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Milano: rinvio a giudizio dell'ottobre 1988 - L'indottrinamento e gli effetti sulla famiglia

Ottavo capitolo dell'imponente lavoro istruttorio del giudice milanese Guicla Mulliri e le sue conclusioni.

 
Il 10 ottobre 1988 il giudice milanese Guicla Mulliri rinviò a giudizio 140 scientologist - per lo più dirigenti e staff operanti in praticamente tutte le organizzazioni di Dianetics/Scientology (e Narconon) sul territorio nazionale. Le imputazioni erano le più diverse, si andava dalla truffa alla violenza privata, dalla circonvenzione di incapace all'esercizio abusivo della professione medica, fino all'associazione per delinquere.

Il procedimento si concluse soltanto nell'autunno 2000. Per ripercorrere tutte le fasi di quel lunghissimo procedimento giudiziario, si prega di consultare l'apposita sezione.

Il lavoro istruttorio del giudice Mulliri fu davvero imponente: 1200 pagine che toccano ogni aspetto dell'organizzazione. Al di là dei circa 40 capi di imputazione contestati, che riguardavano casi che avevano viste coinvolte persone in evidente stato di difficoltà mentale, il rinvio a giudizio analizza innumerevoli comportamenti che, seppur non inquadrabili in alcuna fattispecie di reato, scattano però una inquietante fotografia dello stato dell'organizzazione "Chiesa di Scientology" italiana (che all'epoca era meglio conosciuta come Dianetica, o Hubbard Dianetics Institute) della metà degli anni Ottanta. Il giudice, dopo una indagine durata alcuni anni e dopo aver escusso centinaia di testimoni, ascoltato migliaia di ore di intercettazioni telefoniche (alcuni estratti qui e qui per quanto riguarda la chiesa di Scientology, qui e qui in riferimento al Narconon), aver vagliato decine di migliaia di documenti sequestrati nelle varie sedi e presso gli avvocati del gruppo (alcuni estratti qui), stila le sue conclusioni sull'attività dell'organizzazione.

Il documento che vado a presentarvi riguarda l'aspetto indottrinante delle pratiche e della prassi scientologa, e come esso si riverbera sulla stabilità familiare in base agli accertamenti istruttori.

Da allora sono passati quasi 20 anni e ci si augura che i comportamenti della Chiesa di Scientology italiana siano cambiati. Ma è davvero così? Lascio il giudizio alla vostra personale esperienza.

Martini



Capitolo 8 - L'indottrinamento

  1. Il "diffuso clima plagiante" dell'associazione come nota generalmente riferita
  2. Testimonianze in ordine alla suggestività dell'atmosfera e delle tecniche
  3. L'insegnamento come mezzo di indottrinamento capillare
  4. Le "certezze" come risposta costante sia in positivo (sicuro benessere) che in negativo (velate minacce)
  5. Il "cambiamento" di coloro che aderiscono all'associazione
  6. Incidenza negativa sulla stabilità delle famiglie
  7. Le "promesse" non mantenute: perdita di lavoro, cultura e di ogni indipendenza finanziaria
  8. La "Colpevolizzazione" e l'acquisizione di proseliti tra le persone "in difficoltà" come aspetti ricorrenti: cenni sulla c.d. "deprogrammazione"


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1. Il "diffuso clima plagiante" dell'associazione come nota generalmente riferita

Le parole "plagio" "automa" "lavaggio del cervello" "robot" ed espressioni simili tese a rappresentare la situazione di un soggetto completamente (o quasi) privato della sua volontà, sono senza dubbio tra le più frequenti nelle denunce sporte ed in numerose testimonianze.

E che non si tratti di mere illazioni di soggetti inesperti è confermato dal fatto che anche i periti incaricati di valutare le facoltà mentali di alcune parti lese, non hanno mancato di sottolineare, in più circostanze, il diffuso clima plagiante che si coglie all'interno dell'associazione in esame (cfr. perizie psichiatriche vol. 101).

Tale aspetto, che in sé e per sé, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale, non ha un'autonoma rilevanza giuridica, ma non può mancare di un'adeguata considerazione nel presente provvedimento sia per dare atto di una realtà accertata, sia perché il grado della sua inquietante diffusione è talmente elevato da svolgere un significativo ruolo preparatorio anche per la commissione dei fatti delittuosi contestati.

Lungi dall'intento di dare etichette o definizioni di alcun tipo all'associazione di Scientology, è un fatto che il materiale probatorio del presente procedimento consente di sottolineare

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alcuni aspetti emersi come dati oggettivi sui quali sia consentito fare considerazioni logiche senza per questo aver la pretesa di dire una parola definitiva su una problematica tanto vasta e complessa.

In buona sintesi, scorrendo il gran numero di testimonianze acquisite, sia dagli organi di P.G. (ed allegate quindi ai numerosi rapporti), sia da questa A.G., mediante l'escussione di denuncianti e non, si può serenamente affermare che argomenti costantemente ricorrenti sono che:

a) all'interno dell'associazione si coglie un'atmosfera suggestiva ed esaltante in cui le prospettive future (sia positive che negative) sono proposte in termini di certezza;

b) le persone avvicinatesi all'associazione hanno registrato in sé stesse o fatto rimarcare dal loro congiunti:
- profondi cambiamenti di carattere e di comportamento;
- una impressionante perdita di sensibilità affettiva;
- un irrigidimento sulle proprie posizioni sì da non ammettere critiche o ostacoli.

Corollari e conseguenze inevitabili di questi aspetti sono dunque, nella gran parte dei casi, una costante esaltazione della bontà o, per meglio dire, della perfezione delle tecniche dianetiche (sì da non parlare d'altro e non ammettere null'altro al di fuori di essa) ed un allontanamento dalla famiglia nel senso più letterale del termine con conseguenti traumi, separazioni coniugali, abbandono di figli ecc. Quando, invece, l'abbandono è solo metaforico, nel senso che la persona trascorre l'80% della sua giornata fuori di casa per seguire le attività dell'associazione, sussistono, in contemporanea, un

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totale disinteresse per le vicende o necessità familiari e la pretesa di non ricevere alcuna critica o impedimento a tale scelta di vita al punto da minacciare i congiunti di non farsi più vedere qualora essi si esprimano, con loro o con terzi, in termini contrari.

Ancora una volta, in linea con la tecnica fin qui seguita, si preferisce far parlare gli stessi interessati riportando peraltro solamente le dichiarazioni di alcuni testi con esclusione di quelli che sono stati anche considerati parti lese.


2. Testimonianze in ordine alla suggestività dell'atmosfera e delle tecniche

In ordine alla suggestività dell'atmosfera che si respira all'interno dell'associazione, sembra che estremamente significativa sia la testimonianza di CA. (cfr. vol. 32) che riferisce di un'esperienza vissuta in prima persona in tutte le varie fasi; tale è stata l'intensità e l'importanza delle emozioni registrate nel corso di tale vicenda da indursi, all'esito, a presentare un esposto nel quale parla di violenza psichica. Sebbene la Pubblica Accusa non abbia ritenuto di ravvisare in questa esperienza gli estremi di alcun reato, è un fatto che essa appare, quantomeno, molto efficace per illustrare il tipo di sensazioni che si possono avvertire entrando in contatto con l'associazione in esame:

"...Quando parlo di violenza psichica intendo riferirmi ad una serie di atteggiamenti che oggi vedo come estremamente suggestivi ma che in quel periodo della mia vita, ebbero la capacità di indurmi a fare delle cose, anzi, più che altro a sentire delle cose che mi hanno prodotto un grande malessere... non sono mai stato un grande studioso ma piuttosto un pratico ed anche a scuola non amavo particolarmente lo studio. Ciò malgrado questo
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libro (Hubbard - Dianetica: Scienza della salute mentale n.d.r.) mi assorbì al punto da desiderare di leggerlo avidamente e rileggerlo fino a quattro volte... con il senno di poi ritengo che questo effetto sconvolgente sulla mia psiche sia stato determinato dall'abilità dell'autore di esporre i suoi pensieri in modo suggestivo.

Quello stesso modo suggestivo che ho trovato poi nell'organizzazione di Roma attraverso parole ed atteggiamenti di quelli che divulgano il pensiero di Hubbard. Ho ad esempio vissuto in questo senso le sedute di auditing durante le quali io ho avvertito sensazioni mai provate come il distacco dello spirito dal corpo. Sono state percezioni terribili che mi hanno fatto stare male ed hanno fiaccato ancora di più il mio spirito di modo che, quando venivo sollecitato a premere presso i miei genitori perché mi dessero i soldi per queste sedute, io, sebbene sapessi che i miei come pensionati non avevano grandi disponibilità, seguivo questa strada perché ormai la via di Scientology mi era stata prospettata come l'unica da seguire.

Mi veniva detto chiaramente o fatto capire che non avevo scelta perché sarebbe stata meglio la morte ad un abbandono del credo di Scientology. Ricordo in particolare una volta in cui mi ero rifiutato di continuare l'attività di volantinaggio richiestami e mi fu testualmente detto: "preferirei vederti morto che fare una simile disobbedienza". In questa frase era chiaramente insita la minaccia di rimanere, in caso contrario, sempre nei gradini più bassi del "ponte". La qualcosa, naturalmente, veniva prospettata come una condizione di degrado intollerabile e di grave violazione dei principi divulgati... progressivamente mi prospettavano ciò che insegnavano come qualcosa da accettare senza discutere: un credo.

Sotto questo profilo aveva un effetto suggestivo anche il divulgare l'immagine di personaggi noti (es. John Travolta) cosa che ho visto funzionare su varie persone... Rammento altresì che rivolgendosi a me a proposito di una persona storpia commentavano: " guarda che brutto corpo che si è scelto quello". Tutta questa realtà aveva svolto su di me un effetto suggestivo e di estrema pressione psicologica al punto da indurirmi a fare tutto quello che essi mi chiedevano ivi compresi i lavori più umili. Peraltro questi ultimi contribuivano, a loro volta, come una sorta di circolo vizioso, a rendermi sempre più schiavo ed a farmi sentire sempre più in una condizione di inferiorità e quindi mi induceva a fare ciò che essi dicevano.

Tutto questo, che oggi vedo chiaramente, in quel periodo è stato vissuto da me come una continua sensazione di malessere dal quale fui cosi attanagliato che, un giorno, mi recai sul Tevere pensando realmente al suicidio. È stato forse l'acutizzarsi di questo malessere che ha fatto scattare in me la forza della disperazione per uscire da quella organizzazione. Deve peraltro considerarsi che questo mio coinvolgimento nella Chiesa di Scientology mi aveva portato ad un distacco dai miei punti di riferimento abituali, quali la famiglia. MI trovavo pertanto in una situazione di compressione tale per cui, da un lato in Scientology mi sentivo male, dall'altro avevo la sensazione che al di fuori di essa non avrei avuto scampo".

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Che l'esperienza del CA. non sia unica ma, anzi, rifletta esattamente il clima di soggezione psicologica nel quale viene a trovarsi la persona che entri a far parte dell'associazione in questione è confermato da numerose altre testimonianze acquisite.

Piace citare, in proposito, a rimarcare il fatto che Scientology produce effetti analoghi in ogni parte del mondo in cui opera (a Roma come a Londra), quanto occorso a LO. S. (cfr. vol. 32) ragazzo italiano recatosi in Inghilterra in cerca di lavoro ed avvicinato casualmente da un adepto di Scientology, il quale con l'allettante prospettiva di un lavoro migliore, carriera e guadagni, lo convinse ad abbandonare il posto di cameriere che aveva trovato ed a recarsi presso la A.O.S.H. (Advanced Organization Saint Hill) vale a dire la principale sede della Chiesa di Scientology in Inghilterra ed una delle più importanti in Europa sita appunto a Saint Hill nel Sussex:

"... confermo... di essere rientrato in Italia in stato confusionale. Anche ora a distanza di mesi dalla mia esperienza a Saint Hill mi capita di rivivere nei sogni quel periodo come un vero e proprio incubo... una volta sul posto, dopo soli due giorni prese a nevicare ininterrottamente ed il castello nel quale mi trovavo rimase completamente isolato.

Questo complicò di molto la mia esperienza. Fin dal primo giorno infatti ero stato messo a spalare neve ed a studiare i libri di Hubbard. In compenso mangiavo, solo se avevo spalato la neve, patate e the. Per tale ragione, dopo meno di una settimana avrei voluto andarmene ma mi era impossibile per via della neve.

Le mie condizioni disagiate erano poi aggravate dal fatto che l'unico pullover di lana che avevo con me mi era stato rubato proprio lì a Saint Hill, come pure altri capi di abbigliamento. Pian piano, il mio disagio fisico aumentava. A tratti venivo peso da accessi di ira e sarei voluto scappare; un giorno spaccai tutti i letti a castello della mia camerata dove dormivamo in 10/12 e per tale motivo non percepii più la modestissima paga di circa 4 sterline a settimana che mi avevano dato sino a quel momento (si tenga conto del fatto che con quei soldi avrei potuto comprare qualcosa al bar interno dove un caffè costava una sterlina e mezzo.

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Ero incuriosito dagli studi che mi facevano fare anche perché, a sentir loro, grazie ad essi le mie possibilità mentali si sarebbero potenziate sino al 100%. Avevo provato a chiedere di essere mandato via ma mi ero sentito rispondere che ero libero di farlo. Contrariamente però al momento in cui ero stato accompagnato all'andata, per tornar via, avrei dovuto provvedere per conto mio e, come ripeto, a causa della neve, la cosa mi era impossibile... con il passare del giorni il mio stato fisico era visibilmente peggiorato a causa della pessima alimentazione (in 22 giorni persi circa 6 chili) e naturalmente, anche il mio stato mentale ne risentiva anche perché a volte mi sembrava di essere matto solo io a veder tutti gli altri più tranquilli che, pur stando male come me, dicevano di voler proseguire perché in seguito avrebbero raggiunto non so quali successi, o miglioramenti.

In effetti anche io a volte mi sentivo soggiogato da quell'atmosfera di rassegnazione al punto che, quando sentii dire da uno degli organizzatori che io avrei dovuto essere mandato a Flag in America, capii che, pur non volendo, non avrei saputo oppormi.

Mi rendo conto che questo può sembrare assurdo ma è esattamente ciò che provavo in quel momento... quando la polizia di Scotland Yard venne a prendermi, venni guardato con odio tale che sembrava dovessi essere ucciso ed uno dei responsabili mi disse che alla polizia, se mi avesse fatto domande, avrei solo dovuto dire che ero lì per corsi di studio".

Del resto c'è da rilevare che anche a sentire la polizia inglese (cfr. dep. sergente DIPLOCK vol. 116 cart. 1) episodi del genere non sono inusuali se è vero che anche un'altra volta la stazione di polizia di East Greansted, territorialmente competente su Saint Hill, venne richiesta di intervenire da parte di una ragazza che sosteneva di essere stata sequestrata ma che, una volta recatisi sul posto, gli agenti non rinvennero alcun impedimento fisico alla libertà della ragazza.

Vengono, a tale proposito, in mente le parole di uno dei tanti testi (BR. cfr. vol. 34) che si è avvicinato all'A.G. per segnalare il cambiamento della propria figlia e che significativamente, pur nella sua semplicità (si tratta di un muratore) ha ad un certo punto espresso il seguente concetto in ordine al periodo in cui la figlia si trovava presso la sede di

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Flag in America: «...quando ci scriveva, io avevo la sensazione che mi scrivesse una persona "prigioniera" non so trovare le parole esatte per esprimere questo concetto anche perché sapevo che mia figlia era di fatto libera ma il modo in cui scriveva a me e mia moglie mi faceva passare notti insonni».

Una simile affermazione che, presa isolatamente, potrebbe avere il valore di una mera impressione o illazione, alla luce di fatti tanto simili ed oggettivi riportati da terzi totalmente diversi, non può non avere un significato preciso ed inquietante.

Non è questa la sede per decidere esattamente di che natura sia il giogo psicologico che prende le persone all'interno di questa associazione ma è certo che deve pur esserci qualcosa definibile, quantomeno, con l'attributo di suggestivo, se è vero quanto appena appreso dalle parole dei testi citati (sulla cui credibilità non vi è ragione di dubitare) e se è vero anche quanto si dirà più avanti a proposito delle percezioni avute da altre persone o del cambiamento caratteriale e comportamentale riscontrato in tutti coloro che sono entrati a far parte dell'associazione di Scientology.

