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Di Margaret Thaler Singer, con la collaborazione di Janja Lalich Pubblicato nel 1995 da Jossey-Bass Publishers, ISBN 0-7879-0266-7, prefazione di Robert Jay Lifton. Una lettura fondamentale per comprendere il fenomeno settario. © Traduzione in italiano a cura di Simonetta Po, 2000/2001
Capitolo 12 - Guarigione: uscire dalla pseudopersonalità
Così come le sette sono molto diverse tra loro, anche i loro membri lo sono, e lo sono i postumi e la loro durata. Chi aiuta gli ex membri di setta ha visto certi modelli nei tipi di trauma, danno, e difficoltà cognitive ed emotive [1]. È vero per ex membri di una grande varietà di sette e gruppi che fanno uso di processi di riforma del pensiero. Tuttavia, non tutti coloro i quali sono stati esposti a processi di riforma del pensiero sono stati manipolati con successo, così come non tutti rispondono con sintomi reattivi importanti. Una valutazione di ciò che la persona può sperimentare dopo l'affiliazione ad una setta richiede lo studio delle particolari pratiche del gruppo, delle sue pressioni sociali e psicologiche e delle sue condizioni. Ciononostante, i gruppi che fanno uso di processi di riforma del pensiero possono essere utilmente classificati in due categorie: quelli che usano primariamente tecniche dissociative, e quelli che usano primariamente tecniche di risveglio emotivo. Ogni categoria produce effetti psicologici negativi caratteristici. Ex membri di gruppi che si affidano principalmente all'uso di tecniche dissociative - meditazione, stati di trance, immaginazione guidata, regressione alle vite precedenti e iperventilazione - tendono a mostrare i seguenti postumi:
Le sette a fondamento orientale e i gruppi New Age che lavorano sulle vite precedenti e sul channeling rientrano in questo gruppo. Gli ex membri di sette che fanno uso principalmente di tecniche di risveglio emotivo - induzione di sensi di colpa o paure, disciplina stretta e punizioni, critica e senso di vergogna eccessivi - tendono a sperimentare i seguenti postumi:
Le sette a fondamento biblico, politico, razziale, occultista e psicoterapico rientrano in questa categoria. Sebbene le sette tendano a incentrarsi su una o l'altra categoria, spesso usano tecniche molteplici e non possono essere confinate a l'uno o l'altro di questi raggruppamenti. Ad esempio, i programmi di formazione alla consapevolezza per grandi gruppi e alcune sette psicoterapiche usano entrambe le tecniche. Inoltre un gruppo che si affida pesantemente a meditazione, trance e tecniche dissociative probabilmente includerà elementi di forte risveglio emotivo, così come può essere vero il contrario. Alcune delle reazioni di più intenso risveglio emotivo possono essere prodotte con l'immaginazione guidata, il linguaggio gergale ed altre procedure di induzione alla trance. Perciò è importante non considerare troppo rigidamente questa divisione euristica, perché le tecniche si sovrappongono con facilità e possono produrre un vasto raggio di risposte. Alcuni postumi possono essere vissuti dagli ex membri indipendentemente dal tipo di setta a cui erano affiliati. Queste conseguenze generali possono essere:
Una volta usciti dalla setta gli ex membri, sebbene liberi, affrontano la sfida del reingresso nella società che un tempo avevano rifiutato. L'assortimento degli aggiustamenti necessari può essere riassunto come l'uscita dalla pseudo-personalità o, come altri l'hanno definita, l'abbandono dell'identità artificiale o ricongiunzione con il vecchio sé abbandonato [2]. Un ulteriore modo utile per considerare i molti problemi che gli ex membri si trovano ad affrontare è raggrupparli in cinque importanti aree di adattamento: pratico, psicologico-emotivo, cognitivo, socio-personale e psico-attitudinale (si veda Tavola 12.1). Gli ex membri devono:
