accadimenti, mi pareva fosse possibile commentarle con mio figlio. Anche certe evidenti discordanze fra il dire e il fare, fra il predicare ed il razzolare potevano essere rilevate, pensavo, solo con lui. Quel telefono che mi portava in Italia con loro mi era preziosissimo strumento ed era l'unico lusso che mi concedessi. Ma ecco all'opera quella che ho definito subdola violenza morale: io chiamavo un figlio e mi rispondeva una sorta di "ufficiale di etica", sempre più "libro alla mano", che mi faceva notare come "mancassi di" o "commettessi" non so cosa.

E allora ancora via anche da quel telefono, da quella tradita speranza di "tregua", via nella "macchina da guerra" (con in più il dubbio insinuante che avesse ragione lui, che io fossi totalmente inutile e sbagliata, anche lì) a buttarmi nel lavoro: ho ricevuto altri encomi, e nello studio, ho fra gli altri finito in un paio di mesi un corso che altri staff, anche ufficiali (ci sono i gradi, come nella marina) avevano cominciato da più di un anno. E non mi sentivo il diritto di pretendere neanche la paga settimanale!

Sulla nave qualcuno, che poi mi hanno comunicato stava grattando pavimenti per quel motivo, mentre ero ancora a Milano aveva commesso un errore ed aveva tolto il mio nome dal "pay-roll". Quando lo feci presente mi arrivarono, dopo un paio di settimane, forse tutte le pay di 25 dollari che, dopo il secondo "Prodotto 0" a Flag, erano salite a 35 settimanali (seppi poi che le altre org, all'attestazione dello "Staff Status 2", che già avevo certificato a Milano, pagavano 50 dollari a Settimana. Io li percepii molte settimane dopo, solo sulla nave).

Tenni un po' in sospeso l'idea di "risparmiare" per pagarmi il biglietto aereo per Roma, poi l'abbandonai e fui contenta di spedire a casa un primo gruzzoletto. C'era ancora la lira e i dollari pesavano di più. Divenne il mio scopo: qualche regaluccio a mio nipote e i dollari a casa. Anche quando finalmente tornai, ero riuscita ad accantonare 600 dollari, aiutata invero dal fatto che dalla nave potevo scendere solo accompagnata e solo nel paio d'ore che il sabato mattina si poteva mettere insieme, se con le statistiche in ascesa e se si era ottenuto il pass della security che controllava "guanto bianco" la zona che costituiva la personale "cleaning station" di ogni giorno e la cabina (tutta, non lo spazio personale: si è tutti responsabili). E questo in tempi "normali", (non certo di "Maiden Voyage", il celebratissimo anniversario del viaggio inaugurale, dopo il quale c'era però un intero giorno di liberty in due turni, con tutte le vettovaglie preparate la notte precedente).

Il dovermi cercare un tutore alla fine mi ha sempre tolto la residua voglia di scendere a terra e fatto piuttosto preferire lavare e stirare senza dovermi alzare all'alba per trovare una, delle due, lavatrici libera. Il ridicolo della cosa sta nel fatto che i passaporti erano sotto chiave, non certo a disposizione dei proprietari: si scendeva a terra con la tesserina di membro della crew [equipaggio]. Come pensare di poter prendere un qualche volo da quelle isole?! L'unico consolato italiano pseudo raggiungibile era a Miami!

Mi accorgo di come, scrivendo, questo stia diventando un diario. Non l'avevo pensato così, piuttosto come un album di belle e brutte foto, ma è come se volessi, con il racconto, ricostruire quel quotidiano che diventava anestetico, nel correre senza il tempo di pensare, e allontanare da me quei graffiati fotogrammi che presto invece potrebbero essere tratteggiati...

  • Olga, era venuta a Flag da un paese del Sud America con il marito ed il figlio circa quindicenne, dopo aver espletato le formalità del "progetto di preparazione". Avevano avuto l'OK per raggiungere la base della Sea Org dopo aver presentato la documentazione, anche medica, richiesta. Così avevano lasciato il lavoro, venduto la casa e la macchina, donato un terreno ad un'associazione benefica ed erano partiti. Per qualche giorno stettero tutti nel motel con gli altri EPF, Olga era nella mia stanza. Poi arrivò un "NOT OK" per il marito, che avrebbe dovuto rifare le analisi del sangue (c'era un'alterazione nel tasso glicemico) e, nel frattempo, trovarsi un'altra sistemazione a Clearwater, fuori dalla "base". Lo vidi anch'io affacciarsi agli angoli: per comunicare in qualche modo con la moglie, quando si lavorava all'aperto; per incontrare il figlio. Si era trovato una stanza in un lontano motel, aveva scovato un negozio "tutto a un dollaro" ed un economico discount... Dopo più di un mese la situazione non accennava ancora a chiarirsi, il "verdetto" sempre rimandato a un improbabile domani. Alla fine il "NOT OK" definitivo.

    Olga, senza il marito, non intendeva rimanere. Per il figlio avrebbe lasciato decidere lui... Alla fine andarono via. Li ho rivisti, una sera: si erano arrangiati a Tampa, erano staff di quella org, ultima spiaggia della loro vita sradicata.