Infatti, senza che alla cosa possa essere dato alcun valore interpretativo, sembra dunque interessante citare in proposito ciò che riferisce il teste MI.D. (cfr. vol. 35) recatosi presso la sede principale in America (Flag) a seguito della sua accettazione di entrare a far parte del c.d. "staff".

Tale deposizione è tanto più attendibile e difficilmente aggredibile in quanto il MI. si è sostanzialmente espresso in termini lusinghieri e di accettazione della tecnica dianetica:

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"... la tecnologia che loro usano e che è poi la cosa che a me affascina maggiormente, è quella della conoscenza della mente umana, al punto tale da trovare i modi per far fare alla gente e al soggetto ciò che si vuole. Più esattamente, quello che intendo dire è che la loro abilità è quella di far fare alla gente ciò che essi vogliono facendo però in modo che le persone siano al contempo convinte di seguire il loro volere.

Non userei la parola "lavaggio del cervello" usata dai poliziotti americani, ma è certo che all'interno di Scientology vi sono profondi conoscitori della mente umana in grado di far fare alle persone ciò che essi vogliono senza ricorrere mai ad alcuna costrizione fisica. È molto difficile spiegare in parole povere come avviene tale procedimento. In genere io uso l'espressione di messaggi subliminali; è come la goccia che, un po' alla volta, scava la roccia. Nel corso degli studi vi sono tutta una serie di concetti continuamente ripetuti che, pian piano, creano nel soggetto una sorta di condizionamento dal quale difficilmente egli riesce a sottrarsi. E so di persone che pur essendosi allontanate da Scientology non osano parlarne male per il complesso di timori lentamente inculcati ed interiorizzati.

Personalmente non ho subito questo condizionamento, sia perché ho sempre avuto un atteggiamento piuttosto critico e, se vogliamo, un po' utilitaristico teso soprattutto a soddisfare la mia curiosità... In sostanza, almeno a parole, ognuno era libero di andar via, in concreto ciò diventava difficilmente realizzabile perché quando si manifestava tale proposito ci si scontrava con una serie di ostacoli apparentemente formali e burocratici (routing form, i tests ecc.) che però di fatto esasperavano l'intenzionato ad andar via fino a che questi raggiungeva uno stato di tensione tale che anche il gesto più banale aveva l'effetto rassicurante e convincente per rimanere".

Sono molti i temi, espressi in questa e nelle precedenti deposizioni, che si ritrovano poi nelle dichiarazioni di altre persone entrate a far parte dell'associazione per un certo tempo. Ad esempio a quanto appena detto dal MI., in ordine alle caratteristiche di una tecnologia grazie alla quale una persona finisce per fare quello che intendono gli altri con il convincimento di farlo di propria volontà, fanno eco le parole di VA. (cfr. vol. 36) il quale, a seguito di una sua intensa esperienza presso l'associazione dichiara:
"...con la lucidità di poi, anche riguardando le dispense che le produco, mi rendo conto che lo studio delle tecniche dianetiche punta molto sulla suggestione attraverso apparecchi come l'E-Meter, ad esempio che è solo un galvanometro e non un misuratore di onde cerebrali o emotive, oppure attraverso l'equivoco terminologico. Si tende a reprimere qualsiasi capacità critica nel soggetto il quale, nello studio estremamente capillare delle singole parole tende a perdere di vista l'insieme quando, invece,
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a voler essere attenti, la sintesi di molte e molte pagine, piene di parole dal significato multiplo, è poi data da concetti minimi e molto semplici".

Concetti non dissimili sono espressi dal MA. che, è bene rammentarlo, riferisce di un'esperienza con dianetica del lontano 1981 a conferma di una continuità di sistemi nel tempo oltre che (come appena visto, nello spazio).

"... venivo sottoposto ad un interrogatorio con quella che io ritenevo la macchina della verità... mi dicevano... che dopo cinque anni e cioè nel 1985 tutto il pianeta sarebbe stato reso "clear" e pertanto solo coloro che avevano contribuito fattivamente a far diventare "clear" gli altri potevano ricoprire incarichi di grossa responsabilità. Il concetto, che ora mi fa solo ridere, allora, data la situazione ed il coinvolgimento totale a cui ero stato sottoposto mi sembrava vero e possibile... sono stato anche sottoposto ad uno stringente interrogatorio con una macchina denominata E- METER, durante il quale mi sono state poste domande sul mio passato, mi è stato chiesto se fosse mia intenzione indagare sull'Istituto e perché ero entrato nello staff. Detta macchina non sapevo a cosa servisse, ricordo tuttavia che mi faceva molta suggestione".
E sempre lo stesso teste dà atto, nella sua lunga testimonianza, sia del fatto di essersi visto indotto a certe decisioni con il convincimento di prenderle di sua volontà ma, in realtà perché sopraffatto dalle pressioni ed insistenze altrui:
"... alla fine di detto corso, martellato da quanto il CL. diceva circa la necessità di partecipare ad uno dei corsi di specializzazione, estraniato al contempo dal contesto sociale nel quale vivevo, tanto da ritenere che l'unica realtà fosse quella della scienza dianetica, ho scelto, ovvero, (data l'insistenza con la quale mi si invitava ad iscrivermi e che aveva completamente eliminato ogni mia capacità di valutare l'effettiva necessità di apprendere quanto mi si voleva insegnare) ho ritenuto di scegliere liberamente di partecipare al corso di "auditor di classe IV"
sia di aver ricevuto precise disposizioni di ricorrere a sistemi suggestivi come tecnica di vendita:« ... il CL. in particolare mi consigliava prima di interessare ai corsi creando mistero sugli stessi».

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Dopo aver accennato all'efficacia suggestiva dell'apparecchio E - Meter, da alcuni scambiato per una sorta di macchina delle verità e dopo aver detto degli effetti suggestivi delle sedute di auditing non si può non fare un rapido riferimento anche al valore simbolico svolto dal fatto di far sottoscrivere contratti di adesione all'associazione per qualche "miliardo di anni" (cfr. PE. vol. 35 e la copia di tale contratto allegata alla deposizione di DF. vol. 30) oppure al fatto di far credere che ai corsi di livello superiore non si possa accedere "omisso medio" cioè senza aver percorso tutti i gradini precedenti. Da un punto di vista didattico, teoricamente, la cosa ha senso perché sarebbe un po' come se una persona che ha solo la licenza media pretendesse di leggere subito testi universitari. La differenza però sta nel fatto che in quest'ultimo caso la cosa è semplicemente sconsigliabile e quand'anche si verifichi, sarebbe totalmente inutile perché, molto verosimilmente la persona non comprenderebbe nulla. In Scientology, invece si ha la pretesa di sostenere che un accesso ai livelli OT superiori senza aver passato i livelli precedenti può far tanto male da far impazzire o addirittura ... morire. Come dimostrano le testimonianze di persone che l'hanno fatto (BA., SE. o MI.) ciò non è assolutamente vero ma è indubbio che il sostenerlo crea una barriera di ordine psicologico di sicuro effetto suggestivo. Là dove, invece, sembra lecito il dubbio che tanto timore che taluno prenda visione del corsi di livello più elevato senza aver effettuato quelli inferiori può essere più semplicemente attribuibile sia al timore di perdite finanziarie (per il mancato acquisto dei corsi intermedi) sia ad uno scadimento della spinta emozionale che dà una meta elevata, di difficile accesso e,

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come tale, più ambita.

Altro sistema di sicuro effetto coinvolgente (o forse sarebbe meglio dire "avvolgente") è rappresentato dall'abitudine di affiggere in bacheca le dichiarazioni di "successo". È infatti prassi all'interno dell'associazione, al termine di ogni corso o ciclo di sedute richiedere un'attestazione di "successo" espressiva, cioè dei benefici o, come si usa nel lessico di Scientology, dei "vantaggi" tratti dal corso appena ultimato. L'istruttoria ha portato anche all'accertamento che tali dichiarazioni non erano sempre spontanee, erano praticamente dovute e, spesso, non esprimevano l'effettivo pensiero del dichiarante (cfr. a titolo esemplificativo AM. (cfr. vol. 34), FR. (cfr. vol. 35), GA. (cfr. vol. 35), MA. (cfr. vol. 35), MO. (cfr. vol. 35), PE. (cfr. vol. 35), PA. (cfr. vol. 35), PE. (cfr. vol. 35)).

In ogni caso, visto che non era possibile che esse avessero un contenuto negativo, indipendentemente dalla loro sincerità erano pur sempre sostanzialmente elogiative delle tecniche dianetiche ed il fatto di essere esposte in bacheca al pubblico non poteva non influenzare altre persone che, non avendo motivo di dubitare della loro genuinità, non potevano che rimanerne, a loro volta suggestionate.

Il vero è che il discorso sulla suggestività del clima non si esaurisce in queste poche considerazioni, perché è di tutta evidenza che l'atmosfera di un ambiente è data dall'insieme dei fattori che lo fanno esistere. Pertanto, anche se, per mero ordine espositivo, in prosieguo, la trattazione riguarderà diversi aspetti è implicito (e si invita a leggere quanto segue

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anche in quest'ottica) che concorrono significativamente a determinare il clima di suggestione del quale si è detto anche le tecniche di insegnamento capillari, il senso di sicurezza e, quindi, di euforia o esaltazione (dei quali si parlerà) nonché i ritmi di lavoro frenetici che, come ha riferito un teste, non lasciano il tempo di pensare.


3. L'insegnamento come mezzo di indottrinamento capillare

Come è emerso già anche dalle dichiarazioni appena citate sembra possibile affermare a questo punto che il clima suggestivo del quale hanno riferito molte esperienze sembra riconducibile, tra l'altro, ad una tecnica di insegnamento che punta, anche attraverso strumenti e metodi in sé suggestivi, ad un indottrinamento capillare che parte dall'obbligo di apprendimento di ogni parola alla lettera. Non va dimenticato, infatti che una delle regole basilari di studio in Dianetica/Scientology è quella di imparare ogni parola in modo perfetto, praticamente a memoria perché una parola "malcompresa" (per usare il loro lessico) è fonte di ulteriori malintesi, disinteresse ed errori. È per tale motivo che, come riferito anche da moltissimi, viene sempre preteso nei vari "checks" (controlli) circa il grado di apprendimento dei corsi, che di ciascuna parola studiata sia fornito il significato esatto secondo quanto riportato sia da comuni dizionari che da dizionari tecnici di Dianetica. Il risultato di questo insegnamento "fiscale" è che il soggetto immagazzina i dati pressoché a memoria in modo così profondo ed interiorizzante che non è difficile immaginare ( come del resto constatato dalle testimonianze) che tutto ciò che è stato appreso

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in Dianetica finisca per diventare bagaglio linguistico e concettuale quasi inscindibile con quello del soggetto fino a sopraffare, in varie misure, quello già esistente. Questo fenomeno di progressiva "copertura" del patrimonio culturale del soggetto che studia dianetica conosce ovviamente vari gradi di ampiezza ed intensità a seconda di numerosissime variabili (livello culturale, stati emotivi, solidità delle strutture caratteriali preesistenti ecc.) ma sicuramente ha una non indifferente forza di penetrazione se si pensa che anche coloro che si sono presentati a denunciare l'organizzazione, per aver personalmente sperimentato i suoi metodi e non esserne rimasti soddisfatti, si sono spesso espressi con un linguaggio in molti tratti mutuato da quello scientologo.

Altro aspetto basilare, a parte l'insistenza che, come visto, caratterizza praticamente tutte le attività dianetiche, è dato dalla regola della indiscutibilità dei concetti insegnati.

Come bene spiega il teste VA. (cfr. vol. 36): « ...in pratica era vietato commentare insieme o discutere la tecnica» e ancora riferisce la teste PA. C. (cfr. vol. 35):

... avevo poi deciso di abbandonare perché mi sembrava un circolo chiuso nel senso che, per stare con loro, occorreva assorbire completamente tutto ciò che veniva insegnato e dedicarsi anima e corpo a quella organizzazione tagliando anche con l'esterno. Ciò è inevitabile sia per l'impegno quotidiano che si richiede, sia per il fatto che il linguaggio e la mentalità che vengono diffusi lì sono completamente diversi. Ho peraltro avuto la sensazione che si dovesse assorbire tutto acriticamente cosa che... ho, sfortunatamente riscontrato anche in mio fratello… Con lui infatti il dialogo è sempre difficile da quando è lì perché se io
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gli faccio delle obiezioni critiche egli non sa rispondermi e si vede che la cosa lo disturba. Allora si altera, diventa aggressivo e mi risponde che arriverà il momento in cui avrà i dati per dirmi le ragioni di Dianetica... mio fratello si muove sul presupposto che Dianetica non sbagli".
E ancora, dello stesso tono, sono le parole di MO. (cfr. vol. 35): «... la cosa che più mi aveva allarmato, a seguito della frequentazione da parte di mio fratello di Dianetica, era l'estrema sicurezza che aveva sviluppato circa i suoi convincimenti quasi che avesse trovato la risposta assoluta a tutti i suoi problemi.»

Tra breve si tornerà nuovamente a trattare dei risvolti ulteriori di questo insegnamento basato sulla indiscutibilità delle dottrine. È infatti evidente che in questo composito fenomeno in esame lo stesso aspetto finisce per essere poliedricamente rilevante su un piano probatorio e, come tale, esaminabile sotto diversi punti di vista.

Si possono così considerare risvolti o corollari della "indiscutibilità" appena detta, per un verso il fatto di prospettare i risultati del pensiero dianetico in termini di certezza e, per l'altro, quello di isolare gli adepti in una sorta di "torre d'avorio" nella quale si sentono incompresi dall'esterno, e con esso ogni dialogo è impossibile perché il mondo "wog", come viene definito quello diverso dalla realtà dianetica, non capisce e non può criticare.

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4. Le "certezze" come risposta costante sia in positivo (sicuro benessere) che in negativo (velate minacce)

Come si accennava, dunque, anche all'inizio del presente capitolo, gli insegnamenti dianetici hanno la pretesa di fornire una risposta a TUTTO. Essi danno solo assicurazioni e certezze sia in positivo che in negativo. E per non disperdersi oltre si riprodurranno qui di seguito alcuni brani di dichiarazioni in proposito:

BU. (cfr. vol. 34) «... mi si lasciava credere che se io avessi aderito a Scientology sarei diventata forte, immortale e senza più angosce. In caso contrario avrebbero potuto accadermi cose terribili e, in caso di morte, la mia anima si sarebbe reincarnata in una gallina o, comunque, in qualche essere spregevole»;

TA. BR. (cfr. vol. 36) «... la ragazza con la quale parlai mi assicurò che, grazie a quelle ore di auditing, sarei stata meglio»;

CA. (cfr. vol. 34) «...mi sono resa conto che la loro tecnica consisteva nel prospettare praticamente a tutti uno stato di malessere psicologico e nell'assicurare la guarigione con i loro metodi. In questo modo i più deboli ci cascavano. Io mi sono rifiutata ed il risultato è stato che mi sono separata da mio marito»;

E che questa prospettazione di malessere sia strumentale alla esaltazione della bontà delle tecniche dianetiche è agevolmente ricavabile dalla parole del MA. il quale, come dovrebbe ormai essere noto, ha fatto parte del c.d. staff tenendo corsi e svolgendo ruoli di responsabilità come la direzione della sede di Bologna:

"...prima e dopo ogni lezione il CL. ci avvertiva che, per ottenere i risultati promessi, vale a dire lo sviluppo di tutte le facoltà mentali ...dovevamo iscriverci e frequentare un corso superiore per diventare "clear" o "auditor". Il "clear" è persona che ha il controllo di tutte le emozioni, sta sempre bene in salute perché le malattie sono tutte riconducibili a disturbi psicosomatici ... l'"auditor" invece è colui che ha la conoscenza
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della mente umana e sa affrontare a risoluzione qualsiasi aberrazione degli altri... mi era stato detto... che nel leggere il grafico dovevo insistere notevolmente sulla presenza dei punti negativi, convincere il mio interlocutore che le deficienze riscontrate erano reali e che l'unica strada per migliorare il proprio stato era quella di iscriversi ad un corso denominato A.U.M. [Anatomia della Mente Umana] oppure un corso denominato di "Comunicazione" e come incentivo bisognava aggiungere che con la conoscenza della Dianetica si aumentava la propria capacità di apprendimento...