È attraverso l'analisi di tutte queste aree che l'ex membro riesce a capire a fondo la sua esperienza e, con l'andare del tempo, a liberarsi dalla pseudo-personalità settaria. In questo capitolo esplorerò ognuna di queste aree di aggiustamento, presentandole in una sequenza che dà il senso di ciò che deve avvenire: una sorta di spoliazione dagli strati esterni dell'identità assunta durante l'affiliazione alla setta. Questo processo è importante per il recupero del sé e del sistema di valori personale, e per far propria qualsiasi cosa buona appresa durante l'appartenenza alla setta, scartando tutto ciò che non era buono (naturalmente, nella realtà, la vita e la crescita sono multilivello e multidimensionali, non la sequenza ordinata di eventi compartimentalizzati che qui, per comodità, ho adottato). Non tutti gli ex membri incontrano tutti i problemi elencati nella tavola 12.1, né li presentano in forma profonda ed estesa. Alcuni si riprendono nel giro di qualche mese. Dopo aver incontrato alcuni problemi di adattamento alla vita fuori dalla setta, si reintegrano abbastanza rapidamente nella vita quotidiana, e senza eventi particolari. Generalmente, però, tutti hanno bisogno di un periodo variabile tra i 6 e i 24 mesi per riprendere a funzionare correttamente ad un livello proporzionato alla propria storia personale e talento. Anche in quel momento, tuttavia, quella funzionalità può non riflettere ciò che sta avvenendo interiormente. Molti di loro, ben dopo i due anni di cui sopra, staranno ancora chiarendo conflitti e danni scaturiti dall'esperienza settaria. Inoltre non risulta evidente una semplice relazione tra durata dell'affiliazione e tempo necessario al recupero: chi si riprende rapidamente può essere stato affiliato alla setta per un periodo breve o lungo, o viceversa. In generale, poi, i problemi identificati in chi ha lasciato la setta negli anni '60 e '70 sono simili ai problemi che mi vengono riferiti al giorno d'oggi. Ma alcuni cambiamenti esistono: chi cerca consulto appartiene ad una gamma di età più vasta, e la durata del periodo di affiliazione è aumentata. Quando ho cominciato a lavorare con ex membri di setta e ho iniziato a scrivere sui problemi relativi al loro recupero, vedevo principalmente giovani adulti che uscivano dopo periodi di affiliazione da due a sei anni. Ora incontro intere famiglie, anziani, coppie, bambini che non hanno conosciuto uno stile di vita diverso, e persone entrate nella setta all'inizio dell'età adulta e che sta emergendo a 40 o 50 anni, dopo aver passato metà della loro vita in un culto. Al giorno d'oggi molti ex membri hanno passato 15 o 20, 25 anni in una setta. Ogni ex membro combatte con numerosi problemi che descriverò in questo capitolo. Alcuni hanno bisogno di più tempo di altri per risolvere tutti i problemi che si trovano ad affrontare, e alcuni non riescono a risolverli. Di questi, nessuno apparentemente ha avuto colloqui con assistenti di uscita. La famiglia li descrive come inaccessibili e nessuno aveva indizi sulle ragioni che li hanno spinti al suicidio. Gran parte dei problemi pratici che gli ex membri si trovano ad affrontare riguardano le risorse finanziarie, dove vivere, problematiche mediche e nutrizionali e tutti quei problemi universali che non necessitano di molte spiegazioni. Un argomento che necessita di qualche spiegazione è la curiosa esperienza del membro con problematiche finanziarie, che può averlo lasciato poco pratico della gestione di denaro personale, ignaro di come guadagnare in modo legittimo, e pieno di risentimento per aver girato alla setta intere fortune familiari o i risparmi di una vita. Molti ex membri, durante l'affiliazione, in una giornata di raccolta fondi sulla strada guadagnavano molto più di quanto avrebbero potuto mettere insieme svolgendo un qualsiasi lavoro. Gran parte delle sette assegnano ai propri membri quote giornaliere che generalmente partono da 100-150 dollari. Procacciatori abili e dedicati affermano di poter raccogliere fino a 1,500 dollari al giorno. Un ex membro ha sostenuto di aver raccolto oltre 30.000 dollari in un mese vendendo fiori, un altro di aver messo insieme 69.000 dollari in sei mesi. Un altro ancora ha testimoniato in tribunale di aver raccolto un quarto di milione di dollari in tre anni vendendo fiori e caramelle, o chiedendo la carità, e un'altra ha testimoniato di