  • Altre storie di famiglie, anche con bambini, storie che ho condiviso... una in particolare: non poteva circolare nell'ufficio della Freewinds, non poteva essere vista così come si stava riducendo e allora era da impiegare in qualche modo, da tenere nascosta... perfetta la lavanderia, quando l'org che dà servizi sulla nave era "scesa" a Flag. Eppure tre mesi prima era nel gruppo di persone che studiano a tempo pieno per fare poi gli auditor, i supervisori o quant'altro richiesto... cominciò ad avere dei disturbi: mal di testa, non rendeva più. Tornò nel gruppo di chi aspettava di raggiungere la nave. Mi era affiancata ed ho potuto vedere il suo declino fino ai momenti di totale incapacità di intendere, al tremito sempre più accentuato delle mani e del corpo, a volte, al filo di bava che le capitava di perdere, al non riuscire a mangiare pur guidando con l'altra la mano che teneva il boccone. Solo a questo punto il marito ebbe il permesso di riaccompagnarla in Italia per "controlli".

    Sono partiti insieme al figlio di circa 9 anni, a dicembre, lasciando la figlia di forse 16, anche lei a studiare per diventare auditor. Qualche sera cercavo di creare del tempo per stare un po' con lei, parlarci, le portavo qualcosa conservata dalla cena, frutta, un dolcetto... aveva trascorso un ben triste Natale. Le dicevano ogni settimana che il padre stava tornando. Lei non sapeva come telefonare, non avevano più una casa a cui riferirsi. Nelle ore in cui avrebbe potuto chiamare, la mission della loro città era chiusa visto anche i fusi orari; i genitori le avevano detto che si sarebbero appoggiati a qualche parente disponibile, ma non sapeva chi... Anche questa è una costante in scientology: si frequentano solo scientologist, si è sempre impegnati full time (quelli che ci credono; altri sembrano aver ben imparato la lezione che solo così soffertamene a noi è risultata evidente, e nel nome del più falso degli aiuti incrociano come squali e piombano come avvoltoi su ogni possibile "ciclo"). La famiglia, specie non lo stretto nucleo, anche quello ad alto rischio, se non è scientologist non esiste più.

    La casa è sempre consigliato venderla, anche a prescindere dal partire per la Sea Org, per le "donazioni", per il "Ponte". Poi ho saputo che anche la ragazza è andata via, la mamma non so che fine abbia fatto.

  • Una coppia con due bambine entrambe sotto i 6 anni... anche loro tornarono indietro. Quante volte avevo visto le bambine con gli occhi smarriti, ("arrangiarsi" anche con la nuova lingua) lasciate alle 8.00 del mattino e riviste, se andava bene alle 23.00/24.00. Abbandonate in quel famoso motel (sede anche della "Cadet Org") a mezz'ora di autobus dalla base.

  • Una famiglia con due ragazzi: era stato il maggiore a partire primo dall'Europa per poi convincere (16 anni, neanche a dirlo senza sforzo) gli altri a seguirlo. La madre era una auditor; il padre, venduto il vendibile, aveva affidato ad un fratello l'azienda. Il fratellino non toccava i 10 anni. Nel motel avevano una stanza "tutta" per loro. Sembrava che tutto procedesse scientologicamente benissimo, ma penso che le limitazioni a cui il piccolo era forzato abbiano aperto gli occhi ai genitori, che lo hanno riportato indietro. Non so cosa abbia poi deciso il figlio maggiore.

  • Una ragazza inca, serica cascata nera i capelli lunghi fino alla vita, un secondo nome per lei benaugurale: America. Mi disse (alla prima paga settimanale, presa in mano con evidente trepidazione): «Al mio paese ci si compra una casa!».

  • Un'altra seta, di un caldo chiarissimo castano a incorniciare il cammeo di un volto giovanissimo: in un primo fotogramma, un pomeriggio a casa con mio figlio... anche lei con gli occhi velati, ma nessuna invadenza. Gesti rispettosi, gentili, darsi da fare per preparare e tendermi le fragole con panna che aveva portato; poi una notte sull'autostrada, addormentata come una bambina in braccio a mio figlio: mi aspettavano, tutti e due operatori del Narconon, un guasto all'auto li aveva bloccati mentre venivano da Taranto per prendere un ragazzo (che intanto avevo lasciato a casa mia a dormire, sorvegliato da mia madre); ancora un fotogramma graffiato: Pulsano (Taranto), dove avevo accompagnato anche sua madre: gioia di vivere e simpatia (la felicità di vederla così fece superare alla mamma anche lo shock dello strappo della collana (che subì, tornando, in una sosta ad un distributore a Bari), lo shock del vedere la polizia, presente sul piazzale, rincorrere e sparare ai due giovani che sparirono nei campi; poi solo la voce, una telefonata di saluto dalla Toscana: «Va tutto bene, sono qui con il mio compagno, ha una casa e una concessione al mare dove possiamo lavorare». Ma il subdolo contagio di scientology ha vinto. Lei stava bene, lui invece era malato, ma non ci si ammala se non si è PTS, non ci si può ammalare! Lui aveva solo bisogno di "maneggiare l'etica", lei poteva aiutarlo. Neanche due anni dopo... Lei è morta di AIDS, Lauretta è morta di scientology.

  • La figlia di un ufficiale della nave: grandi occhi tristi, sorriso dolce, ancora adolescente, lei andò in un'organizzazione a New York, credo, non "qualificando" per la nave dopo un tentato suicidio.