Sono stato ammesso a partecipare ad un altro corso denominato "Dissemination Drill" che consisteva nell'apprendimento delle tecniche per convincere le persone ad iscriversi ... i concetti che si cercava di far capire erano i seguenti:

  • trovare la c.d. "rovina" delle persone cioè la caratteristica più negativa che una determinata persona aveva in quel momento;

  • fargliela ammettere esplicitamente (cioè convincerla che era affetta da tale carenza);

  • eliminare con la massima affabilità tutte le reticenze ed i sospetti che la persona poteva avere nei confronti della dianetica o del gradino filosoficamente superiore che è Scientology;

  • fargli capire che solo la partecipazione ad un determinato corso di studi può risolvere il suo problema."
Che queste non siano solo illazioni è agevolmente confermato, tra l'altro, da ciò che riferiva la BU. (cfr. vol. 34) a proposito delle insistenti tecniche attuate nei suoi riguardi per indurla a vendere la casa ed utilizzare il ricavato nei corsi di Dianetica: «avendo notato il mio stato depressivo, prese a telefonarmi continuamente ....ella asseriva continuamente che io stavo male e che il "mest" (i beni materiali) non davano niente mentre l'unico modo per uscire da quel mio stato di malessere (del quale ella sembrava volermi quasi convincere) era la frequenza di corsi superiori 'OT' del costo di un centinaio di milioni.»

Valutato il discorso in quest'ottica, non sorprende che alle persone che mostravano problemi di ordine psicologico e caratteriale, come visto, siano state prospettate forme di benessere spirituale e che invece a chi abbia rappresentato

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difficoltà di ordine pratico abbia assicurato successi di tipo professionale o economico. Sono i casi del figlio della teste MA. (cfr. vol. 35):

"...egli diceva sempre che doveva studiare e mi iniziò a raccontare che a Milano frequentava un istituto di psicologia dove insegnano la mente umana e dove si può diventare dei grandi uomini, dei piloti e cose del genere... mio figlio parla sempre male del Governo ma io gli faccio notare che almeno il Governo un po' di soldi ce li dà ed egli mi replica che i soldi verranno a palate quanto prima"
del teste IL. (cfr. vol. 35) che riferisce del cognato PR. L.:
"...a sentir lui, in quel posto le sue capacità sarebbero state sviluppate al massimo ma non fu in grado di farci capire come ciò sarebbe potuto accadere. Egli pertanto entrò a Dianetica e da allora viene a trovarci ogni tanto raccontandoci che potrebbe fare anche il segretario di Agnelli"
e di BE. Na. (cfr. vol. 34)
"... e l'argomento più ricorrente è stato sempre quello che dovevamo farlo per il bene di nostra figlia ...ogni volta che abbiamo mostrato esitazioni ci veniva contrapposto il benessere di nostra figlia come se non dovessimo dare peso al valore del denaro in cambio del bene della ragazza... io e mio marito abbiamo deciso di non pagare ma ci sentiamo continuamente pressati da nostra figlia che ci propone la cosa quasi in termini di vita o di morte ...come ci avevano detto anche le persone prima menzionate, quei corsi già pagati sarebbero dovuti servire per raggiungere uno stato di "clear". Il fatto che ora noi non vogliamo pagare impedisce a nostra figlia il conseguimento di questo risultato e questo vediamo che la rende molto nervosa ed instabile. Ella continua a ripeterci che le persone di questa associazione agiscono per il meglio... desidero precisare che l'importo di 13.000.000 è stato specificato solo da nostra figlia ma insistenze perché ella facesse questi altri 5 "intensivi" sono state rivolte sia a me che a mio marito dalle persone sopra menzionate in occasione di più incontri... a sentire lei - la figlia - questi soldi che lei chiede sarebbero solo un prestito perché, un domani, quando ella avrà raggiunto i risultati sperati potrà andare in America, avere un incarico di prestigio e guadagnare al punto tale da poterci rendere i soldi."
CO. (cfr. vol. 34) (a proposito del marito )
"...in sostanza quando incontrò le persone di questa associazione rimase letteralmente infatuato visto che essi gli assicuravano la risoluzione di tutti i problemi ed al contempo corsi di studio."
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Le rassicurazioni che l'associazione fornisce giungono al punto di manifestare l'intendimento di farsi carico dei problemi contingenti della persona assicurandone una felice "negotiorum gestio":

PE. (cfr. vol. 35) «... avevano chiesto informazioni sulla mia situazione finanziaria ed avevano la pretesa di interferirvi asserendo che la frequentazione di certi loro corsi avrebbe potuto influire proficuamente anche sui miei interessi»;

VA. (cfr. vol. 36) «...anche io ero pressata continuamente affinché mi dedicassi stabilmente a Scientology ... io replicavo che avevo i miei interessi cui badare ma essi mi rispondevano che avrebbero potuto risolvere per me i problemi che mi ostacolavano ad entrare nello "staff"»;

In nome di questa certezza di risultati positivi che derivano a chi aderisce all'associazione non si esita a forzare la volontà delle persone, come ammette un teste dichiaratosi scientologo:

CR. (cfr. vol. 34) «... è vero che sono anche stato indotto a comprare due 'intensivi' contro la mia volontà; anche in questo caso essi (non ricordo chi) hanno insistito molto al punto che poi ho ceduto. Nell'insistere, mi dicevano che lo facevano per il mio bene ed io, accettando, avrei fatto altrettanto».

C'è infine da rimarcare, senza commentare ulteriormente, che l' "onnipotenza dianetica" non si ferma neppure di fronte a malattie tanto gravi e problematiche come il cancro e l'A.I.D.S.:

MA. (cfr. vol. 35) «... si voleva offrire l'immagine di una organizzazione potente in grado di fronteggiare, non so come, anche questa malattia (il cancro n. d. r.). Rammento ad esempio di quando il padre del M. RO. fu colpito da cancro ed il figlio, con atteggiamento assolutamente convinto diceva di aver fatto venire degli "OT" (persone cioè che avevano raggiunto un livello piuttosto elevato nei corsi) i quali avrebbero dovuto guarire il padre... questi invece morì appunto di cancro... inizialmente loro tenevano un atteggiamento rassicurante consistente nel prospettare la potenza dell'organizzazione capace di risolvere tutto. Con aria quasi distaccata si limitavamo a garantire risultati certi.»

BE. G. (dep. 29.4.88) (cfr. vol. 34):

"... nostra figlia è risultata sieropositiva all'A.I.D.S ... nostra figlia in un primo tempo si è allarmata ed ha riferito la cosa a dei
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rapporti avuti con un ragazzo durante il suo soggiorno presso la sede di Copenghen... quasi subito dopo nostra figlia ha ripreso a comportarsi con naturalezza mostrando di non dare peso alla cosa ma sostenendo che, ove avesse intensificato i suoi studi e fosse giunta rapidamente al livello di "clear", avrebbe potuto vivere in modo meno drammatico quel suo stato. In altre parole io ho letto dietro queste sue affermazioni un'implicita e scontata richiesta di nuovi soldi per farle frequentare altri corsi. Del resto il concetto mi è stato esplicitato anche da un responsabile dell'organizzazione, tale PA. M. il quale, pur non avendo affermato esplicitamente che, grazie ai corsi, avrebbe potuto guarire nostra figlia dall'A.I.D.S., ha sostenuto che un'accelerazione dei corsi avrebbe portato senza dubbio un benessere spirituale visto che in ogni malattia vi è una grossa componente psicosomatica ed ha affermato che hanno già registrato casi di successo di sieropositivi guariti dopo aver seguito i loro corsi.

E questo è ormai il concetto che si è messa in testa anche nostra figlia la quale... non ci dà tregua perché si aspetta come naturale che noi la aiutiamo nel senso da lei richiesto... l'altro giorno ha mandato in frantumi violentemente un piatto e questo non è il primo gesto di violenza che lei attua... successivamente ho ricevuto una telefonata dal PA. nella quale mi è stato detto che, a seguito di un attento studio del caso di mia figlia, erano giunti alla conclusione che avrebbero potuto derogare al principio che non è possibile fare auditing se si assumono medicinali, a sentir loro.

Infatti, nonostante i problemi di ordine fisico di mia figlia, certamente una terapia dì sostegno psicologica e mentale avrebbe giovato al punto tale da rendere quanto mai necessario ed urgente che essa facesse subito ameno 4 "intensivi" (pari a circa due milioni e novecento l'uno) ma ne facesse seguire altri per un totale di 8 o 10.000.000... ho replicato al PA. che ci avrei pensato ma che non gradivo che, in caso di risposta negativa, venissi accusato, anche di fronte a mia figlia, di non volerla aiutare perché si sarebbe trattato di un sistema di coIpevolizzazione non corretto... iI PA. ha poi richiamato verso le 23 invitandomi a recarmi presso la sede dell'organizzazione al più presto per cose urgenti. Vi sono andato ieri mattina e mi sono sentito ripetere i discorsi della sera precedente con nuovo invito a decidermi in fretta perché uno stato di benessere psichico non poteva che fare bene"

In ogni caso, come si diceva, le certezze che vengono dall'associazione sono sempre "double face". E così, se l'adesione garantisce un benessere certo sia di ordine spirituale che materiale, un contrasto con essa è altrettanto certa fonte di mali. La teste BU. (v. retro pag. 34) ha già riferito della minaccia ricevuta di morire e reincarnarsi in una gallina

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anche il teste MI. (v. retro pag. 35) ha accennato al fatto che vi sono persone che non osano parlare male di Scientology per un complesso di timori lentamente inculcati ed interiorizzati.

Del resto il far balenare mali e rovine di natura non meglio identificata a tutti coloro che si contrappongano all'associazione deve essere una specie di sistema abituale se è vero che è stato confermato esplicitamente dallo scientologo CR. (cfr. vol. 34) il quale, nella sua deposizione ha detto: «...effettivamente mi è stato anche prospettato il pericolo di morire qualora non avessi aderito alle loro richieste»;

e viene quindi riferito più volte da altri testi come ad esempio, per citarne alcuni a caso:

AN. (cfr. vol. 34) « ...mio figlio, però, dichiara di non voler denunciare Dianetics perché non vuole esporsi e mi ha lasciato intendere che teme delle ritorsioni anche se non mi ha precisato di quale natura»;

BA. (cfr. vol. 34) (anch'essa scientologa) «... sono anche arrivati a minacciarmi di morte»;

BO. (cfr. vol. 34) (dichiaratasi scientologa) « ...fu appunto dinanzi ai miei dinieghi che il MA. giunse ad usare un tono vagamente minatorio e mi citò un brano di una policy di Hubbard nella quale si diceva "meglio vederti morto che incapace» (cfr. in precedenza stesso concetto riferito dal CA. pag. 32);

DEA. (cfr. vol. 32) «essi insistettero e telefonarono moltissimo anche a nostra figlia perché continuasse a frequentare la loro sede. Poi venne anche a casa mia una persona e parlò di nuovo con me dicendomi che dovevo agire per il bene di mia figlia. Tuttavia nel dirmi ciò io colsi quasi una velata minaccia perché mi disse, in sostanza, che un giorno avrei, potuto pentirmi di non aver dato loro ragione»;

MA. (cfr. vol. 35) «...inizialmente essi avevano un atteggiamento rassicurante consistente nel prospettare la potenza dell'organizzazione capace di risolvere tutto. Con aria quasi distaccata si limitavano a garantire risultati certi. Quando però

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ci si poneva in contrasto con loro assumevano un atteggiamento vagamente intimorente consistente nel prospettare mali a chi si fosse allontanato o posto contro di loro. In genere venivano ventilate malattie come il cancro»;

PE. F. (cfr. vol. 35) «... dicevano che dovevo tornare con loro perché altrimenti la cura iniziata non avrebbe avuto effetto e lasciavano intravedere conseguenze negative mai meglio specificate»;

VA. (cfr. vol. 36) «... quando nell'articolo sostengo di essere stato minacciato di morte esprimo forse una mia interpretazione di una frase ripetutami molto di frequente da coloro che mi volevano convincere a riprendere con loro. In pratica mi è stato più volte detto che io rappresentavo un ostacolo e come tale andavo eliminato. Io intesi questa affermazione nel senso di una soppressione fisica»;

PI. (cfr. vol. 35) «... ho mostrato timori di ritorsioni nel senso che ho temuto anche io di essere importunata, telefonicamente e non, visti i loro metodi di insistenza»;

CA. (cfr. vol. 32) «... quando andarono a casa del miei a prendere i soldi, come ho appreso dai miei, dissero che se non avessero pagato, avrebbero potuto nuovamente ricevere visita da parte loro sotto forma di spirito».


5. Il "cambiamento" di coloro che aderiscono all'associazione

II concetto senza alcun dubbio più ricorrente nelle dichiarazioni di denuncianti e testi è rappresentato dall'affermazione che in tutti coloro che sono entrati in contatto con essa sono stati registrati profondi cambiamenti di carattere e comportamentali; esso, in un certo senso, è anche un riscontro dei discorsi fin qui svolti a proposito dell'indottrinamento capillare e del clima suggestivamente soggiogante dell'associazione di Scientology.

Nulla sembra più eloquente, a riguardo, di una elencazione delle numerose affermazioni in tal senso che comunque, va ribadito ancora una volta, sono solo una parte rispetto a tutte quelle

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acquisite in merito. Giova infatti rammentare, tra l'altro, che finora, si è omesso di riportare tutte le numerose testimonianze acquisite anche dagli organi di P.G. ed allegate ai vari rapporti. Ciò ad esempio accade anche in questo caso sebbene, sul punto, siano molto esemplificativi anche tutti i s.i.t. allegati ai primi rapporti della Guardia di Finanza (esempio di Novara del 27.5.81 ovvero di Bergamo del 31.7.84 o ancora del CC. di Padova del 21.7 e del 10.9.84). Riprendendo, invece, solo dalle deposizioni acquisite da questo G.I. si possono citare:

AN. (cfr. vol. 34) «... In sostanza ho constatato un profondo cambiamento di mio figlio a seguito del suo avvicinamento a questa associazione, come se egli fosse indebolito, influenzabile, praticamente come drogato»;

AN. G. (cfr. vol. 34) (a proposito della moglie) «... ella però ha continuato a frequentare la sede di Pordenone di Scientology ed ha mutato il suo atteggiamento in famiglia divenuto completamente abulico»;

BA. (cfr. vol. 32) «...mio figlio, sin dall'inizio di questa affiliazione alla succitata setta ha accusato uno strano comportamento ... dopo aver subito negli anni un vero e proprio "lavaggio del cervello", adesso è deciso a lasciare completamente la famiglia ed il posto di lavoro»:

BA. (cfr. vol. 34) (a proposito della madre settantenne) «...da allora il suo comportamento è radicalmente cambiato»;

BI. (cfr. vol. 34) (a proposito del figlio) «... ho la sensazione che egli sia stato preso da una serie di idee strane che possono far leva su un ragazzo mite come lui»;

BO. (cfr. vol. 30) (a proposito del figlio) « ...non so che arte venga usata per plagiare una personalità probabilmente debole, indebolita anche da fatti estremamente dolorosi accaduti nella nostra famiglia. La morte a 25 anni, del primo dei miei quattro figli, la morte di mio marito... nel 1982/83 rimase coinvolto in Dianetica e da allora non l'ho più riconosciuto... mai si era mostrato violento al punto che mi mise le mani addosso un paio di volte.»