aver raggranellato per la sua setta, in poco più di 10 anni, circa 2 milioni di dollari. Il suo guru diceva ai fedeli «il mio cuore è dove sta il vostro denaro». Questa ex appartenente ha raccontato che gli addetti alla raccolta fondi lavoravano 13-14 ore al giorno: «a volte eravamo esausti, ma venivamo incoraggiati a lavorare nei bar fino a tarda notte. Era abbastanza umiliante, ma lo facevamo». Dopo esperienze di questo tipo può essere difficile immaginare come trovare risorse o guadagnare in modo onesto, senza considerare il senso di colpa che molti ex membri provano per aver preso parte a imbrogli di questo genere. Esperienze settarie di questo tipo possono rendere necessario all'ex membro contatti con assistenti per la formazione professionale, o con i servizi di igiene mentale. Il ruolo dei servizi professionali, in particolare medicina e psicologia, è importante per l'adattamento post-culto. Alcune sette squalificano e mortificano la medicina moderna, la psicologia e la psichiatria, e l'istruzione in generale. Alcune sette New Age insegnano che non solo si può "volere" una salute perfetta, ma anche qualsiasi cosa si desideri. Queste sette tengono sedute in cui si devono immaginare gli oggetti desiderati (tavolette di cioccolato, mele o qualsiasi altra cosa), e se siete nello stato giusto e corretto gli oggetti si materializzeranno. Quando ciò non avviene, le ragioni portate per l'insuccesso sono che siete impuri, non valete niente, o non avete eseguito la routine in modo corretto. Vi diranno che continuando a praticare la routine della setta le materializzazioni avverranno - se solo ripulirete il vostro sé fondamentale. Vista l'impossibilità di raggiungere gli stati di perfezione promessi dalle sette, i membri si sentono continuamente sconfitti e falliti, ma non possono darlo a vedere. La dottrina del culto predica che solo se certe istruzioni verranno seguite alla lettera non ci si ammalerà più, non ci si sentirà più giù di corda, si salverà il pianeta, si raggiungerà il nirvana e si diverrà spiritualmente o politicamente perfetti. Frattanto i compiti e le dottrine della setta mantengono il membro in stato di stanchezza, esaurimento e, spesso, malattia. Ma l'affiliato deve tenere nascoste queste condizioni, e continuare a sorridere e lavorare. Per quanto riguarda l'istruzione, molte sette insegnano che i membri dovrebbero «uscire dalla mente», smettere di pensare e arrivare al cuore o al lavoro quotidiano all'interno del culto. Alcuni leaders predicano che siamo nati con una «conoscenza naturale» danneggiata dalla scuola, dai genitori e dalla società, e che i seguaci devono rifiutare il « vecchio modo di pensare» e vivere secondo i dettami del leader che ha «esperienza di vita» oppure che afferma di aver incontrato Dio, Gesù, Buddha, santi assortiti o di aver visitato il paradiso o pianeti diversi. In seguito gli ex membri praticamente di ogni età e provenienza hanno bisogno di qualche tipo di educazione o istruzione per aggiornare le proprie conoscenza e capacità, e ampliare la propria formazione. Dopo anni di disinteresse totale sia per la mente che per la salute fisica, dopo aver lasciato la setta gli ex membri si sentono spiazzati, a volte addirittura in colpa per quanto riguarda malattie, problemi di salute e stati psicologici. Tuttavia si rendono ben presto conto che la loro educazione si è fermata quando sono entrati nel culto, di aver trascurato la salute e di vivere uno stato di scompiglio emotivo. Ma sono stati istruiti a rifiutare i sistemi di supporto di cui ora hanno bisogno. Mentre lottano per chiarire i propri personali punti di vista circa l'istruzione, la medicina e la salute mentale, spesso potrebbero avere bisogno di incoraggiamento e spiegazioni su ciò che è avvenuto nella setta, e che ha creato in loro sentimenti ed atteggiamenti negativi. Come ho scritto nel primo capitolo, è pensiero diffuso che i membri di setta siano una razza a parte, e che devono essere strani, stupidi, addirittura folli. Perciò gli ex membri hanno bisogno di prepararsi a gestire le reazioni più frequenti che parenti, vecchi