  • Anche un giovane, nativo di una di quelle isole caraibiche, fu mandato via, sempre a New York, perché aveva parlato con visitatori a bordo usando il dialetto locale: grande rischio per la sicurezza o troppo fraternizzare o...?!?

  • Un anziano ufficiale irlandese: spesse lenti a velargli occhi da bambino che mi prestò il suo tesoro, conservato sopra una scansia nel locale dove si occupava da una vita delle lavapiatti e sistemava le stoviglie per il self service della crew: un libro di foto della sua amata Irlanda non più rivista.

  • Un altro anziano svedese, un motorista. Sul ponte per i muster l'avevo notato raggiungere a capo chino sempre lo stesso angolo, sempre solo, una timidezza da fanciullo. Mi disse: «Sì, sì, vanno bene, così posso cambiarmi quella bagnata». Aveva l'aria di chi riceveva un tesoro, ma gli stavo solo dicendo che non c'era la sua misura di canottiera, ne avevo solo due, e più piccole.

  • Un giovane ufficiale, cresciuto a Caracas, che ogni giovedì pomeriggio crollava e riusciva a dormire forse un'ora, seduto al computer e con le interruzioni del telefono. Solita notte bianca alle spalle per poter preparare tutto per la mattina e chiudere le statistiche alle fatidiche ore 14.00 del giovedì, dissimulando molto bene e comunque pronto davanti al lavoro della prossima week.

    Ufficiale, ottimi prodotti, 18 anni di "servizio", non aveva ancora fatto un passo avanti sul "Ponte" e non era ancora mai tornato a casa. Pure la nave, in certi scali, penso fosse a meno di un'ora di volo, si poteva vedere ad occhio nudo la costa della sua terra. Stava comunque progettando (sperando!) forse quindici giorni o una settimana, se avesse avuto qualcuno al suo posto, per andare con la moglie a conoscerne i parenti: «Così potrò anche visitare un altro Paese, nell'Europa del Nord!!»

  • Una anziana staff: non so quanti anni avesse, ma aveva conosciuto il "Commodoro" in Sud Africa, veniva dalla vecchia guardia, sempre molto in "tiro", sorridente. Fin quando non si accasciava, è il termine più calzante, nel "privato" della cabina che dividevamo in 8. Si toglieva la parrucca poi, in accappatoio e asciugamano sulla testa, andava a guadagnare il bagno (due, in quella zona dove si concentravano 8 o 9 cabine) e tornava lavato via anche quel falso rosato dalla pelle, steso a mascherare il suo star male. Anche lei un giorno sparì, qualcuno volle comunicare che era tornata in Sud Africa dalla famiglia; casualmente chiesi notizie di un'altra anziana staff di Flag (che si era rotta un femore andando attorno, come il suo posto prevedeva, con le offerte di promozioni a "catturare" public) ad uno del personale venuto con un compito da corriere sulla nave: seppi così che Jasta era a Flag, insieme all'altra donna. Si aiutavano e si facevano compagnia in una stanza alla "haçienda". Alla fine tutti venimmo a sapere, con la lettura dell'encomio e del saluto scritto dall'alto - da Los Angeles - che Jasta "aveva lasciato il corpo".

    Capitò poi che mi fosse indicata ad esempio quando, stando male anch'io, dissi di voler tornare in Italia: «Hai visto Jasta, è stata al suo posto fino all'ultimo!». La cosa assurda è che non la sentii come un'assurdità, anzi ero veramente in pena al pensiero di sottrarre il mio aiuto. Il giovane ufficiale che vedevo concedersi di crollare il giovedì era il mio senior, la persona che mi parlava era una splendida persona...

  • Era una ufficiale con un posto importante, che continuava ad essere lì concedendosi il solo lusso, anche lei, di un qualche momento a settimana per sentire al telefono i 3 figli, la madre. I ragazzi erano usciti dall'organizzazione, (spero anche da scientology) ed uno, ancora solo adolescente, viveva da tempo con un fratello a fargli da famiglia. Ancora il famoso "scopo" super partes, ma li ho visti i suoi occhi cambiare al sentirli, al parlarne!
Ed io come valevo poco, come mi dovevo ancora dar da fare! Doveva per forza aver ragione lei: mi aveva aiutata e in qualche modo protetta quando ero un expeditor, cioè persona inviata di rincalzo su di un qualsiasi posto per un grosso o straordinario lavoro (mi ha evitato il lavoro di carico e scarico dai moli, il lavoro di manutenzione sui ponti sopracoperta... ed io sapevo, cosa volesse dire lavorare al sole, l'avevo ben sperimentato a Flag). Vero che osservò che i miei capelli bianchi (già da qualche anno li lasciavo nature) non sarebbero stati ben visti dagli abitanti delle isole a svolgere quei lavori, non era buona PR (public relation). Ma doveva essere giusto e allora non mi parve strano, anzi fu un privilegio anche il dormire sul ponte di metallo con un sacco a pelo per circa 20 giorni.

Ero nella cabina dove si era trasferita anche lei, scalzando il marito dell'occupante, per cedere i posti alle personalità che affollavano la nave per il "Maiden Voyage". Un'operazione a "cascata", veramente ubi maior minor cessat!