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BU. (cfr. vol. 34) « ...vorrei capire cosa posso fare per recuperare questa ragazza che, da allora, è molto cambiata... da quando mia figlia lavora lì stabilmente ha assunto un atteggiamento molto duro anche in famiglia ed io non riesco a capacitarmi di tale cambiamento e vorrei capire come hanno fatto a convincerla a lavorare tanto per un compenso tanto modesto, è come se le avessero fatto il "lavaggio del cervello"»;

BR. (cfr. vol. 34) «... non riconoscevo più mia figlia, pur essendo sempre educata, mi sembrava un 'robot', non so come spiegarmi, una specie di fantasma senza più emozioni.»;

CA. (cfr. vol. 34) « ...mio marito era venditore ambulante di frutta e verdura e conducevamo una vita normale fino a quando non ha incontrato la Chiesa di Scientology... l'ho visto progressivamente cambiare sempre più fanatico di questo idea»;

DEB. (cfr. vol. 33) «... questo cambiamento di mia moglie mi ha causato non poca sofferenza e mi ha indotto ad indagare per trovare le origini ... io sono un operaio e non mi intendo di queste cose ma ho notato che lì fanno di tutto per convincere la gente a pensare nello stesso modo o, comunque, a non pensare più con il proprio cervello.»;

DEV. (cfr. vol. 30) « ...avendo notato che i miei figli da quando frequentano il citato centro di Dianetica hanno cambiato totalmente il loro carattere in famiglia ...mi sembrava che ai miei figli avessero fatto il lavaggio del cervello.»;

FA. (cfr. vol. 35) « ... nostro fratello, che ha quasi 22 anni… ha preso a frequentare quell'organizzazione mutando radicalmente il suo atteggiamento in famiglia.»;

MA. (15.11.85) (cfr. vol. 31) «... nel breve volgere del tempo cominciai a notare radicali cambiamenti in mia moglie. Mentre prima, ad esempio era piuttosto tranquilla, prese a mostrarsi come euforica, non parlava d'altro che dei Dianetics, sostenendo che si deve in primo luogo pensare a se stessi e fare tutto ciò che si vuole. Questo pensare a se stessi veniva praticato da mia moglie non certo con una maggior cura della sua persona ma spendendo praticamente tutto il suo tempo nel leggere libri e pubblicazioni dei Dianetics.»;

MA. (cfr. vol. 35) « ...io non so come spiegare ma sono disperata perché mio figlio è cambiato nella mente non tanto nel corpo»;

MA. (cfr. vol. 35) «... lo stupore che ha progressivamente invaso me e le mie figlie di fronte al cambiamento di mio marito ci ha impedito di intervenire tempestivamente... è come se

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fosse stato plagiato, parla alle figlie della sua missione in Dianetica come un esaltato descrivendo ad esempio la bellezza del vivere in un palazzo ove campeggia una grande croce luminosa che simboleggia la chiesa di Scientology»;

NE. (Cfr. vol. 35) «... notai che mio figlio ero cambiato, nel giro di un mese ebbe tre incidenti con la macchina ed assunse un atteggiamento così insolito che mi preoccupai, fino a che confessò che stava facendo le saune ed assumendo vitamine perché gli era stato spiegato che, a causa di alcuni raggi X avuti da bambino, per un incidente alla mano, egli aveva le capacità mentali ridotte del 50%... continuava a leggere i libri e a dire che se ne sarebbe andato di casa per seguire quella via, in quanto, grazie ad essa, avrebbe potuto un giorno aiutare anche me.»;

OR. (cfr. vol. 30) «... ho tentato in tutti i modi di recuperare mio figlio dopo il suo enorme cambiamento a causa di Scientology»;

PA. G. (cfr. vol. 35) «... venne avvicinato da ragazzi che distribuivano volantini di Dianetica. È tornato dicendo di aver trovato la sua strada e, da quel giorno, mio figlio è cambiato radicalmente. Non aveva più interesse per il proprio lavoro ed eventuali guadagni. Vendendo la macchina ed impiegando le somme in suo possesso si pagò il corso di Purification poi entrò a far parte dello staff. Mio figlio era sempre stato un ragazzo molto dinamico, apparentemente volitivo e vivace, improvvisamente era diventato fin troppo apatico... egli appare oltremodo convinto di quello che fa ma la mia sensazione è che agisca come un automa al quale è stato inserito un programma»;

PE. (cfr. vol. 35) «... mia moglie... cambiò nel suo atteggiamento»;

PE. (cfr. vol. 35) «... ci parve che nostro figlio, a seguito di quella frequentazione, fosse cambiato»;

RA. (cfr. vol. 36) «... Mia figlia si dichiara soddisfatta ma io la vedo strana e parla una lingua che non capisco, a sentir lei io sono nel torto e ciò che fa lei va bene»;

RO. BO. (cfr. vol. 36) «...ha preso a frequentare l'istituto di Dianetica cambiando completamente il suo atteggiamento... la cosa che mi preoccupa maggiormente in questa vicenda, è il profondo cambiamento di mia figlia... Anche mio figlio è cambiato ed entrambi dicono di volere abbandonare il proprio lavoro per seguire a tempo pieno queste idee»;

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VA. G. (cfr. vol. 36) «... mio figlio è però cambiato moltissimo».

II ricorrente cambiamento registrato dai congiunti delle persone entrate in contatto con l'associazione di Scientology viene di solito riferito a vari aspetti (sopraggiunto disinteresse per i soldi, abbandono del lavoro o degli studi precedenti, impiego di tutte le proprie disponibilità per pagarsi i servizi forniti dall'associazione) ma ciò che ricorre più in assoluto di tutti è la segnalazione da parte dei familiari di un inaridimento affettivo del parente che viene riscontrato in diversi modi ma, da tutti, con costante doloroso stupore. E in effetti, sentendo ciò che viene riferito, non si può mancare di osservare che in tali persone deve essere quantomeno sopraggiunta una allarmante inversione di valori, perché di fronte all'interesse per Scientology sembra che tutto passi in secondo piano, i figli, il coniuge, i genitori, gravi malattie dei familiari, il loro dolore. Espressivamente un teste, MI. (cfr. vol. 35) al termine di un racconto alquanto angosciante della propria esperienza (moglie e tre figlie andatesene di casa per seguire la associazione di Scientology) afferma:

"... la cosa che più mi ha colpito in Dianetica è che ciò che essi dicono è apparentemente molto logico ma al contempo, come un colpo di spugna, lava le coscienze ed i sentimenti delle persone che quindi non hanno altra strada che pagare, rinunciare al proprio lavoro ed alla propria vita perché innanzitutto vi è Dianetica"
II concetto già emerso in precedenza nelle parole di alcuni testi (es. BR. e BU.) appare espressa in modo ancora

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più chiaro negli esempi che seguono. Si apprende così che madri o padri di famiglia inizino a disinteressarsi non solo delle faccende di casa ma degli stessi figli che vengono abbandonati a sé stessi indipendentemente dalla loro età:

AN. G. (cfr. vol. 34) «... ha mutato il suo atteggiamento in famiglia divenuto completamente abulico... non si occupa più neppure dei figli ma solo della sua passione per Scientology»;

BU. (cfr. vol. 34) «... Rammento che una volta in cui la bambina di quattro anni aveva la febbre molto alta e lo cercai ben sei volte senza riuscire a farlo venire a casa perché doveva raggiungere il "target" vale a dire la produzione stabilita»;

BA. (cfr. vol. 32) «... mio figlio ...ha accusato uno strano comportamento; basti pensare ...al fatto di avere, nel tempo, trascurato completamente la famiglia composta dalla moglie ed una bambina di quattro anni... adesso è deciso a lasciare completamente la famiglia»;

BA. (cfr. vol. 32) « ....venni a conoscenza del fatto che, quando l'ultima bambina era ancora molto piccola di sei mesi, mia moglie alle nove usciva lasciandola sola e rientrava verso mezzogiorno... oltre a ciò seppi dalla mia figlia maggiore che era completamente abbandonata a sé stessa e che, tornando da scuola, doveva cucinarsi e lavarsi le cose perché la madre non vi provvedeva».

A proposito invece del disinteresse verso i familiari e del loro eventuale dolore per tale situazione, colpisce particolarmente la testimonianza di AZ. M. (cfr. vol. 34). Si tratta di un ragazzo di poco più di 13 anni che sin dal giorno successivo all'intervento di P.G. del 4.12.86 telefonò presso il Nucleo della G. di F. di Milano per segnalare che il fratello si era estremamente estraniato dalla famiglia a causa di Scientology. Né in quella occasione, tuttavia, né in altra successiva volle lasciare il proprio nominativo dicendo di avere timore di farlo.

Evidentemente però il clima familiare deve essergli pesato talmente tanto da indursi, una terza volta a lasciare i propri

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dati. Convocato quindi da questo G.I., ha riferito una storia molto simile a tante altre ma che ha colpito particolarmente per la tristezza e la maturità con la quale veniva riferita da un ragazzo poco più che bambino che a proposito del fratello maggiore dice:

"...egli esce ogni mattina e torna la sera a mezzanotte e mezza ma ignora sia me che mia madre ed è tanto se la mattina ci dice 'ciao'. Parla solo con il fratellino più piccolo di me di circa un anno. Quando assistevo ai litigi tra mia madre e mio fratello, sentivo che egli diceva che doveva andare in quella chiesa per migliorarsi fisicamente e spiritualmente, ma, da quello che ho visto in questo anno, non mi è parso che mio fratello sia migliorato... non capisco il comportamento strano di mio fratello e, ovviamente, soffro di questa situazione familiare... quando la sera torna a casa resta sveglio sino alle due a scrivere lettere come questa che le consegno, pare che ne spedisca circa 500 a settimana".
II disinteresse talvolta arriva al punto di ignorare lo stato di sofferenza o addirittura di malattia grave di propri congiunti come è il caso del fratello di FA. (cfr. vol. 35):
"... È sempre stato un tipo piuttosto timido ma ora è praticamente chiuso in sé stesso e non accetta il dialogo con nessuno... mia madre è molto disperata di questo atteggiamento di mio fratello perché le causa dolore il vederlo così insensibile alla situazione familiare al punto da ignorarci completamente".
della figlia del coniugi RO. BO. (cfr. vol. 36):
"... è diventata dura di carattere, non accetta critiche e quando mi vede piangere e disperarmi a causa sua, sembra quasi cinica e dice di non temere che io, come affermo, possa morire"
o della figlia di BO. (cfr. vol. 34):
"...abbiamo addirittura smesso di parlarci. La cosa mi causa un'enorme sofferenza perché mio marito è anche malato di un tumore al pancreas e mi sembra impensabile che nostra figlia riesca a vivere senza chiedere notizie del padre. Essi hanno un bambino piccolo di 12 anni che vedo anche molto trascurato e che osservo di nascosto dallo spioncino... vedo mia figlia come trasformata assolutamente indifferente ai sentimenti".
o, da ultimo la figlia di RE. (cfr. vol. 36):
"... Ho notato infatti che da quando frequenta questa associazione ella è diventata molto scostante e dura con familiari. Pur sapendo ad esempio che il padre soffre di cuore
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(tanto da aver già subito un intervento) lo tratta con distacco dicendogli di non esagerare tanto, perché egli non sarebbe morto".
Questa sorta di insensibilità sopraggiunta è significativamente testimoniata ancora da questi due episodi che offrono l'impressione di atteggiamenti dettati solo dalla fredda razionalità del tutto indifferenti del sentimenti altrui:

MA. MU. F. (cfr. vol. 35) «... iniziò poi il periodo del silenzio e della sua assenza 'per il bene dell'umanità'. Unica interruzione per dirci che era costretto in ciò dal suo credo e dalla organizzazione insoddisfatta del nostro rifiuto a partecipare. Tale realtà sfociò poi nella separazione che egli ebbe l'idea di comunicarmi proprio il 25° anniversario di matrimonio. Siamo sempre stati molto legati e, come dicevo, per me quella data aveva un valore simbolico non indifferente. Essa fu invece letteralmente funestata da tale comunicazione che egli mi fece addirittura per telefono»;

PE. (cfr. vol. 35) «"...mia moglie... cambiò... nel suo atteggiamento... in casa cominciò ad essere trascurata... avevamo deciso, peraltro su sua insistenza, di fare un figlio. La decisione era stata presa di comune accordo ed eravamo addirittura andati a festeggiare in un ristorante. Erano trascorsi solo dieci giorni da questo fatto quando, una mattina ella si alzò, andò in cucina e ritornò dicendo che si voleva separare da me. La cosa mi colse completamente alla sprovvista e tuttora non riesco a spiegarmela se non con il convincimento che mia moglie sia stata plagiata. Continuammo a convivere per circa un mese ed il giorno dell'ultimo dell'anno ella mi consegnò, piangendo, la lettera che esibisco, della quale prendo atto che lei acquisisce in copia. Questa lettera è praticamente la riproduzione di altra in mio possesso inviata da Hubbard agli adepti che le esibisco, della quale viene estratta copia.»

Il concetto che si va esprimendo secondo cui sembra che i sentimenti vengano come "lavati" affiora in modo chiaro anche dalle parole del teste MA. (cfr. vol. 31):

"... Il Tribunale ha affidato la bambina più piccola di 11 anni a mia moglie la quale l'ha subito portata con sé in Danimarca. Non ho quasi la possibilità di vedere i miei figli. La bambina della quale ho parlato è venuta a trovarmi circa un mese fa in laboratorio; essa aveva un carattere molto allegro ed affettuoso invece, nella circostanza, si mostrò molto fredda e silenziosa e solo dopo mia insistenza mi diede un bacio. Non disse assolutamente nulla malgrado le mie richieste e, dopo pochi minuti, andò via mantenendo sempre quello sguardo come perduto nel vuoto che aveva arrivando".
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Un ultimo corollario di questo radicale cambiamento caratteriale e comportamentale e di questa insensibilità che si segnalano a seguito dell'aggregazione all'associazione dei Scientology, è dato dalla prepotenza con la quale viene affermata tale scelta e della indiscutibilità dei concetti che in essi vengono divulgati. Le famiglie in pratica, messe di fronte a questa realtà sopraggiunta, a volte tentano il dialogo per capire altre volte per criticare. In entrambi i casi si trovano di fronte come un muro di indifferenza ed ostile fanatismo che non accetta alcuna discussione ed alcun dialogo ribadendo, ad ogni occasione possibile, che il successo delle loro idee è assicurato anche contro qualsiasi iniziativa giudiziaria:

AN. S. (cfr. vol. 34) (a proposito della madre) «di qualunque cosa si parli, ella finisce sempre per ricondurre il discorso alle tematiche dianetiche che rappresentano il suo costante ed unico filo di pensieri»;

BA. (cfr. vol. 34) (a proposito della madre settantenne) « ...I suoi discorsi sono a senso unico parla solo di dianetica e non accetta critiche. In una parola è fanatica»;

BE. N. (cfr. vol. 34) « ...ella si fa una ragione di vita del fatto di seguire i corsi di quell'associazione... continua a ripeterci che le persone di questa associazione agiscono per il meglio e che ogni iniziativa giudiziaria intrapresa nei loro confronti è destinata al fallimento»;

BE. G. (cfr. vol. 34) « ...nostra figlia sembrò trovare pace solo dopo il suo incontro con Dianetica ma si trattò di pace temporanea perché, dopo un po', le sue manifestazioni violente si sono ripetute ed in particolare esse si rinnovano quando si vede ostacolata nella possibilità di frequentare i corsi»;

BO. (cfr. vol. 30) (a proposito del figlio) «... quando iniziava i suoi discorsi dianetici mostrava di non accettare più il dialogo né critiche»;

CA.(cfr. vol. 34) «... mio figlio si chiuse sempre di più e cominciò a dire che non lo potevamo capire... io ho tentato a volte di farmi spiegare ma egli si trincera dietro frasi del tipo "tu non puoi capire"»;

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PE. (cfr. vol. 35) (a proposito del figlio) «... In casa si mostrava infatti assente ed anche piuttosto prepotente nel senso che voleva che noi fossimo d'accordo con lui senza discutere ed anzi voleva convincerci a partecipare con lui a quei corsi»;

Analogo concetto era stato espresso, in precedenza, dalla sorella di PA. e lo si ritrova ancora formulato in altri termini dalla madre di questi. PA. G. (cfr. vol. 35)

"...egli appare oltremodo convinto di quello che fa ma la mia sensazione è che agisca come un automa al quale è stato inserito un programma... egli è come un disco, ripete sempre le stesse cose e non accetta critiche. Anche dopo l'intervento giudiziario qui in Italia l'abbiamo sentito telefonicamente ed egli si è detto convinto che si tratti di una bolla di sapone che presto si sgonfierà"
FR. (cfr. vol. 35)
"... è stato imbottito di convinzioni che egli non accetta di discutere di modo che il dialogo è impossibile. Ora che le sedi sono state chiuse mio figlio mi ha detto che i capi hanno assicurato che riapriranno presto perché questi attacchi ci sono stati anche nel passato ma sono sempre finiti nel nulla perché loro hanno i miliardi per difendersi ed è per questo, tra l'altro, che i corsi costano tanto".
questo senso di monotona autoesaltazione dei propri convincimenti traspare ancora dalle parole di: MA. (cfr. vol. 31)
"... le mie due figlie erano anch'esse del tutto coinvolte ed assistevo allora a dei discorsi che a me parevano privi di senso nei quali ciascuna di loro sviluppava un argomento ripetendosi a vicenda gli stessi concetti, fino a giungere ad una sorta di reciproco convincimento ulteriore su cose delle quali ciascuna era già convinta (ad esempio la bontà di una pubblicazione di Hubbard). Quando erano stati esauriti tutti gli aggettivi di contenuto positivo su quel libro, che si erano dette e ripetute a vicenda, il discorso finiva".
MI. (cfr. vol. 35)
"...la cosa che mi allarmava di più era il constatare che all'interno di dianetica esisteva un'unica dimensione e cioè quella creata da loro. Si doveva parlare e pensare come loro. In effetti via via il dialogo con mia moglie e le mie figlie andava scemando perché parlavano e rispondevano sempre nello stesso modo".
E che il convincimento della bontà del sistema sia molto spesso del tutto soggettivo è confermato dalle parole di: DEA. (cfr. vol. 32) «...devo premettere che nostra figlia, da

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circa 12 anni soffre di anoressia psichica... la sua fragilità psichica è tale che non può neppure sentire una brutta notizia in televisione perché ne risente subito, ella dice che con dianetica sta meglio perché la fa sentire più allegra, ma in realtà ella è sempre molto depressa e di umore precario»;

NE. (cfr. vol. 35) (a proposito del figlio )«... è venuto a trovarci un paio di volte nel corso delle quali si è sempre mostrato tanto allegro, ma in modo così forzato ed innaturale che il padre ha pensato che ci prendesse tutti in giro».