amici e nuove conoscenze hanno quando apprendono che la persona ha fatto parte di una setta. Probabilmente si sentiranno dire cose come «sembri tanto una brava persona, così brillante. Come mai sei entrato in una setta? Davvero sei stato in una setta? Non può essere, solo i deficienti entrano nelle sette». I moduli per la richiesta di lavoro, di un'istruzione superiore o per iscriversi ad una scuola professionale chiedono informazioni sul passato e sul tipo di istruzione posseduto. Un uomo mi ha chiesto, con interesse genuino e una punta di umorismo, «Come posso spiegare che per anni ho fatto l'addetto alla contraerea propagandistica di un guru imbroglione, facendo in modo che la stampa lo intervistasse e pubblicasse un quadro ingannevole delle sue false capacità, ed ora che sono fuori vorrei diventare uno scienziato?». Il comitato di ammissione accettò evidentemente le sue spiegazioni, specialmente dopo aver avuto un colloquio personale in cui poterono fargli domande dirette ed ottenere le informazioni richieste per giudicarlo. Conosco solamente un caso in cui un ragazzo ebbe serie difficoltà nel perseguimento della carriera che aveva scelto. Subito dopo aver lasciato la setta non venne ammesso alla scuola medica perché il comitato di ammissione ritenne che l'aver seguito per molti anni un leader di setta indicava la necessità di ulteriore tempo per diventare autonomo, e per apprendere come usare la sua formazione e buon senso nel dare giudizi, cioè come avrebbe successivamente usato queste qualità per dare giudizi medici. Non esistono studi specifici in questo senso, ma diversi ex membri mi hanno raccontato l'imbarazzo nel dover dire ai potenziali datori di lavoro di essere stati affiliati ad una setta. Sanno in che misura l'atteggiamento "incolpa la vittima" influisca sul modo in cui verranno giudicati. Un ragazzo mi ha raccontato «è difficile spiegare ciò che facevo in veste di "Governatore dell'Illuminazione"». Un altro mi ha detto che sulla richiesta di lavoro, dove doveva descrivere le sue precedenti esperienze aveva potuto mettere soltanto un generico «supervisore d'ufficio» per descrivere ciò che faceva nel suo ex gruppo, dove in realtà aveva svolto mansioni di spia per conto della setta. Con il reingresso nella società, il relazionarsi ad altri ex membri, farsi esperienza nel trovare nuovi amici, chiedere un lavoro e raccontare la propria storia personale, si impara a gestire questi problemi in modo creativo, quando ci si sente sicuri di se stessi e a proprio agio nelle normali attività. Difficoltà psicologiche ed emotive Le sette, con il loro regime di rituali, lavoro, venerazione e compiti comunitari che copre l'arco delle 24 ore, forniscono scopi e finalità ai loro membri. Quando questi membri lasciano il culto emerge un senso di inutilità e mancanza di significato. Lasciare la setta significa lasciare gli amici, la missione della vita, la strada tracciata. Inoltre gli ex membri ben presto si rendono conto di aver perso l'innocenza. Erano entrati nella setta pieni di stupore reverenziale e di ingenuità, solo per scoprire di essere stati imbrogliati e traditi. Potrebbero quindi essere pervasi da un senso di lutto. Gli ex membri presentano numerose altre perdite con cui fare i conti. Spesso parlano con rimpianto degli anni sprecati, durante i quali hanno perso contatti con la vita quotidiana. Rimpiangono di essere rimasti indietro rispetto ai loro pari, sia nella carriera che nella vita di tutti i giorni. Quando si rendono conto di essere stati usati, o di aver rinunciato alla propria autonomia, provano un forte senso di perdita di autostima e fiducia in se stessi. Gli ex membri sperimentano una overdose di sensi di colpa e vergogna. Durante il periodo di affiliazione molti di loro erano obbligati ad arruolare nuovi membri e a raccogliere denaro in modi poco onesti. Si sentono colpevoli per come hanno trattato i propri genitori, fratelli e sorelle, e amici; per aver mentito, commesso atti di violenza, o per aver svolto attività illegali su ordine del proprio leader. Si sentono in colpa per aver imbrogliato il prossimo