Io mi ero studiata una posizione longitudinale che permettesse di aprire la porta e a me di distendere le gambe: di traverso alla cabina mi incastravo troppo "a misura" fra le due paratie. (Sempre meglio comunque di altri nella stiva). Il bello è, poi, che quando si va via dalla nave per un periodo e si torna, le sistemazioni sono cambiate. Anche chi è sposato, quindi ha un proprio spazio, se resta momentaneamente single cede lo spazio e scalza qualche "inferiore".

Così sperimentai per due viaggi inaugurali il ponte metallico: la cuccetta in basso, a livello pavimento di un castello di tre, in una cabina che conteneva nove cuccette; quella in alto, sempre di tre, in un'altra cabina "rinnovata", tutta metallica, con il cassetto in dotazione raggiungibile sollevando il piano letto, (si scopriva il vuoto di quasi 15 centimetri di profondità ricavato nello spessore): bisognava allenarsi per potersi inserire nella cuccetta in basso o per poter salire in alto e studiare bene il come, magari al buio. Perché qualcuno stava dormendo (essendoci ovviamente anche i turni di guardia su una nave che naviga quasi sempre di notte per raggiungere i previsti attracchi sulla rotta) era come dormire sopra un armadio metallico: se, supina, piegavo le ginocchia mi incastravo nel soffitto. Se su di un fianco sbattevo il gomito quando portavo una mano alla testa. Mi ricordavano molto "loculi" un po' risicati. Poi finalmente una cabina non rinnovata, con le cuccette di legno a soli due piani: salivo agevolmente in quella sopra. Poi ereditai (come è appropriata questa parola!) quella di Jasta, quella sotto, ad altezza letto, sulla quale mi potevo anche sedere senza sbattere la testa!

Niente male, ma cominciai a dover riconoscere di essere a "fine corsa" pur continuando a tenere il ritmo della "macchina da guerra": al mattino, dopo il muster delle 8.30, partecipavo alle esercitazioni di abbandono nave, alle corse su e giù per i boccaporti per conoscere tutte le vie di fuga, ci si esercita anche ad occhi bendati... se scoppiasse un incendio (quando sono isolati i settori dalle porte sbarra fuoco). Presi dimestichezza con l'ammarare le scialuppe di salvataggio e manovrare il mio remo... intensa mezz'ora che era seguita da altri trenta minuti per la " cleaning station" che dividevo con il mio senior (ognuno ha uno spazio della nave da tenere pulito e senza ruggine), che era il ponte passeggiata di dritta. Sul corrimano di legno della murata una notte di navigazione deposita uno strato cristallino di sale che va lavato, come pure la murata stessa e le paratie dove si aprono le vetrate di una sala interna, gli oblò di alcune cabine e di due porte; il ponte di legno era anche da spazzolare e usavamo un tubo per lavarlo e stracci per poi asciugare l'acqua residua che, spazzata via dal parquet, correva lungo la murata agli scarichi. Questo entro le 9.30.

Era bello lavorare lì, all'aperto. Nella nave si sta sempre con la luce artificiale e l'aria condizionata, e quella divisa bianca che dovevo avere indosso, impeccabile, al muster delle 10.00. Dopo questo inizio la giornata si snodava: mezz'ora per il lunch poi muster; 15 minuti di break per un caffè, 45 minuti per il dinner e altro muster; dopo un'altra ora via di corsa dal posto per l'appello in classe; due ore e mezza poi di nuovo in ufficio, a mezzanotte si può smobilitare. E tenni questo ritmo, ma mi sentivo febbricitante al pomeriggio. Il primo gonfiore al ginocchio lo ascrissi ad una storta, ma poi fu la volta dell'altro e mi avevano esentata da quella prima mezz'ora di esercitazioni... poi i dolori si diffusero e il pomeriggio mi ritrovai ad avvolgermi nella giacca a vento. Tutti i giorni si verificavano brevi epistassi: la dottoressa della nave mi accompagnò in tre diverse strutture sulle isole per fare analisi e per consultarsi con altri medici. Fu ipotizzata una diagnosi pesante anche senza il supporto di analisi più specifiche. Un medico aveva anche indicato una biopsia, una terapia di cortisone e immunosoppressivi, ma passò ancora del tempo. Intanto mi dicevano di farmi fare le "assistenze" di scientology, di riposare, di smettere di lavorare alle 22,30. Ed io mi sentivo in colpa!

Alla fine dissi comunque di voler tornare in Italia. Pensando che mi sarei fermata alla base di Milano, un terminale di etica italiano si interessò a me, anche perché avevo inoltrato un rapporto fatto a me stessa e alla reclutatrice che mi aveva accompagnata dal medico della nave due anni prima. Un atto di autoaccusa per aver "nascosto" la diagnosi di cui avevo parlato in quella sede. Quando gli chiarii che sarei andata a casa e che volevo uscire dalla Sea Org, cambiò atteggiamento, prese ad evitarmi, non mi dette più alcuna informazione, che viaggiavano invece sulla mia testa, fra i senior.

Intanto, però, comunicai a mio figlio la situazione: avevo anche parecchio temporeggiato pensando che lui avrebbe visto di sicuro la cosa come "scopo fallito", la sentivo così addirittura io, nonostante le problematiche che stavo vivendo. Mi ero in qualche modo convinta che tutti gli altri avessero ragione, che il mio compito era aiutare, che quello che facevamo era tutto volto all'AIUTO. L'umanità senza di noi sarebbe sparita nella polvere come le torri gemelle: era «Giunta l'ora di darsi da fare», come aveva tuonato il COB [Miscavige], il grande capo del network che protegge la purezza della trasmissione del "verbo"!