Sembra possibile affermare però che non sempre i convincimenti per la bontà delle tecniche dianetiche sortiscono questo effetto "euforizzante" talvolta, infatti essi diventano una vera e propria ossessione al punto da indurre, in qualche modo, il soggetto a tentare il suicidio dinanzi alla percezione della difficoltà di raggiungere le mete promesse nell'associazione. È il caso di MA. C., riferito dal fratello. È da far rilevare che su questa ragazza è stata anche svolta perizia psichiatrica (cfr. vol. 101) che però non ha portato a conclusioni tali da legittimare, evidentemente, da parte della Pubblica Accusa, alcuna contestazione. Resta il fatto che l'episodio colpisce per la sua drammaticità e per il fatto che rappresenta l'esempio emblematico del fatto (accennato anche in premessa) che presso l'associazione di Scientology si rinvengono una serie di fatti che, pur non integrando gli estremi della sanzionabilità penale, ne rasentano certamente i confini e sembrano ancora più odiosi perché, umanamente riprovevoli, sfuggono tra le maglie di qualsiasi sanzione che non sia semplicemente la riprovazione morale: MA. (cfr. vol. 35)

"...ella è stata per lungo tempo in America... da ultimo era appunto a Copenaghen dove, a marzo scorso, ha tentato il suicidio lanciandosi dal quarto piano del palazzo di Scientology ove alloggiava... parlai con lei del tentativo di suicidio e seppi che esso ero stato originato, in primo luogo, da una delusione amorosa, ma in seguito da una ossessiva idea di non farcela a passare il "bridge" vale a dire il ponte, in sostanza il percorso simbolico che si insegna in
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Scientology par raggiungere il benessere promesso. Rammento che varie volte negli ultimi tempi ed anche ora in momenti di apparente lucidità ha invocato aiuto per passare questo ponte"


6. Incidenza negativa sulla stabilità delle famiglie

In conclusione di questo paragrafo, senza aver la pretesa di fornire risposte assolute sui modi in cui possono essersi verificati i numerosi cambiamenti di carattere appena riportati, non si possono non rammentare le parole di un teste molto importante, ARMSTRONG, già citato di sfuggita nel capitolo 4 e che si ritroverà anche più di frequente in seguito. Giova rammentare che si tratta di persona che per anni è stata uno dei più fidati collaboratori di Hubbard fino a quando, a quanto egli riferisce, non ha, per così dire, aperto gli occhi e reso pubblica dichiarazione di ciò che egli aveva accertato in ordine alle menzogne ed ai metodi dell'associazione creata da Hubbard. Tutte le cause che, a seguito di ciò, sono state intentate contro di lui sono state perse, come è documentato in atti nella sentenza della Corte Suprema della California (cfr. vol. 116) e, ad abundantiam, conferma il suo stesso difensore in tali processi l'avv. FLYNN, sentito direttamente come teste nel corso del presente procedimento (cfr. vol. 120).

Tutto ciò per dare elementi di valutazione in ordine alla attendibilità delle parole di questa persona circa le tecniche di "indottrinamento" (o forse sarebbe meglio dire di asservimento) usate da Hubbard (per inciso va detto che quando parla di "equipaggio" si riferisce a quello della nave "Apollo" sulla quale si tornerà tra breve). Afferma dunque ARMSTRONG:

"...egli (Hubbard n.d.r) usava anche la procedura di auditing, con la quale affermava di liberare le persone, per programmare in modo sottile a non concepire nemmeno un pensiero critico sulle condizioni deplorevoli in cui le teneva. Durante una seduta di
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terapia di auditing, se una persona sottoposta all'auditing, il "pre clear" o "PC", faceva un commento critico, l'auditor avrebbe domandato ogni "overt" del "pre clear" cioè ogni atto volutamente dannoso che egli aveva commesso. Nel sistema di Hubbard qualsiasi critica significava che la persona che la faceva aveva compiuto un reato non scoperto. Uno di questi bollettini "session must nots" (cosa non bisogna fare durante una seduta) è allegato come documento Z, e afferma:

«quando il PC critica l'auditor, l'organizzazione o uno dei numerosi aspetti della vita, questo è sempre un sintomo di "overts" precedentemente commessi dal P.C.

"questa è un'affermazione assoluta e valida in tutti i casi - e vera. Non c'è critica senza "overts" precedentemente commessi dal PC».

Molto presto, dopo pochi auditing nella Sea Org, imparai che qualsiasi critica che avevo fatto era un gesto sbagliato e dopo un po' mi fecero addirittura smettere di concepire qualsiasi pensiero critico nei confronti di Hubbard o dell'organizzazione.

Nel dizionario di Hubbard dei termini della Scientologia, un pensiero critico in effetti è definito come un "sintomo per aver commesso un 'overt' ". La pagina con questa definizione è allegata come documento AA. Questo concetto, anche se inculcato nelle persone durante l'auditing, permeava di sé ogni parte ed aspetto dell'organizzazione. Così la critica di un membro dell'equipaggio che si lamentava della paga troppo ridotta, delle cattive condizioni di vita, o delle dure condizioni, restava senza ascolto, piuttosto si cominciava ad indagare su di lui o a sottoporlo a controlli di sicurezza per i suoi "crimini". Al contrario, comunque, non si poteva assolutamente pensare che Hubbard che criticava costantemente dottori, giudici, scienziati, psicologi, governo, insegnanti e soprattutto Scientology avesse lui stesso commesso dei crimini o "overts" poiché questo pensiero era chiaramente critico. Pertanto egli otteneva il controllo quasi assoluto delle menti."

Nulla di sorprendente dunque che facendo leva sui tasti (c.d. "bottoni") giusti, essa riesca anche ad intromettersi nelle famiglie degli adepti determinando così effetti devastanti non solo sulla psiche e le sostanze dell'adepto, ma anche su quelle dei suoi congiunti. Grazie alle dettagliate conoscenze che l'associazione ha di tutto (composizione del nucleo famigliare, disponibilità finanziarie dello stesso o di altri singoli parenti e persino opinioni) essa riesce a fare leva a seconda delle varie necessità per indurre ad ulteriori esborsi, a recedere da propositi di abbandono e, persino, a trattare con i famigliari

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che l'associazione ritiene di volta in volta più adeguati per gli scopi che si ripropone (acquisire il consenso di genitori o coniugi, acquisire quantomeno la loro neutralità o addirittura acquisirne le disponibilità economiche tramite il congiunto adepto).

Un esempio illuminante del grado di interferenza che l'associazione riesce a realizzare presso le famiglie lo si ha in uno dei tanti "folders" in atti, quello del PR. allegato ad un rapporto della G. di F. di Roma (cfr. vol. 60 cart. 4) nel quale si apprende che questi non esita a fornire notizie dettagliate e riservate sui propri genitori e parenti in modo che l'associazione è quindi in grado di valutare quale atteggiamento assumere poi all'occorrenza nei confronti della famiglia stessa.

Se non lo fa spontaneamente l'adepto, è l'associazione che assume informazioni sul grado di consenso che i familiari esprimono nei confronti dell'associazione. Si pensi, ad esempio, a ciò che afferma la teste BO.' in proposito:

"... mi sentii porre domande circa l'ostilità di mio suocero all'organizzazione".
Ulteriori prove di quanto si va affermando si rinvengono nei rapporti come ad esempio quello di Torino o quello di Milano del 23.2.88 (cfr. vol. 44) nel quale ultimo, a pag. 40 e segg., si legge infatti del rinvenimento di "nr.2 documenti", nel "folder" intestato ad E. PI.:
"... Nel primo di tali fogli, viene fatto presente che il Pi. non può pagarsi l'auditing professionale ed ha difficoltà nel "maneggiare" i genitori, essendo la loro unica speranza per l'azienda familiare. Il compilatore del documento (Antonio G.) propone di predisporre un programma di
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"maneggiamento" del genitori. Il secondo documento è appunto il programma di "maneggiamento" della madre del Pi., predisposto in dieci punti dal senior/org Milano PA. F., allo scopo di vincere le resistenze della donna."
Ulteriori esempi di questa pretesa dell'associazione di decidere come devono essere trattati i familiari dei loro adepti e di predisporre programmi di "maneggiamento" da far quindi attuare, in genere, tramite gli stessi congiunti, si hanno anche nelle testimonianze come quella di AN., il quale ha addirittura prodotto documenti che dimostrano come il CO. (peraltro attuale imputato) impartisse indicazioni scritte alla moglie dell'AN., la C.V.L. (adepta) sul modo in cui gestire i rapporti personali con il marito e ciò a causa della dichiarata ostilità del marito all'associazione.

Analogamente dicasi per la teste VA. la qual ha prodotto documenti dai quali risulta che la figlia ha ricevuto dettagliate istruzioni circa il modo in cui comportarsi con la madre: VA. RO. «... ella del resto aveva ricevuto dettagliate istruzioni su come comportarsi con me» (cfr. all. 4 e 4 bis); e si veda anche ciò che afferma la RE.: «... ella fece anche un corso che, evidentemente, le doveva servire a migliorare i rapporti con la madre e ricevette in quella occasione una specie di decalogo dei comportamenti da tenere» (all. 4). Le "istruzioni" che venivano date al MA. erano invece dirette esclusivamente all'ottenimento di denaro:

"... poiché non avevo i milioni necessari per pagare il corso successivo sono stato costretto a ricorrere a prestiti e a chiedere con insistenza i soldi a mio padre ed alla mia ragazza consigliato in questo dal CL. che mi insegnava anche il sistema per riuscire ad ottenere denaro o per convincere mio padre, mio fratello, la mia ragazza ed altri a prestarmi i soldi necessari".
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Ma di tutto ciò si è avuta già anche altra prova nei capitoli precedenti quando sono stati riportati brani di deposizioni ovvero di conversazioni telefoniche con lo scopo di porre in evidenza altri aspetti che in quel momento interessavano (es. quello lucrativo o di pressione in genere).

Si è visto ad esempio dalle parole dei testi CO., FR., MA., MA., ME. o PI., tanto per citarne alcuni, come presso l'associazione siano poste in essere tecniche evasive teste ad allontanare l'adepto dalla famiglia che non approva (inducendoli ad allontanarsene) ovvero a porre come "aut aut" l'accettazione della frequentazione in cambio della permanenza in famiglia. Ma le forme di ricatto sono talora più sottili perché il parente che vuole frequentare diviene per l'associazione una vera e propria arma che fa leva sugli affetti. Si pensi ad esempio al modo sottile ed insinuante in cui sono stati ricattati i genitori della BE. N.:

"... entrambe queste persone hanno fatto sempre moltissime insistenze sia presso di me che di mio marito perché pagassimo e l'argomento più ricorrente è stato sempre quello che dovevamo farlo per il bene di nostra figlia... Ogni volta che abbiamo mostrato esitazioni ci veniva contrapposto il benessere di nostra figlia come se non dovessimo dare peso al valore del denaro in cambio del bene della ragazza... ogni volta che aveva le sedute di auditing arrivavano decine di telefonate a casa per sollecitarla ad andare e venivano talvolta anche a prenderla di persona... io e mio marito abbiamo deciso di non pagare, ma ci sentiamo continuamente pressati da nostra figlia che ci propone la cosa quasi in termini di vita o di morte... l'ultima richiesta di 13.000.000 ci è stata rivolta solo da nostra figlia la quale però sembra indottrinata allo scopo... desidero precisare che l'importo di 13.000.000 è stato specificato solo da nostra figlia ma insistenze perché ella facesse questi altri 5 "intensivi" sono state rivolte sia a me che a mio marito dalle persone sopra menzionate in occasione di più incontri".
BE. G. (dep. 29.4.88), «... nostra figlia... ha continuato ad esercitare fortissime pressioni su di noi per indurci a pagarle altri corsi presso quell'associazione. Tra gli argomenti più ricorrenti che ella usava era l'accusa che noi non volevamo aiutarla. Questo concetto ci veniva ripetuto più volte sia da nostra figlia sia dai responsabili dell'organizzazione anche in presenza di nostra figlia».

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Questo porre i famigliari l'un contro l'altro sembra essere la tecnica costante dell'associazione come nel caso della BU.:

"essi cercavano di convincermi che il mio malessere nasceva dal fatto che non aderivo alle loro idee. Mi dicevano e mi facevano capire che non ero un essere normale perché non accettavo le loro idee. Questo loro atteggiamento nei miei confronti si è andato sempre più radicalizzando quando hanno capito che io non assecondavo nemmeno le iniziative di mio marito... le pressioni psicologiche erano peraltro molto forti perché mi si lasciava credere che se io avessi aderito a Scientology sarei diventata forte, immortale e senza più angosce. In caso contrario avrebbero potuto accadermi cose terribili e, in caso di morte, la mia anima si sarebbe reincarnata in una gallina o, comunque, in qualche essere spregevole. Questi discorsi venivano fatti soprattutto a mio marito che li riportava a me preoccupato da mio dissenso. In tal modo egli veniva pian piano posto contro di me e veniva convinto del fatto che io ero un essere negativo che proveniva da un altro pianeta. Mio marito è tanto convinto di queste cose che sostiene che quando diventerà "OT" con la sua anima verrà a trovarmi. Il risultato di tutto questo è che, nel dicembre scorso, mio marito mi ha comunicato la sua decisione di separarsi da me non potendo rinunciare alla sua missione".
Stessa sorte è toccata al MI. D. e alla MA.. Afferma infatti quest'ultima che il marito ad un certo punto iniziò il "periodo del silenzio e della sua assenza" "per il bene dell'umanità" e che, unica interruzione a questo suo allontanamento dalla famiglia e silenzio con essa si ebbe per far conoscere alla moglie ed alle figlie "... che era costretto in ciò dal suo credo e dalla organizzazione insoddisfatta del nostro rifiuto a partecipare".

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Conclude quindi la MA. che:

"... In Dianetica i parenti e gli amici che non condividono le loro teorie vengono visti di malocchio tanto è vero che mio marito per lungo tempo ha tentato di coinvolgerci ma quando ha capito che non vi sarebbe riuscito è stato lui ad allontanarsi da noi. Dianetica punta all'inglobamento delle famiglie dei suoi adepti oppure alla totale separazione dell'adepto dalla famiglia dissenziente"
tanto è vero che, anche nel periodo in cui il marito della MA. era riuscito ad indurla a praticare le sedute di auditing e riteneva quindi di averla coinvolta, non voleva che essa, a sua volta, frequentasse i suoi parenti che non approvavano.

Occorre dire che quanto affermato dalla MA. trova ampio riscontro negli atti processuali ma che, al contempo, talvolta si registra un tipo di reazione solo opposto che, però, è solo un diverso modo di conseguire lo stesso risultato.

Sembra infatti che, in alcuni casi, il dissenso dei familiari sia un motivo per l'allontanamento dell'adepto che, a suo dire, non vuole creare dissapori in famiglia. A parte che tale intendimento è chiaramente smentito da quanto appena detto è poi un fatto che in realtà, come confermano le testimonianze acquisite, questa tecnica punta solo al preciso scopo di esasperare i familiari ed indurli non solo ad assecondare la scelta del congiunto, ma anche a sottoscrivere degli impegni a non ostacolare per l'avvenire qualsiasi iniziativa dell'associazione. In pratica l'adepto viene in un certo senso usato come "arma di ricatto". Allontanato dall'associazione con il pretesto che non vi possono essere ammesse persone che hanno parenti ostili, egli viene posto nella chiara condizione di vedere a sua volta la famiglia come un intralcio alla realizzazione dei suoi desideri presso l'associazione. Il suo forzato rientro a casa diventa dunque per i familiari un incubo per gli atteggiamenti di rancore che evidentemente si manifestano. Il tutto facendo leva sul fattore affettivo, può indurre in taluni

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casi il congiunto a cedere alle "sofferenze" del parente e pur di non vederlo più triste, acconsentire, anche per iscritto a che egli frequenti l'associazione. Tutto ciò emerge chiaramente dalle parole di MA.:

"....da Milano giunse l'ordine di espellermi in quanto l'organizzazione era venuta a conoscenza che mio padre si stava interessando, avvalendosi di un legale, sul modo per farmi uscire dall'associazione... Il motivo ufficiale era che io ero diventato ...un "P.T.S. di tipo C" vale a dire una fonte potenziale di guai collegata con un S.P. (persona soppressiva che vive con l'unico scopo di distruggere il bene dell'umanità)... tuttavia l'espulsione poteva essere revocata qualora fossi riuscito a convincere mio padre che dianetica era giusta, non avesse più, parlato male e mi avesse attestato per iscritto che condivideva incondizionatamente il fatto che io lavorassi a tempo pieno presso l'Istituto"
PE.:
"... quando andai alla sede di Cantù parlai spasso con certo MA. il quale mi disse che, visto il nostro atteggiamento, nostro figlio sarebbe stato allontanato perché fonte di guai a meno che non mi fossi impegnato per iscritto a non denunciare Scientology ad autorizzare mio figlio a frequentare corsi di basso costo. Naturalmente non ho aderito ed infatti, proprio durante le recenti feste natalizie, mio figlio è stato allontanato"
MI.:
"... chiesi verbalmente la restituzione di quanto dato... Il risultato fu che... tutta la mia famiglia si disgregò del tutto. Mia figlia con mio genero e mia moglie andarono via di casa dicendo che ero un S.P. (Suppressive Person) e nel frattempo anche mio figlio era stato coinvolto in Dianetica occasionalmente con contatti di persone con persone spagnole... la figlia più piccola... venne a trovarmi... suggerendomi di diventare sostenitore esterno di Dianetica in modo da consentire a mia moglie ed alle mie figlie, che a dire suo erano 'pentite'di essersi allontanate da casa, di potervi ritornare."
RE.: (cfr. vol. 36)
"... dopo 4/5 giorni di questa vita e senza più notizie di mia figlia telefonai e ... dissi con tono molto deciso e minaccioso che avrei rivoluto mia figlia a casa entro il giorno successivo... diffidandoli anche dal far sapere a mia figlia di questa iniziativa mia perché non volevo che essa si mettesse contro di noi. In effetti, dopo nemmeno un paio d'ore, mia figlia tornò a casa con fare indifferente,... ma quando andò di nuovo, tornò disperata accusandomi di averla voluta rovinare perché, ora a causa mia ella non era più voluta alla "mission" e non sarebbe stata mandata in America. Questo ha esacerbato molto i nostri rapporti già tesi."
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Ma l'effetto di questa sorta di "controllo capillare delle coscienze" che l'associazione riesce ad esercitare sui propri aderenti è tale che - anche come indiretta conseguenza della perdita di ogni affettività - essi stessi non esitano ad esercitare delle vere e proprie pressioni nei confronti dei propri congiunti minacciando una loro scomparsa ove siano criticate le loro scelte ovvero si esprimano giudizi negativi nei confronti dell'associazione (ad esempio deponendo dinanzi all'A.G. o addirittura denunciandola).

Come si vedrà, dalla lettura degli atti, sono stati moltissimi i testi che si sono presentati da questo G.I. (su invito o di loro spontanea volontà) raccomandando tuttavia, caldamente, di non far sapere 'la cosa' al proprio congiunto (in genere figlio o coniuge) per il terrore che questi, in segno di ritorsione, se ne vada del tutto. In un caso addirittura, BA. il padre, dopo aver sporto denuncia, una volta convocato dall'A.G. ha cercato di ritrattare e solo dietro l'ammonimento circa il rischio cui si espone il teste falso o reticente ha ammesso, tra le lacrime, che egli era terrorizzato dall'idea che il figlio venisse a conoscenza di quella sua deposizione perché lo aveva minacciato chiaramente di andarsene e non farsi più vivo. Aanalogamente hanno detto ad esempio, tra i primi che vengono in mente, MA., MA., DEA., BE., VA. . Le testi BI. e CO. sono addirittura giunte a pregare di inviare ulteriori comunicazioni ad un diverso indirizzo dalle stesse indicato per paura che i figli lo sapessero ed attuassero il loro proposito di abbandono mentre la BU. ha riferito di come, in prossimità delle nozze, il marito l'avesse minacciata di lasciarla qualora non avesse anch'essa aderito all'associazione, ed anche il teste MI.

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(Cfr. vol. 35) racconta dell'abile ricatto psicologico cui viene sottoposto da parte dell'associazione tramite la moglie e le figlie:

"... chiesi verbalmente la restituzione di quanto dato... il risultato fu che... tutta la mia famiglia si disgregò del tutto. Mia figlia con mio genero e mia moglie andarono via di casa dicendo che ero un S.P. (Suppressive Person) e nel frattempo anche mio figlio era stato coinvolto in Dianetica occasionalmente con contatti di persone con persone spagnole... la figlia più piccola venne a trovarmi... suggerendomi di diventare sostenitore esterno di Dianetica in modo da consentire a mia moglie ed alle mie figlie, che a dire suo erano 'pentite' di essersi allontanate di casa, di potervi ritornare".
Ciò malgrado non sempre le famiglie rimangono, sia pure formalmente, unite; sembra anzi di potersi affermare che, nella gran parte dei casi, l'adesione di una persona a Scientology è causa di disgregazione di famiglie. Tutta l'istruttoria è stata letteralmente costellata da una sequela di testimonianze e denunce che riferiscono di famiglie distrutte. Figli che lasciano la famiglia da un giorno all'altro, mogli, madri, mariti e padri che se ne vanno lasciando coniugi e prole ovvero portandosi dietro solo alcuni figli e disinteressandosi completamente della sorte degli altri rimasti con il genitore che non ha condiviso la scelta di Scientology.

Tutto questo dovrebbe essere già stato notato nel corso della lettura di brani di deposizioni fin qui riportate (BA., BA., BO., BO., BU., BR., CA., CO., CO., FR., MA., MA. MU., MI., NE., PA., PE., VA. e così via dicendo solo per citarne alcuni). Ma vi sono anche casi di persone che dichiarano in termini drastici di aver perso i propri congiunti sotto ogni profilo (FE., GA., LA.) o addirittura come è una delle ultimissime testimonianze acquisite, il caso PA. che

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non ha notizie del fratello da oltre 4 anni.

Un riscontro oggettivo di questa realtà si è avuto, del resto, nelle parole del teste BONELLI (cfr. vol. 34) addetto consolare dell'ambasciata d'Italia a Copenaghen, il quale ha riferito di numerosissime famiglie che si rivolgono a quest'ambasciata (si rammenta che a Copenaghen c'è la sede principale per l'Europa) per avere notizie dei propri congiunti dei quali non hanno avuto più notizie da moltissimo tempo.

In effetti c'è da registrare altresì che, in questi casi, da parte dell'associazione non vi è alcuna collaborazione (come evidenzia appunto anche il teste BONELLI) semmai l'impressione che se ne ricava è di tono completamente opposto che, cioè, l'associazione scoraggi qualsiasi tentativo della famiglia di origine di riprendere contatti con il proprio congiunto quasi che si tema, al suo interno, che da parte delle famiglie si riesca in qualche modo a dissuadere dal proseguire nella frequentazione dell'associazione. Tutto questo è confermato dalle parole di numerosi testi (es. ME., MA., MA., CO.) che, ad esempio, riferiscono delle difficoltà che ogni volta hanno incontrato per mettersi in contatto con i propri congiunti presso le sedi dell'associazione (Milano, Cormano, Copenaghen o Flag), ogni volta venivano attuate una serie di tecniche dilatorie che avevano un implicito contenuto dissuasivo. Che questa non sia una illazione è comunque confermato esplicitamente dall'esperienza riferita dalla teste PI. (cfr. vol. 35) che, dunque, stante quanto appena detto non rappresenta un caso isolato:

"... una sera giunsero sul posto (la sede della C. di S. di Verona n.d.r.) due signori, marito e moglie, chiedendo della
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figlia. Venne loro risposto che era a Milano ma questi insistettero affermando che avevano parlato poco prima per telefono e che la loro figlia era lì. Fu loro detto che probabilmente la ragazza era in viaggio e questi, alla fine, sia pure con disappunto, andarono via. A quel punto tale Silvia disse "adesso falla salire" riferendosi alla ragazza che era stata appena cercata".
Del resto è indubbio che, in generale, all'interno dell'associazione in esame, il grado di tenacia ed insistenza mostrato nell'indurre le persone ad aderire all'associazione è pari a quello con cui si cerca di dissuadere qualsiasi proposito di abbandono. Si è già riferito, in precedenza, di come la persona che se ne sia andata continui a ricevere per mesi o anni telefonate, lettere, inviti, opuscoli divulgativi o, addirittura inviti ad andare a ritirare rimborsi che (non si comprende come) non possono essere mai inviati per posta. Tutto, insomma, pur di riagganciare la persona. Non è dunque strano che, come efficacemente ha riportato il teste MI., all'interno dell'associazione vengano usati tutti i mezzi dissuasivi possibili per far desistere una persona dall'idea di abbandonare l'associazione. A tutte le testimonianze già riferite sul punto si aggiungano quindi a maggior illustrazione le seguenti: CO. (cfr. vol. 34)
"... in occasione delle elezioni gli dissi di venire ma egli replicò di non avere i soldi. Feci allora in modo di fargli avere il biglietto ma da allora, ha già spostato la data del ritorno due volte. Ora dovrebbe venire per il due di agosto ma ieri ha telefonato cominciando quasi a dire che forse rinvierà ancora. Non so come spiegare ma ho per un verso la sensazione che nostro figlio voglia ritornare e, dall'altro che sia trattenuto lì da qualche legame invisibile che, al momento di decidere, lo fa desistere"
Riecheggiano, in queste parole, i concetti di "imbrigliamento" psicologico percepiti ed espressi da LO., CA. o anche DI. e riportati in precedenza, concetti che si ritrovano ancora nelle parole delta teste RA.:

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"... ogni tanto mia figlia ha dei ripensamenti in parte indotti anche dalle nostre insistenze ed in parte dal fatto che lei stessa non si sente libera perché le sue giornate sono interamente assorbite dal lavoro e da questo impegno per Dianetica. Ma tutte le volte che mia figlia ha provato ad andarsene, queste persone l'hanno circuita facendole intendere che il suo star male dipendeva solo da lei e non dal fatto di stare con loro e così lei ritorna indietro".
Ma ad avvalorare il sospetto che l'associazione trattenga i suoi adepti anche con sistemi più materiali che vanno dalla sottrazione del passaporto, in caso di stranieri, a vere e proprie "spedizioni di recupero", è confermata sia da testi italiani recatisi presso la sede di Copenaghen sia da ARMSTRONG (cfr. vol. 33) come sua esperienza personale attiva del periodo in cui era membro dell'associazione. Se dunque IA. (cfr. vol. 35), SC. (cfr. vol. 33), FI. G. (cfr. vol. 35), SC. (cfr. vol. 33), CO. (cfr. vol. 33), UR. (cfr. vol. 33), GA. GA. (cfr. vol. 33) confermano il ricorrente fenomeno dello "smarrimento" dei passaporti loro o di persone di loro conoscenza, confortati in ciò dal già citato viceconsole BONELLI, l'ARMSTRONG, con queste sue dichiarazioni elimina ogni sospetto circa la reale ragione di questi "smarrimenti". Per maggior comprensione di chi legge senza avere ancora il quadro di insieme e senza, quindi conoscere l'intero contenuto della deposizione di ARMSTRONG, si fa presente che la nave della quale egli parla è l"'Apollo" sulla quale attorno alla metà degli anni 70 Hubbard ideò di far imbarcare in giro per il mondo una serie di adepti che, contemporaneamente, vi effettuavano i corsi e le sedute di auditing. Si avrà comunque occasione di parlarne meglio nel prossimo capitolo.

Riferisce dunque ARMSTRONG che:

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" ...anche se le persone alla fine lasciavano la nave, se continuavano a chiedere di andarsene questo avveniva solo dopo che venivano sottoposti ad accurati controlli di sicurezza, [dopo] che avevano firmato atti di rinuncia, vincoli, cessioni, liste del loro "crimini" estratti dal loro documenti di archivio di "auditing" e pagherò per tutti gli auditing delle lezioni fatte mentre erano sulla Sea Org. Ogni tanto le persone tenute a bordo "si davano alla fuga", cioè fuggivano oppure cercavano di scappare. Di solito venivano riportati indietro prima di riuscire ad andarsene.

I passaporti di tutte le persone erano tenuti chiusi a bordo dal rappresentante della nave e così era estremamente difficile che chiunque riuscisse ad allontanarsi dalla nave e tornare a casa poiché non avevano documenti per viaggiare. Queste persone, se erano sufficientemente disperate, si rivolgevano ad un Consolato per cercare di far emettere un nuovo passaporto. Sapendo questo facevano sorvegliare un consolato in cui era probabile che la persona si recasse e di solito riuscivano a ritrovarla prima che si rivolgesse ad un addetto del consolato. Presi parte a numerosi recuperi di questi membri dell'equipaggio o studenti scappati.

Se la persona si recava al consolato e raccontava la sua storia, si riteneva che fosse stato inferto un grave colpo alla "copertura" o che ci fosse un rischio per la sicurezza, per il fatto che era stato trattenuto contro la sua volontà e che non gli veniva reso il suo passaporto. In questo caso veniva organizzata una "procedura di morte dell'agente" contro la persona scappata. La "procedura di morte dell'agente" significava "controdocumentare" qualsiasi cosa dannosa che una persona (in origine questo valeva per gli "agenti nemici") diceva in modo che nessuno credesse alla persona che, come agente, era "morto". La persona che si recava al consolato veniva fatta morire o "dead" con una storia secondo la quale aveva rubato del denaro o aveva sollevato disordine o qualcosa di analogo così che la sua storia sulle condizioni a bordo non venisse creduta. Si verificarono numerosi casi di questo genere mentre ero sull'Apollo e lavoravo nell'ufficio del capitano di porto".

Più avanti ARMSTRONG riporta di un'altra "spedizione di recupero" da lui effettuata insieme alla moglie; questo documento peraltro, richiama moltissimo alla mente il tono ed il contenuto di numerose deposizioni riportate nei capitoli precedenti sia in ordine alle "velate minacce" che si annidano dietro molte condotte sia con riferimento alle pressioni psicologiche esercitate da adepti dell'organizzazione per convincerli a frequentare ovvero a sborsare somme considerevoli per corsi e sedute, e sempre sull'assunto che quella fosse la scelta migliore per il bene loro o di un loro congiunto.
"... pochi giorni dopo ricevemmo un telex dall'unità CMO di
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Clearwater in cui si diceva che Tonja era scappata dall'RPF (una sorta di prigione di Scientology, come si vedrà meglio più avanti n.d.r.) ed era andata a Las Vegas in Nevada... Terry ed io ricevemmo l'ordine di riportarla indietro. Ci recammo a Las Vegas e trovammo Tonja a casa dei suoi genitori. Era in stato di shock per il fatto che l'avessimo rintracciata così in fretta ed era terrorizzata da noi. Terry era stata il suo superiore per molti anni nel CMO ed io lo ero stato all'UCE ed all'RPF ed entrambi la intimidivamo. Le lacrime le salivano agli occhi ma Terry ed io non desistemmo dal nostro proposito. Parlammo con suo padre e sua madre e li intimidimmo con velate minacce di quello che sarebbe potuto succedere, di come sarebbe stato meglio per tutti se Tonya fosse tornata. Insistemmo anche sul fatto che ritornare ed espletare la formalità per andarsene era per Tonja la cosa più giusta che potesse fare. La verità era che il nostro scopo era quello di riportare indietro Tonja, sottoporla ai controlli di sicurezza, farle firmare atti di rinuncia, di cessione e pagherò così che sarebbe divenuta innocua per Hubbard e l'organizzazione. Tonja era infatti considerata una notevole minaccia perché aveva lavorato in stretta collaborazione con Hubbard e sapeva potenzialmente molto sui controlli dell'organizzazione e le operazioni segrete del G.O. (Guardian Office del quale si dirà nel prossimo capitolo n.d.r.). Dopo diverse ore, ed ancora contro la sua volontà, Tonja cedette alle nostre tattiche, e ci recammo con lei a Los Angeles. Lì la consegnammo all'RPF di Los Angeles dove sarebbe stata sottoposta ai controlli di sicurezza e le avrebbero fatto firmare i documenti richiesti."