Fu proprio una sua presenza sulla nave (questo faceva letteralmente impazzire tutti, la randomity subiva un'ulteriore accelerazione, tutti si muovevano, dovevano muoversi, di corsa: vidi un senior executive inciampare sui suoi stessi piedi e andare lungo disteso nel corridoio che percorreva stile 100 metri piani con il codazzo di executive che gareggiavano fra loro per conquistare il primo posto alle calcagna del "Sir") a evidenziarmi ancora l'altra faccia della struttura organizzativa : si predica la "chiusura di ogni ciclo", non si può che essere "professionisti", si deve sempre dare lo "scambio del quarto tipo" (quello che dà ben più di ciò che ci si aspetta). Insomma, tutto deve essere impeccabile e in scientology non può essere altrimenti. La presenza del COB porta il gotha sulla nave in queste occasioni, sussurrate a numero chiuso, per il public "invitato": ovviamente il più danaroso, quello che ha già pagato i massimi livelli, si apprestano spettacoli ed intrattenimenti... ripresi in modo che risultino al meglio con la imponente (questa reale, deve "far vedere") strumentazione di Gold.

Ma mi capitò di essere chiesta in prestito ai miei senior per rendere, ferro da stiro alla mano, visivamente accettabili i costumi di scena: colorati, lucidi, falso serici e quanto di più rimediato abbia io mai potuto vedere. Calzoni a "misura" con spille e punti di spillatrice, tenuti su o "allargati" da cinture; camicie approssimate anch'esse - "tanto vanno sotto la giacca" -; la macchia che "dietro non si vede". Un essere e apparire che mostrava tutta la sua forbice (ripensai alla parrucca di Jasta...). Un ordine assoluto: bisogna "far vedere".

E poi i drill [esercizi] per "vendere", per prendere il totale controllo del public assegnato fino a prodotto ottenuto: soldi. Le "quote" assolutamente da raggiungere (questo sempre: quando non entrano i soldi previsti si mangia riso e fagioli fino al "cambiamento della condizione" = "entrano soldi"). Vidi ragazzini del CMO (l'organizzazione dei messaggeri del commodoro) "abbaiare" ordini con maggior veemenza del solito pretendendo l'immediato "scattare" anche di un ufficiale superiore (di altra org) con il triplo dei loro anni.

Così mi ricordai degli esercizi, volti ad ottenere l'assoluta immediata obbedienza agli ordini, che quei ragazzi del CMO svolgevano in un angolo appartato dello "staff college" a Flag. Li vidi perché aiutavo a studiare una ragazzina italiana, anche lei seconda generazione di scientologist come i ragazzini di Milano, ma per di più cresciuta a Flag, con uniche scuole quella pluriclasse interna alla Cadet org (per soddisfare l'obbligo scolastico, per non "apparire" fuori legge) e il college di scientology.

Mi ricordai la loro capacità di comando unita alla totale ignoranza della vita, senza esperienze né vissute né raccontate né lette o magari viste per la strada (si spostano da un building all'altro solo con i pulmini dell'organizzazione sui quali tutti scattano in piedi per cedere loro il posto), o in cronache televisive (la televisione è assolutamente vietata ed assente perché destabilizza, dà solo entheta). Solo qualche ipotesi, qualche idea (di "vita"?!? vissuta fuori dalle org) da qualche film comunque scelto dall'alto: molto bene ad esempio Matrix, Spider Man, Battaglia per la Terra (questo addirittura tratto da un libro... ups! perdono!...best seller... della "sorgente"), Il Signore degli Anelli, Stargate, Minority Report... Mi si strinse il cuore pensando alle loro rinunce, alla loro ignoranza... tremai solo ipotizzando che mio nipote avrebbe potuto subire quella sorte e così mi interrogai ancora su quell'aiuto, su quale tipo di aiuto scaturisse da tutta quella "macchina da guerra", su quale tipo di aiuto stessi dando io...

Ricordai anche quanto fosse stato diverso l'atteggiamento verso di me di un registrar italiano della IAS quando io ero solo una public della nave: interessato, cordiale, quasi deferente... adesso l'indifferenza e lo sguardo che mi aveva attraversata quasi fossi trasparente avevano gelato il sorriso di saluto che stavo accennando... non sono mai più tornata "visibile" per lui: tanto mi aveva, allora da public, "braccata" per i corridoi quanto mi ignorava totalmente ora che ero anch'io staff... Alte, altissime le quote settimanali da raggiungere, non potevano certo uscire dalle nostre pay! Ergo non valevo più nulla, ero sparita dal suo universo con buona pace per la comunicazione, l'aiuto, i valori spirituali contrapposti al mero materiale...

Quell'atteggiamento, solo un po' mediato dalla necessità generata dal dover rivolgersi al "posto" che occupavo, lo ritrovai comunque anche in molti altri staff della nave: anche a loro era caduta la maschera che celava la messa in pratica dei drill per la vendita e il reclutamento. Non ero più un "ciclo" per la statistica...

Ma ancora giorni e settimane e correre da un giovedì all'altro cercando di cooperare e così consentire magari qualche ora di sonno a qualcuno. Poi un altro "fitness board" mi aprì l'uscita: un pomeriggio seppi che l'indomani avrei potuto prendere un certo volo per Roma. Rimasi chiusa fra cabina ed ufficio fino all'ora della partenza, anche i vari visti sul modulo di uscita furono presi dal mio senior e lo stesso capitano venne lui in ufficio; si deve "sparire".

Comunque devo riconoscere l'umanità di alcuni singole, splendide persone nella trappola scientology che avevo intorno: la mia executive mi chiese anche se avevo bisogno di soldi, mi accompagnarono alla scaletta, al molo, dal taxi li vidi ancora fermi a salutare. Disfacendo i bagagli in Italia trovai un regalo e un biglietto con la firma di tutti i miei senior...

Differente il "destino", che avevo direttamente osservato, di altri due Sea Org member:

  • una fu "dissuasa" ad andarsene aiutandola a riflettere pulendo, inginocchiata, (piuttosto scomodo per tutti, ma ancor più per una taglia 3XL) il ponte della stiva;

  • un altro, che poi partì, lo intravidi scivolar giù nel boccaporto per il vano delle catene dell'ancora: «ciao, vado nel mio nuovo ufficio».
Finalmente raggiunsi Roma. Poi fui a casa.

Veramente era una casa che non avevo mai visto, un appartamento nello stabile e sullo stesso piano dell'Hubbard College dove mio figlio come direttore, e mia nuora - responsabile dei rapporti economici, lavoravano (in realtà alla donchisciottesca impresa del terzo millennio di disseminare scientology!) così da poter stare vicini a mio nipote. Anche l'essere in affitto era una novità, il contenzioso aperto aveva posto all'asta le proprietà residue. Ma sempre più importante era lo "scopo": dovevamo "chiarire" il pianeta.

Dal direttore esecutivo Italy - proprio quello, quel famoso OT7 della transazione delle società! - mi venne la, riferitami da mio figlio, proposta di presentare un CSW (lavoro completo di staff) sulle linee per ottenere di lavorarvi anch'io. Sfumai la cosa senza rispondere e prenderla in considerazione. Passò veramente pochissimo tempo, non erano quattro mesi dal mio arrivo, quando mio figlio fu praticamente estromesso. Per mia nuora, di conseguenza, era sempre più difficile poter continuare a rapportarsi con il presidente e con l'altro membro del College che era anche la compagna del presidente. La volontà reale dei due era di chiudere e tornarsene nella loro città. Così fecero. Intanto si scatenò anche una tempesta nelle alte sfere, ancora coinvolto il già citato OT7.

Tutto questo terremoto l'ho vissuto solo marginalmente, mentre continuavo a vivere il mio personale terremoto: ero tornata a metà settembre, a Natale accusavo anche disturbi agli occhi da fotosensibilizzazione, poi (verso la fine di gennaio, tornarono appena in tempo da una riunione al College Italy a Milano, perché ero con mio nipote e giusto il giorno dopo, i dolori concentratisi all'anca e fattisi violenti, mi immobilizzarono) cominciai con i reiterati ricoveri all'ospedale. La ricerca di una diagnosi certa era resa più difficile dal fatto che alcuni sintomi avevano cominciato a manifestarsi circa 9 mesi prima. Sperimentai i tentativi, fino alla morfina, di sedare il continuo dolore, l'impossibilità di muovermi senza l'ausilio di una carrozzella, la necessità di qualcuno che mi aiutasse nelle più semplici azioni quotidiane.

Questo fu il periodo nel quale la "verità" di scientology, seguita ad oltranza, infirmò più che mai ogni decisione, fu infatti proprio in quel marasma (non più il "lavoro" al College, che qualche euro comunque l'aveva fatto avere; io sulla sedia a rotelle e in un periodo di ricovero in ospedale per l'acuirsi dei sintomi e il peggiorare del quadro generale; mio nipote affidato ad una coppia di amici scientologist;) che mio figlio e mia nuora partirono per un ennesimo "viaggio della speranza" sulla nave. Il tutto appariva allora come il "maggior bene", sembrava al solito l'unica via per "sistemare" le cose, per essere "aiutati" a risalire le condizioni. Fra l'altro, mio figlio era visto (lesa maestà), responsabile della chiusura di un College! Più tardi stettero tutti e tre un mese a Milano per avanzare sul "ponte", l'unica via. Ormai anche mia nuora era pervasa dalla psico-tossina scientology.

Arrivai in qualche modo ad ottobre2003, all'operazione chirurgica che mi avrebbe dotata di una protesi d'anca con ricostruzione dell'acetabolo. Non fu lungo il periodo che passai a casa dopo la dimissione, neanche 10 giorni e si rese necessario un ulteriore ricovero per quelle terapie che erano diventate vitali: in ospedale mi applicarono una sonda in una vena del collo per somministrare le continue flebo. E ancora controlli e tentativi, immobilità e vera lotta per sopravvivere. Ne sono uscita, ma per reiterare il ricovero al fine di risolvere una trombosi ed un embolo polmonare. Dopo un anno esatto mi sono lasciata alle spalle, salvo che per i day hospital, l'ospedale e ho cominciato a risalire lentamente la china. Qualche volta mi sono svegliata perché stavo sognando di camminare... perché sentivo sotto i piedi l'erba o le foglie secche...