7. Le "promesse" non mantenute: perdita di lavoro, cultura e di ogni indipendenza finanziaria

Passando ora a trattare di ciò che è stato accertato in ordine al reale conseguimento dei benefici promessi con sicurezza, anzi, garantiti all'interno dell'associazione, va innanzitutto premesso che dalle parole di moltissimi testi, citati e non, (per non parlare poi delle intercettazioni telefoniche che ne rappresentano la prova più tangibile) emerge chiaro il concetto che tutti gli associati dedicano la loro attività quotidiana ed ininterrotta agli studi ed alle iniziative dell'associazione. La cosa non sorprende più di un tanto se si pensa alle enormi insistenze delle quali, come visto (v. retro cap. 6) vengono fatti oggetto tutti coloro che già stanno frequentando perché intensifichino al massimo la loro partecipazione a tutte le

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attività dell'associazione.

Si è già detto, altresì, di che ampiezza siano le assicurazioni di benessere e successo che vengono fatte in cambio di tale assidua partecipazione ma resta a questo punto, da sottolineare che in tutti questi casi esaminati tale miglioramento o non è stato registrato affatto ovvero, in caso contrario, si è risolto esclusivamente in un convincimento assolutamente soggettivo sfornito di riscontri obiettivi.

Ciò vale in particolar modo per le affermazioni di maggiore intelligenza raggiunta riferite da tutti coloro che si sono, al contempo, dichiarati convinti scientologi. Nella totalità dei casi, infatti, questa affermazione è stata fatta dal diretto interessato ed anche ammesso che essa sia vera, resta comunque da dimostrare che tale miglioramento si sia verificato, che, cioè, la buona intelligenza non fosse preesistente e che il soggetto non ne avesse una piena coscienza per via di sensi di inferiorità poi rimossi grazie appunto alla tecnica esaltante ed euforizzante di Dianetica. In ogni caso, quindi, alla stessa stregua di una sostanza stupefacente l'insegnamento dianetico avrebbe avuto un effetto "liberatorio" e non potenziativo.

Quanto poi ai miglioramenti professionali ed economici cui darebbe luogo la applicazione delle teorie dianetiche, si ha un riscontro ancora più agevole ed oggettivo nel fatto che tutte queste persone non solo hanno abbandonato corsi di laurea qualificanti o lavori remunerativi ma non hanno, di contro, conseguito né diversi titoli di studio né realizzato professioni di prestigio che abbiano fornito mezzi di sussistenza tali impedir loro di continuare a vivere in modo molto gramo (in

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comuni assolutamente squallide, come era l'edificio di Cormano al momento della perquisizione) ovvero anche, molto spesso, alle spalle della famiglia di origine lesinando su qualsiasi spesa anche essenziale e continuando a "raccattare" a destra e a manca ospitalità o pranzi estemporanei.

Nella gran parte dei casi esaminati le persone entrate in contatto con Dianetica hanno abbandonato buone occupazioni o corsi di laurea. Si citano, solo a titolo esemplificativo i casi di FR. il cui figlio ha abbandonato un posto di lavoro ben retribuito e qualificante presso un'osservatorio astronomico; di CO. il cui figlio ha abbandonato la facoltà di Economia e Commercio; di BO. il cui figlio aveva un buon posto presso l'I.B.M. e frequentava la facoltà di Ingegneria; dei figli di DEV. che hanno abbandonato una buona occupazione di artigiani tappezzieri; della figlia di VA. RO. che aveva una carriera avviata come brillante direttrice d'orchestra e ancora di CA., BI., NE., PR. ecc. Si potrebbe andare avanti nell'elencazione ma sarebbe assolutamente ripetitiva. A puro titolo di esempio, dunque si citano ancora le parti di dichiarazioni che seguono (sottolineando nuovamente che di proposito si omette di menzionare le dichiarazioni di quelle che sono parti lese delle imputazioni) ma che illustrano adeguatamente come tutte queste persone, non solo non abbiano raggiunto i miglioramenti promessi ma, in non pochi casi, il loro tenore di vita si sia abbassato e vadano avanti grazie alla comprensione che, comunque, le famiglie continuano a mostrare:

BO. (cfr. vol. 30) (a proposito del figlio che, come si diceva, aveva una buona occupazione presso l'I.B.M.) «... avendo terminato i soldi si è visto nella necessità di chiedermi di ospitarlo ancora... ha un'aria distratta e trasandata visto che ha sempre gli stessi indumenti di quando ha lasciato casa»;

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BR. (cfr. vol. 34) «... la vedevo che frequentava questo istituto dicendo che avrebbe percepito prima 20.000 lire a settimana, poi, via via, di più ma a me non risultava che guadagnasse nulla sia perché continuavo a mantenerla io sia perché le dovevo dare di volta in volta ciò che le occorreva anche per prendere il mezzo di trasporto.»

BU. (cfr. vol. 34) «... mia figlia tornò a casa dicendo che era sua intenzione lavorare stabilmente per Dianetica sostenendo che avrebbe guadagnato circa 800.000 lire al mese... noi non la vediamo più, esce tutti i giorni la mattina presto e torna a tarda notte, il tutto per compensi settimanali oscillanti che non superano mai le 50.000.»

IL.(cfr. vol. 35) (a proposito del cognato PR. L.): «... capii che egli aveva già deciso fermamente di abbandonare l'ENEL e voleva il mio intervento perché mi interessassi nell'ENEL per fargli avere al più presto la liquidazione che gli sarebbe servita per entrare in questa nuova associazione... non ci sa mai spiegare bene cosa faccia. Dice che guadagna 200.000 al mese che gli bastano perché è spesato di tutto. È andato a Los Angeles ed a Copenaghen e riceve alloggio in una casa di Cormano dove pare abbia una stanzetta per due o tre persone. So che, sia pure di nascosto, ha più volte chiesto soldi a moglie nel corso delle sue rare visite e che quando arriva Natale invece di essere lui, come zio, a fare i regali ai nipotini, miei figli, prende questi ultimi in disparte e chiede loro di regalargli camicie di seta e cravatte firmate... egli dice che quello che prova frequentando Dianetica è talmente bello che non riusciamo neanche a capirlo, ma è anche vero che egli non ce lo ha mai spiegato in modo intelligibile.»

BA. (cfr. vol. 35) « ...Ormai viene a trovarmi solo ogni tre settimane circa quando ha bisogno di qualche incombenza tipo pulizie degli abiti e cose del genere. È però cambiato molto anche sotto questo aspetto. Prima era sempre molto curato nella persona e vestito anche alla moda, adesso invece veste come gli capita anche gli abiti più brutti e rovinati dismessi dal fratello. Ha lasciato perdere l'auto e gira sempre senza soldi, tanto che quando viene mi chiede qualche 10.000 lire. Io non so capacitarmi visto che dedica tutto il suo tempo a questa Dianetica senza riceverne un adeguato compenso. Quando viene mi dice che va in Danimarca o in America e che la scienza che insegnano in quella scuola serve per diventare grandi uomini... a me non sembra certo che mio figlio sia diventato una persona di successo: non ha un lavoro, non ha una mutua in caso di malattia, non ha mai soldi.»

PE.DE CO. (cfr. vol. 35) «... da due anni lavora a tempo pieno per questa organizzazione ma non viene retribuito tant'è che vive ancora con me a mio carico.»

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VA. (cfr. vol. 36) « ... a seguito del suo avvicinamento alla Chiesa di Scientology ed a causa di ciò ha finito per lasciare il lavoro e sottoscrivere anche un contratto di cinque anni con essi. Questo fatto mi ha messo anche in condizioni molto precarie visto che mi è venuto a mancare il suo appoggio materiale ed il suo aiuto economico.»

Di fronte alla contestazione di tale realtà da parte dei congiunti, per testimonianze acquisite sul punto, si apprende che tutti gli appartenenti all'associazione replicano che si tratta di un insuccesso solo apparente e temporaneo perché i grossi guadagni e le professioni qualificanti giungeranno certamente una volta raggiunto un certo livello di studio. È un fatto però che questa istruttoria non ha consentito di individuare soggetti che abbiano mai realizzato tale elevazione culturale e professionale ed, anzi, come si diceva a proposito del tono dei dialoghi nelle conversazioni intercettate, ha colpito la estrema modestia del grado di preparazione culturale degli appartenenti all'associazione.

Quanto poi alla individuazione di questo "mitico" livello di studi e di preparazione che dovrebbe assicurare successi intellettuali, professionali ed economici, per quello che l'istruttoria ha permesso di evidenziare, sia consentito affermare, sulla falsariga del titolo di una nota commedia di un apprezzato autore italiano, che in Scientology i corsi non finiscono mai.

La prima meta proposta è lo stato di "Clear": quella condizione, cioè, di chiarezza psicofisica che dovrebbe porre il soggetto al riparo da malattie organiche e da qualsiasi cedimento della psiche con pieno controllo, quindi, delle emozioni. Ciò malgrado

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si è appreso, proprio da persone dichiaratesi scientologhe di aver riscontrato che dei "clear" o delle persone di livello superiore non rispondevano alle caratteristiche del grado:

FI. (cfr. vol. 35) «notavo peraltro che persone che sulla carta erano OT cioè superiori a Clear, di fatto non sembravano corrispondere nei loro atteggiamenti a quei principi di etica e di comportamento ai quali, io pensavo, ci si dovrebbe adeguare una volta che essi sono stati fatti propri (come appunto dovrebbe essere per chi è più di Clear)» o ancora: BO. (convinta scientologa) (cfr. vol. 34) «...il relatore, da quello che spiegava, avrebbe dovuto essere a livello perfetto, invece era nervoso, aveva un "tick"... non aveva la sicurezza che voleva infondere in noi.»

Non è infine dato conoscere quale sia il livello raggiunto dalle persone delle quali si ascoltano i discorsi nelle intercettazioni. E' un fatto però che i toni animati ed alterati che spesso trascendono in un eloquio da trivio con bestemmie e parolacce non sono un esempio certo di elevazione spirituale sì da far presumere che sia molto raro e difficile nell'associazione raggiungere i livelli promessi.

Livelli che, ripetesi, non è dato capire a cosa corrispondano. In un primo tempo sembra che il grado di "clear" sia la meta più ambita poi però una volta raggiuntolo subentra subito una prospettazione dei c.d. livelli O.T. (Operating Tethan) anch'essi però graduati (OT1, OT2, OT3 ecc.). All'inizio dell'istruttoria era parso di capire che il massimo livello fosse quello di OT 7 ma, ultimamente, si è sentito parlare della "creazione" di un livello di OT 8. Non è stato possibile comprendere chi "crei" questi livelli visto che, per creare gradi di elevazione maggiore

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è da presumere siano, a loro volta persone superiori. Tutto ciò è tuttavia sostanzialmente irrilevante e viene riferito esclusivamente per dare atto di una realtà che, sul punto, è apparsa poco chiara ed è testimoniata dalle stesse parole delle persone che hanno deposto. Si vedano ad esempio:

MA. (cfr. vol. 35) « ...lo stato di "clear" veniva prospettato come una specie di meta ambita raggiunta la quale si sarebbe stati in una condizione di chiarezza che, a sentir loro, avrebbe dovuto assomigliare alla quasi perfezione. Ma, una volta raggiunto questo stato, con altrettanta precipitazione ed ansia, veniva prospettata la necessità di fare subito i corsi superiori. In sostanza essi continuavano ad invitare la gente a pagare subito ed in anticipo i corsi prospettando mete e risultati apparentemente conclusivi ma che poi si rivelavano sempre parziali perché, una volta raggiuntili, bisognava raggiungerne un altro»;

BO. (cfr. vol. 34) «... poi ti lasciano sempre nel dubbio dicendo che il risultato si può avere nel corso successivo»;

MA. (cfr. vol. 35) «... ad un certo punto io pensavo di aver raggiunto un buon livello che mi avrebbe consentito di passare a corsi superiori ma essi tergiversavano sempre con me dicendomi che non ero ancora pronta e che avrei dovuto fare altri corsi»:

FR. (cfr. vol. 35) «... a sentire mio figlio ogni corso avrebbe dovuto essere l'ultimo ma poi ce ne era sempre un altro».

A proposito di questi livelli "lievitanti" un teste, MA., nella sua deposizione del 15.11.85 ha prodotto la foto di una nave da crociera di dimensioni ed aspetto decisamente superbi che dovrebbe appunto trasportare tutte le persone che verranno dichiarate OT 8. Questa nave è una sorta di miraggio della quale si trovano altri esempi in varie testimonianze e missive di sollecito prodotte nelle quali si rammenta all'adepto l'importanza di continuare la strada del "bridge" per poi salire su questa mitica nave. Non è stato possibile accertare se tale nave esista realmente, né a dire il vero, è stato fatto alcun accertamento in tal senso.

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C'è però da dire che l'istruttoria ha fatto conoscere di un'altra nave esistita certamente: l'Apollo". Si trattava di una sorta di "nave scuola" sulla quale, verso la metà degli anni 70, a pagamento vennero imbarcate una serie di persone che, durante la navigazione, vi avrebbero dovuto seguire corsi o sedute. Le cose che però sono state riportate in ordine a ciò che su di essa avveniva realmente da testi quali ARMSTRONG (cfr. vol. 33) e WHITFIELD (cfr. vol. 33) (che vi hanno appunto viaggiato come responsabili) sono tali che l'immagine che si trae sul conto di questa nave è molto simile a quella di una "galera" degli anni 2000, intendendo tale termine sia come denominazione delle storiche imbarcazioni romane condotte da prigionieri, sia con il significato moderno di luogo di detenzione; con la sola differenza che nelle galere romane l'asservimento era evidenziato da catene e ceppi e in quella odierna i vincoli sono tutti squisitamente immateriali ed apparentemente invisibili in quanto esercitati sulla psiche.

Ciò che avveniva a bordo è estremamente interessante sotto più profili ai fini della presente istruttoria e si avrà quindi occasione di riportare altre dichiarazioni che la concernono.

Al momento, visto che si va trattando delle condizioni di assoluto benessere fisico e spirituale che l'associazione garantisce tramite le sue tecnologie, sembra opportuno riferire solo ciò che ARMSTRONG dice a proposito delle condizioni di vita a bordo, tenuto anche conto del raffronto con quelle di Hubbard:

"... La differenza tra il modo in cui Hubbard viveva e veniva trattato a bordo e le condizioni dell'equipaggio era enorme.
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Egli aveva un'ampia cabina di lusso come Mary Sue Hubbard, una grande stanza per l'auditing, un ufficio sontuoso che veniva chiamato la sua "stanza di ricerca" ed un enorme soggiorno in sala da pranzo. Tutti questi spazi erano inaccessibili per l'equipaggio e gli studenti. Hubbard aveva l'assistente di bordo, il cuoco, gli addetti alle pulizie e l'autista personale oltre ai messaggeri che accontentavano ogni suo minino desiderio. La signora Hubbard aveva il suo assistente di bordo personale come anche i figli di Hubbard. Gli Hubbard mangiavano separatamente dagli altri e consumavano pasti differenti preparati nella loro cambusa dal loro cuoco. La maggior parte del cibo veniva portato da corrieri provenienti dagli Stati Uniti, mentre quello dell'equipaggio veniva acquistato sul luogo.

Alcuni dei dirigenti più importanti tra l'equipaggio condividevano piccole cabine e le coppie sposate avevano generalmente una cabina, ma per le persone nei dormitori le condizioni erano pessime. I dormitoci erano affollati, c'erano letti a castello e non esisteva praticamente una stanza dove tenere gli effetti personali, l'aerazione era inadeguata, gli spazi maleodoranti ed infestati da scarafaggi.

Gran parte della nave era infestata da scarafaggi e nonostante i tentativi di eliminarli, inclusa una "caccia allo scarafaggio" iniziata da Hubbard nella quale i messaggeri multavano l'equipaggio se venivano trovati scarafaggi nelle zone in cui essi lavoravano o dormivano, il problema degli scarafaggi rimase finché tutti si trasferirono a terra nell'autunno 1975.

Nell'ultimo anno circa delle operazioni dell'Apollo come nave ammiraglia, dal momento che l'effettivo della nave cresceva e lo spazio diminuiva a causa del bisogno sempre crescente di uffici e zone di lavoro, molte persone dell'equipaggio furono costrette a dormire sul ponte di coperta quando trovavano un buco. Quando pioveva troppo forte prendevano le loro coperte e si trasferivano nelle sale da pranzo...