Mio figlio nel frattempo aveva anche costituito, con un suo nuovo logo, il nome che avrebbe consentito di operare nel campo, il gruppo che voleva andare a creare e aperto una partita IVA. Ovviamente per diffondere scientology, per aiutare, avendo sulle spalle la responsabilità del pianeta intero. Dal network che segue il campo ed al quale si devono chiedere le autorizzazioni per usare marchi e copyright, e al quale ci si deve affiliare tesserandosi e si devono inviare le "decime" di ogni eventuale incasso, non venne mai alcuna autorizzazione ad operare come gruppo e, nel rispetto della legge dello stato, emettere fatture e pagare le tasse. Il comico emerse anche qui: quando il gruppo, ormai costituito con altri due elementi, si attestò comunque al primo posto in diverse voci della "classifica nazionale" scientology per diverse settimane!! Io ne facevo marginalmente parte prestando l'aiuto che potevo, le altre due persone che facevano parte del gruppo insieme a mio figlio e a mia nuora si trasferirono da noi e in casa si cominciò a vivere quasi come in Sea Org. Infatti membri dell'Organizzazione del Mare furono ospitati per la conferenza organizzata per andare, insieme a mio figlio, "sui cicli". Poi event a Roma, anche io con le stampelle; a studiare, io ad allenare un membro del gruppo... e le statistiche da chiudere il giovedì alle 14.00. E ancora fui un osservatore marginale, rispondevo raramente al telefono in perenne squillare, ad ogni ora... Ma l'aria si stava solidificando, ci si interrogava dentro senza chiedere agli altri, serpeggiava la tensione, (ma sempre il gruppo in cima alle statistiche!) poi arrivò il momento delle ferie e l'altra coppia di amici, membri del gruppo, preferirono le vacanze, la casa in collina della madre di lui, la villa al mare e gli agi della famiglia di lei... e "disertarono".

Tornarono quando noi si aveva ormai aperti gli occhi su scientology, si erano messe insieme le tante cose osservate negli anni, mio figlio aveva cominciato a studiare, oltre che la sola "sorgente", anche le fonti da dove questi aveva preso gli elementi della sua "filosofia religiosa", a raccogliere testimonianze. In casa finalmente erano ricomparse altre case editrici oltre New Era e Gold, (mio figlio, il più "integralista", fedele al solito interessato suggerimento mascherato da falsa sollecitudine: «E' tutto entheta», aveva "dato ai cassonetti" i testi "blasfemi", compresa la Bibbia. Perfetta applicazione dello stile di una scientology che si autodefinisce «sapere come conoscere» e «religione di tutte le religioni» e che, proclamando accoglienza universale o quanto meno neutralità, poi fomenta i "roghi" e i "dagli all'untore!" impedendo così anche di conoscere altro!)

Si comunicò la decisione presa alla coppia di amici abbronzati e distesi. Temevamo potesse - anche se alcuni segnali di prima della partenza ci tranquillizzavano - essere una "scossa", ma per loro non fu traumatico, lei era ancora molto green, lui: «In fondo pensavamo anche noi che fosse meglio lavorare per il mondo wog (non scientologist). Più remunerativo...». Ancora un tentennare poi la decisione (auspicata da me, credo da tutti noi): andarono via.

A settembre 2004, esattamente due anni dopo il mio rientro in Italia, finalmente mio figlio inviò sulle famose "linee" di scientology la sua e nostra decisione di dissociarci totalmente, le sue lettere ed e-mail e le lettere mie e di mia nuora raggiunsero i punti nodali in Italia, Europa e in U.S.A.

Il telefono cominciò a tacere (che bello!) per lunghe ore; gli scientologist sparirono, meglio così certamente, perché a parte quelli via telefono ed e-mail, gli altri che erano via via comparsi, sempre ben accolti ed ospitati, risultò venissero sì a proporre grandi progetti, ma soprattutto per sondare in realtà che cosa potessero guadagnare da una qualche associazione (si conoscevano tutti nell'ambiente, dove sono state malauguratamente, e per lo "scopo" gratuitamente profuse, le notevoli capacità organizzative, manageriali e di persistenza di mio figlio).

Quegli scientologist "stanziali", quelli stessi che furono in mille modi aiutati e che fecero mille affermazioni di disponibilità all'aiuto ed alla partecipazione alle attività del campo, loro, forse più "furbi", erano già spariti ( salvo che per rapportare ad HCO chissà quali deviazioni dal "verbo"), per occuparsi delle loro attività wog remunerate, quando noi si "lavorava" solo a (Dio ci perdoni) "disseminare". Comunque adesso, anche volendo, non potrebbero neanche rivolgerci la parola:

  • capita di incontrare qualcuno che semplicemente "non ci vede".

  • Una di questi ha inviato una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata a mio figlio dove lo avverte di non volere più alcun tipo di comunicazione da lui (e da nessuno della sua famiglia o affine!). Evidente il "suggerimento" di un qualche "ufficiale di etica" e la solita distorta e demenziale convinzione: nel mentre si proclama che ognuno è causa, pensa con la sua testa ecc. fino alla famigerata libertà totale, si china il capo e si agisce come scientology insegna, per dir meglio si esegue ciò che scientology ordina. Logico quindi scrivere a qualcuno di ordinare ad altri di non comunicare. Madre, moglie, figlio non "pensano" non "decidono". Non possiamo?!?! A parte poi il fatto che nessuno, dopo la nostra dichiarata dissociazione, ha cercata l'autrice della lettera che è la stessa dello stralcio, (sempre indirizzato a mio figlio, quale personale riflessione) che segue:
    ...Ero in attesa del secondo bambino ed il mio matrimonio stava naufragando... E sono cominciate le nostre interminabili chiacchierate chiarificatrici. Ho messo a dura prova la sua pazienza, ma è sempre stato molto disponibile dimostrando una notevole abilità nella comunicazione.

    Voglio premettere che inizialmente mio marito era antagonista a Dianetics e Scientology e soltanto grazie ad... ora non lo è più ed anzi sta facendo con lui auditing di Dianetics, non ostacola il lavoro personale che sto facendo e sta collaborando alla riparazione del nostro matrimonio con il maneggiamento guidato da... con Successo.

    ... La disponibilità dimostrata da... e da sua moglie ..., ha portato anche ad instaurare una bella amicizia.

    Grazie... per l'interesse e l'affetto che ci dimostri.

  • Da un'altra città ci ha scritto la responsabile delle vendite di una ditta, importatrice in Italia dagli U.S.A. di vitamine e prodotti naturali, comunicandoci che non avrebbe più potuto evadere nostri ordini per «ordine di HCO» (Hubbard Communication Office). In "commercio"?!?! Alla faccia naturalmente della sbandierata "libertà totale", «mai più "effetto", star di fronte a qualsiasi cosa».

  • Vera ciliegina sulla torta, quell'ormai stracitato ex amico di Tampa e Los Angeles... ha lasciato la nostra valigia, avuta in prestito mesi fa, in un negozio vicino perché telefonasse a mio figlio di andare a riprenderla!! Ovviamente nessun cenno agli oggetti di valore, al denaro! Abbiamo riscoperto la validità dell'antica saggezza popolare: «Meglio soli che male accompagnati».
Ci spiace solo per i tanti che sono ancora invischiati nelle panie della subdola trappola scientology, sento il peso della responsabilità di aver contribuito a mascherarne l'ingresso.

Abbiamo richiesto la restituzione di quanto obnubilatamene pagato, sappiamo che per i "materiali" consegnati non c'è refund, ma i "servizi" dovrebbero essere riconosciuti e sono sempre migliaia e migliaia di euro! Voglio spostare su questo l'attenzione... tutto il resto ...fa troppo male.

Ora devo lasciare che faccia il suo effetto l'antidoto (costituito dall'aver finalmente visto bene che "il re è in mutande!") a quel micidiale cocktail propinatomi - fatto di «l'individuo è niente», «il team è tutto», «i dati servono per pensare» (e insieme: «pensare è basso sulla scala del tono»!?), shakerato con i "gradini" del "ponte"...fino ad «essere causa su materia, energia, spazio e tempo», «causa sulla vita stessa che è vita perché IO la creo»- per liberarmi completamente da quel distorto, demenziale concetto da cui la "religione" scientology, "la religione di tutte le religioni", è profusa: la totale negazione di Dio.

Ora solo a me stessa posso richiedere la restituzione della mia autostima, dell'entusiasmo per il semplice vivere e della capacità di condividere senza i filtri deformanti dei vari: «è un suo ciclo», «è una sua condizione», «È PTS»... «È antagonista» ... «È un soppressivo». Questi fortunatamente è più facile scrollarseli di dosso, perché toglierli di mezzo è la cosa che aiuta a riabilitare l'aiuto, che permette di tendere la mano senza "sentirsi in colpa" in quanto, secondo Hubbard, «si crea un criminale se non si pretende lo scambio».

Vera la bontà dello scambio (equo!), ma in scientology viene mischiato agli altri "filtri" e fatto vivere come assoluto, per portare a vedere anche l'opera di madre Teresa di Calcutta come azione soppressiva, portare a schernire ogni forma di umana carità, bollare ogni situazione di disagio come "condizione PTS" e come DB (degraded being, essere degradato, cioè avere nessun pensiero, nessuno scopo) ogni povero emarginato del pianeta. Questo per cancellare la parola vendere, per travisarla e sostituirla con "disseminare" e "donazione", in una operazione così inculcata da arrivare a far credere ai registrar, agli staff tutti, agli scientologist, che chiedere migliaia di dollari sia "cosa buona e giusta", soprattutto quando si è individuata la "rovina" della persona che si sta "illuminando" (cioè quando l'ormai divenuto "oggetto" da cui si può ottenere denaro è più vulnerabile) e gli si sta facendo credere che quella indicata è la sola via per risolvere il suo problema (perfetto se è un reale dramma: è più facile far leva sul dolore, sulla disperazione, su qualsivoglia stato di necessità... per trasformarlo in "ciclo" da statistica, da GI (gross income)= incasso).

Meglio chiudere, per ora, questo stralcio di album datato 1988 - 2004

Calibra

 
 
 
INDICE
 
 
 

Copyright © Allarme Scientology. L'utilizzo anche parziale dei materiali di questo sito - testi, traduzioni, grafica, immagini, digitalizzazione e impaginazione - con qualsiasi mezzo e su qualsiasi supporto, non consentita senza il preventivo consenso scritto del gestore del sito. Per richieste e chiarimenti contattare: allarmescientology@email.it