La domanda di produzione e la minaccia di punizioni se la produzione era bassa era così forte che l'equipaggio viveva in uno stato di continuo esaurimento...per anni tenni una media di circa 4 ore di sonno per notte e molti altri lavoravano per il mio stesso numero di ore.

Anche se per l'equipaggio c'era un orario ufficiale, era impossibile rispettarlo a causa del carico di lavoro imposto da Hubbard e dai dirigenti più importanti. Dal momento che la maggior parte dell'equipaggio non poteva permettersi di vestire decente, molti lavoravano praticamente rivestiti di stracci. I vestiti dovevano essere lavati in secchielli e a bordo non c'era niente per asciugarli. Molti membri dell'equipaggio non si preoccupavano delle cure igieniche personali e l'odore corporeo, soprattutto nei dormitori, era molto opprimente.

Dal momento che lo spazio era così limitato e le stive che avrebbero dovuto contenere i bagagli dell'equipaggio erano diventate stanze per ciclostilare, per gli archivi o dormitori per l'RPF, c'erano, tranne che nella zona di Hubbard, pile di vestiti, di effetti personali e rifiuti su tutta la nave.

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Poiché io avevo la funzione di promuovere la "storia di copertura" alla gente del luogo nei porti che toccavamo, cioè che eravamo la Operation and Transport Corporation, una società di consulenza amministrativa di grande successo con le migliori tecnologie di gestione in tutto il mondo, l'aspetto dell'equipaggio e della nave era per me un problema ed un motivo di imbarazzo costante.

Al bisogno di cure mediche e dentistiche dell'equipaggio veniva data poca importanza, molto meno che alla produzione ed alla disciplina. A meno che i membri dell'equipaggio fossero gravemente feriti o malati, essi non andavano dal dottore. Se contraevano una malattia che si prolungava, venivano definiti "clinici" e di solito fatti scendere. Le persone malate di cancro ed anche di ulcera, malattie che Hubbard sosteneva di poter guarire con l'auditing di Dianetics e della Scientologia, venivano scaricate più che curate."

Di fronte a una simile immagine resta solo da esprimere l'auspicio che la nave della quale vi è la foto in atti non sia mai stata realizzata.

Ma per concludere il tema del presente paragrafo relativamente alle "promesse non mantenute" sembra che ancora una volta non vi siano parole piò chiare di quelle formulate da ARMSTRONG circa le condizioni in cui egli si trovava al momento in cui abbandonò l'associazione:

"Quando lasciai la Sea Org, dopo dodici anni e mezzo in Scientology, ero fallito e non avevo alcuna preparazione utile. Non mi ha dato la stabilità emotiva, la sicurezza o la confidenza. Tutta l'esperienza in Scientology/Sea Org mi ha traumatizzato emotivamente, ha coscientemente distrutto in me la capacità umana di fiducia. Le garanzie scientifiche e la natura scientifica della Scientologia, il modo in cui egli (Hubbard n.d.r.) la rappresentava quando desiderava attrarmi nell'organizzazione, erano menzogne".


8. La "Colpevolizzazione" e l'acquisizione di proseliti tra le persone "in difficoltà" come aspetti ricorrenti: cenni sulla c.d. "deprogrammazione"

Totalmente in linea con l'assolutezza e la perfezione affermate

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a proposito delle tecnologie dianetiche, il risultato finale è che in caso di mancato conseguimento del benessere assicurato la causa non è da rinvenire nella tecnologia ma nel soggetto stesso che non l'ha ben assorbita.

Questa logica colpevolizzante si è già colta nelle parole deIla teste RA. (v. retro pag. 36) a proposito degli argomenti che vengono usati con la figlia tutte le volte che ella manifesta l'intento di abbandonare l'associazione. Analogamente, a tale proposito si ricordi ciò che afferma il teste MA. al quale era stato insegnato che anche i Carabinieri morti per mano dei terroristi erano responsabili della loro morte in quanto, evidentemente, in precedenti vite si erano resi responsabili di azioni cattive. Analogamente la teste MA. riferisce che il marito, convinto scientologo, ha affermato:

"... nel cercare di divulgare la teoria dianetica tra di noi ha sempre sostenuto che tutto ciò che accade è colpa nostra e ciò è valido anche per i bambini. Tali teorie lo hanno indotto a fare affermazioni del tipo che il tumore che mia cognata ha, ad un certo punto avuto, venendone curata, era stato causa sua. Nell'andare a trovare un caro amico in ospedale che aveva subito un importante intervento chirurgico, pretendeva di curarlo con la tecnica del "Touch Assist": lo toccava con un dito e gli chiedeva se lo sentisse, ad ogni risposta dell'amico rispondeva "grazie". Quando mia cognata si fratturò una gamba disse che ciò era avvenuto perché ella era in colpa per aver lasciato Dianetica... la giustificazione di ogni male sta in noi stessi, chi sospende Dianetica è inevitabilmente in torto e quando accade qualcosa la causa è da rinvenire nel fatto che la persona era inconsciamente in colpa perché, pur conoscendo il bene che è Scientology, l'ha abbandonato, non ha continuato a perseguirlo."
Com'è agevole constatare questi concetti appena riportati sono confermativi anche di altri aspetti trattati in precedenza, quali il clima suggestivo che si coglie all'interno dell'associazione grazie anche ad un'aura di "velata minaccia" che incombe su tutti coloro che non condividono le teorie dianetiche, che se ne siano allontanate o che osino esprimersi contro di essa. Essi quindi
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non vanno letti, per così dire, isolatamente; è infatti evidente che questo modo di procedere riportando brani di deposizioni seconda dell'argomento trattato, se per un verso ha il vantaggio di rendere immediato riscontro di quanto appena affermato, dall'altro impoverisce la forza probatoria dell'intero documento citato il quale è invece, molto spesso, ricca fonte di prova per più di un aspetto.

Ciò vale, quindi, ancora una volta, per questa ulteriore affermazione del MA. il quale, per un verso, conferma il clima colpevolizzante ed in un certo senso velatamente minatorio del quale si va dicendo e per l'altro offre ulteriore conferma dello spirito di autoesaltazione nel quale si viene a trovare chi assorbe i principi dianetici, del quale si è ampiamente detto in precedenza. MA. afferma, infatti:

" ...così come era strutturata l'attività che dovevo svolgere non avevo possibilità non solo di fare altro ma neppure di pensare ad altro. Il mio pensiero fisso era Dianetica e rendere il pianeta Clear. Verso l'Istituto ed i suoi rappresentanti non vi era alcuna possibilità di critica in quanto era considerata punibile con una "intervista di etica". Le mie capacità critiche durante i sei mesi di partecipazione alle attività dell'Istituto erano completamente scomparse. Mi sentivo in uno stato di totale soggezione alla filosofia dianetica perché temevo che si ritorcessero contro tutte le azioni ed i pensieri ad essa contrari (cosa che mi ha tenuto in uno stato di paura per oltre un mese anche dopo che sono uscito dall'organizzazione) conseguenza delle persone che la rappresentavano"
La frase del MA., appena riportata, è particolarmente ricca di spunti interpretativi perché contiene anche un altro concetto già emerso ed espresso: quello, cioè, che all'interno dell'associazione non si ha il tempo di pensare. Si rammenti ad esempio quanto detto in proposito anche dalla teste ME (cfr. vol. 35) a proposito dell'esperienza della sorella:
"... ci apparve letteralmente esaltata, parlava in continuazione di questo posto ove diceva che impiegava la giornata a lavorare (facendo pulizie) e, la sera, a studiare... finché era lì si
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diceva contenta perché aveva tutta la giornata molto piena e non aveva il tempo di pensare".
Si vuole di proposito sottolineare quest'ultima frase perché estremamente significativa dello stato di soggezione acritica alla quale si è già fatto ampio riferimento perché comunque si tratta di un'affermazione che legittima molti dubbi in ordine all'effettivo ruolo di supplenza, e fuga da altri problemi, che l'associazione sembra svolgere per numerose persone che vi aderiscono. Questa supposizione infatti appare legittimata anche da un ulteriore dato di fatto emerso indiscutibilmente dalla presente istruttoria: la gran parte delle persone che si mostrano incuriosite dalle teorie di Scientology, e vi aderiscono quindi con entusiasmo, è costituita da soggetti portatori di gravi problemi psicologici, affettivi, familiari, economici o esistenziali.

Ribadito, ancora una volta che le testimonianze che si citano non esauriscono l'intero quadro probatorio ma si indicano un po' a caso, escluse le dichiarazioni delle parti lese, tra quelle più significative, si veda qui di seguito questo quadro riepilogativo nel quale, accanto a ogni teste o denunciante, viene riportata sinteticamente la situazione personale o familiare che si pone all'origine dell'interessamento all'associazione di Scientology:

AM. (ha avuto una trombosi ed ha difficoltà ad esprimersi)
AN. (moglie debole ed influenzabile)
AZ. (morte padre)
BE. (turbe nervose)
BE. (crisi personale per separazione)
BI. (turbe nervose)
BO. (momento difficile)
BO. (morte del padre e del fratello)
BU. (momenti difficili di terzi)
CA. (crisi familiare)
DEB. (crisi coniugale)
DEA. (anoressia psichica)
FR. (mal di testa cronico)

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FR. (figlio silenzioso, timido, depresso)
GA. (delusione sentimentale)
GI.FR.(ultima spiaggia dopo forte esaurimento nervoso per morte figlio)
LI. (difficoltà relazionali)
LO. (mancanza di lavoro)
IA. ( " &nbp;   " )
LO. M. (incertezze caratteriali, problemi familiari)
LO. F. (problemi psicologici)
MA. (crisi sentimentale ed esistenziale con tentativo di suicidio)
MA. (morte del padre)
MA. (età adolescenziale, frustrazioni professionali)
ME. (crisi sentimentale)
MO. (morte del padre)
PA. (difficoltà relazionale e lavorativa)
PE. (nervoso, introverso e morte di due fratelli)
PE. (incidente d'auto, perso un rene)
PE. (momento particolare)
TA. (forte esaurimento nervoso)
VA. (morte del padre)
VA. (morte del padre in un caso e nanismo nell'altro)

Quest'ultimo dato oggettivo che l'istruttoria ha portato alla luce si commenta da sé, così come molte altre cose fin qui dette a proposito dell'allarmante carattere totale e totalizzante espresso dall'associazione in esame.

Tutto ciò è tanto vero che a contrastare la diffusione di tale fenomeno è sorta un'altra realtà forse non meno inquietante, quella dei "deprogrammatori" anch'essi spesso a pagamento (pare piuttosto oneroso). L'istruttoria ha permesso di conoscere un esperto internazionale del genere: Martin FAIERS.

Egli era uno scientologo ma una volta allontanatosi da questa organizzazione ha pensato di utilizzare le sue cognizioni per aiutare a "deprogrammare" coloro che erano rimasti coinvolti in organizzazioni settarie analoghe. Sembra che per indurre i soggetti da sottoporre a questa deprogrammazione sia praticamente necessario, in taluni casi, costringerli materialmente a rimanere nello stesso luogo in compagnia dell'operatore; la qualcosa

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assume molto facilmente le caratteristiche del vero e proprio reato di sequestro di persona; il FAIERS è appunto imputato di tale reato in Gran Bretagna, con riferimento alle sue attività di deprogrammatore, (cfr. in proposito all. 12 dep. MA. 15.11.85 vol. 31 e la deposizione di M. TE. persona presentatasi spontaneamente a questo G.I. per riferire dell'analoga esperienza vissuta dalla figlia presso la setta degli Hare Krishna.)

Prescindendo comunque da ogni valutazione di merito sull'attività del Faiers, nulla impedisce tuttavia di tener conto della sua esperienza acquista prima come scientologo e come deprogrammatore poi. Una testimonianza veramente interessante che rispecchia sostanzialmente e riassume tutto quanto esposto nel presente capitolo, quanto si va qui dicendo si trova infatti nell'all. 1 alla dep. MA. del 25.10.86 nella quale, tra l'altro, si legge:

"Ho verificato che quanto essi - i membri di sette come Scientology - dicono nelle prime ore del colloquio è stato effettivamente programmato dentro di loro. Questa è una cosa assolutamente certa perché gli individui che appartengono allo stesso gruppo dicono le stesse cose in tutti i paesi del mondo; è come se fossero una cassetta, un registratore, essi si limitano a ripetere le stesse frasi ogni volta che si mette in funzione il registratore... invariabilmente viene loro insegnato a non avere mai alcun dubbio, a non pensare che esista qualche cosa di valido e di vero al di fuori del gruppo - soltanto ciò che il capo della setta dice è vero - quanto egli afferma non è contestabile in alcun modo. Si deve soltanto obbedire e fare ciò che egli dice di fare".
II FAIERS prosegue poi dicendo:
"Tutte le informazioni in loro possesso sono sempre controllate al massimo e, per quanto si riferisce a ciò che succede nel mondo, viene data loro un'interpretazione filtrata attraverso il loro capo Hubbard. Essi sono dunque male informati e si formano un'idea completamente distorta della realtà."
In effetti, anche su quest'ultimo punto, deve dirsi che
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l'istruttoria fornisce riscontri obiettivi. Basti per tutti l'esempio di ciò che è accaduto a seguito della esecuzione del decreto di perquisizione e sequestro di questo G.I. In data 4.12.86 si è assistito ad una vera e propria mobilitazione dell' "esercito di Scientology" invitato a protestare per la "persecuzione religiosa".

Con lettera circolare in data 14.1.87, l'organizzazione ha infatti invitato tutti i suoi adepti a protestare contro la presente iniziativa giudiziaria. Vi si legge tra l'altro: «Voi potete fare ciò (cioè protestare n.d.r.) semplicemente scrivendo al magistrato e dicendogli che vi sentite profondamente offesi dal fatto che le Chiese di Scientology sono state chiuse e volete che vengano riaperte immediatamente. Indicate la vostra professione o altri titoli di modo che il magistrato possa avere un'idea più concreta della varietà di persone che si sentono offese da questa situazione.

Scrivete a: Magistrato Guicla MULLIRI - Palazzo di Giustizia -
Corso di Porta Vittoria - Milano Italia.

Per piacere mandateci una copia della vostra lettera. La lettera non dovrà essere troppo lunga ma dovrà essere inviata il più sollecitamente possibile per realizzare la massima pressione.»

Copia di questa lettera è stata inviata a questo G.I. da un anonimo americano ma non è certo possibile dubitare della sua autenticità se si osserva che, in effetti, lettere di protesta pervenute da ogni parte del mondo, oltre a rispecchiare, nello stile e nel contenuto, le predette istruzioni recano l'indirizzo, identico nel modo sopra specificato.

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È superfluo ribadire il concetto evidente che questa istruttoria non ha inteso altro che indagare e portare alla luce fatti delittuosi, ciò malgrado nessuno degli adepti ha osato dubitare del taglio prospettico nel quale tale inchiesta era stata presentata ed ha obbedito immediatamente sommergendo l'ufficio di questo G.I. di centinaia se non migliaia di lettere di protesta nelle quali si faceva appunto riferimento alla iniquità della "persecuzione religiosa". Un ulteriore banalissimo esempio, che conferma ciò, è dato dalle affermazioni di SE. A. (cfr. vol. 30) la quale ha candidamente ammesso, senza neppure rendersi conto di ciò che questo significava, che era sul punto di partire per l'America per andare ad aiutare gli altri scientology a seguito della sentenza di condanna nei confronti di Scientology da parte di una corte americana.

Le era stato detto di andare e lei stava partendo senza essere stata minimamente sfiorata dal dubbio che la sentenza di condanna avesse potuto essere poggiata su valide ragioni.

Tutto ciò suscita ulteriori riflessioni di tono perplesso e perché una siffatta compattezza nell'obbedire alle direttive dell'associazione da parte di un numero così vasto di persone, senza discutere, per un verso rafforza il sospetto già ampiamente avvalorato da quanto fin qui detto che le persone che entrano a far parte dell'associazione perdano ogni capacità critica, dall'altro suscita notevoli preoccupazioni, in ordine alla estrema pericolosità costituita da questa massa di soggetti ossequienti assimilabili ad un'arma micidiale nelle mani di pochi.

Questo aspetto è ancora più vero se si considera che nella missiva in questione, contenente cioè le istruzioni su come

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protestare presso questa A.G., è aggiunto un invito ad inviare copia della lettera di protesta anche alla organizzazione.

La qualcosa ha tanto il sapore di una sorta di "schedatura" nella quale distinguere i "buoni" scientology da quelli "cattivi" ed appare, purtroppo, in linea anche con quello che si dirà nel capitolo seguente.

 
 
 
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