convincendolo ad aiutare il gruppo in qualche modo, e nei confronti di chi hanno reclutato e si trova ancora nella setta, e che altrimenti non vi sarebbe mai entrato. Gli ex membri possono anche provare sensi di colpa profondi e ingiustificati per quasi ogni cosa che hanno pensato o fatto, paure di tutti i tipi e dubbio intenso ogni volta che cercano di prendere decisioni. Via via che portano alla luce la cruda realtà dell'inganno e disonestà della vita settaria, molti ex membri provano anche un senso di rimorso per le azioni commesse, e si preoccupano spesso su come riparare al male che hanno fatto. Possono vincere questo senso di colpa solo accettando ciò che hanno fatto e perdonare se stessi, e fare ammenda con gli altri quando possibile. Molti ex membri sperimentano attacchi di panico, definiti come discreti periodi di paura intensa o disagio in cui si sviluppano almeno quattro dei seguenti sintomi, che raggiungono il loro picco nel giro di una decina di minuti [3]:
Attacchi di panico o altri disordini relativi al panico vengono comunemente vissuti da chi esce da gruppi settari a forte risveglio emotivo, che tendono a incentrarsi sullo stimolo di sensi di colpa e paura. La paura nei confronti della setta continua per lungo tempo, specialmente se il gruppo ha tendenze violente. Molti leader minacciano la vita dei potenziali defezionisti. Ad esempio, Jeannie Mills, che fece parte del Tempio del Popolo per oltre sei anni, ha detto: «dopo il 1973 non siamo rimasti perché amavamo il gruppo. Siamo rimasti perché sapevamo che se ce ne fossimo andati ci avrebbero ucciso. Jones ce l'aveva detto centinaia di volte, sia privatamente che pubblicamente, negli incontri della Planning Commission - era conoscenza comune - che se avessi lasciato la chiesa ti avrebbero ucciso» [4]. Alcuni ex membri temono che gli zelanti membri attivi danneggeranno loro o la famiglia per mostrare al leader la propria devozione. Un ex membro mi ha detto: «mentre era in corso la causa legale contro il gruppo di cui avevo fatto parte dovetti chiamare gli artificieri nella casa dei miei genitori, per un allarme bomba. Un'altra volta, dopo aver lasciato il gruppi, due estranei avvicinarono mia sorella in un grande magazzino e le dissero che suo fratello (io) non sarebbe vissuto abbastanza per vedere un risarcimento danni». Come ho descritto in precedenza, alcuni gruppi hanno etichette offensive specifiche per definire chi critica il culto, e addestrano i propri membri ad evitare o molestare questi "nemici" dichiarati. Per queste ragioni, paure e ansia che molti ex membri di numerosi gruppi sperimentano non sono ingiustificate, sebbene sembra che molte sette tornino presto a rivolgere le proprie energie al reclutamento di nuovi membri, piuttosto che continuare i tentativi di molestia nei confronti dei defezionisti. Ciononostante, anche dopo la scomparsa degli iniziali timori di rappresaglia gli ex membri sono preoccupati dall'idea di come gestire le inevitabili possibilità di incontrare membri attivi, perché si aspettano che essi cercheranno di agitare i sensi di colpa per essersene andati, e di condannare la loro vita attuale. Esiste un altro tipo di paura, una paura più intima derivante dalla convinzione che se te ne vai sarai condannato a vivere una vita non illuminata, non sarai mai psicologicamente integro, spiritualmente soddisfatto, in buona salute o capace di vivere in pace. Alcune sette inculcano nei seguaci la convinzione di contenere sé nascosti o carichi di stress nascosti che potrebbero scatenarsi in qualsiasi momento, distruggendoli o quanto meno danneggiandoli seriamente. Gli ex membri potrebbero preoccuparsi a tempo indefinito per questa "bomba ad orologeria", o per le terribili previsioni del leader su eventi orribili che colpiranno essi e le loro famiglie. Il profondo addestramento a cui sono stati sottoposti può indurre gli ex membri a continuare a considerare il possibile fato come qualcosa che dipende dall'essere usciti dal gruppo, dall'aver rinunciato alla fede e tradito la causa. Spesso la radice di questa paura è il ricordo delle vecchie umiliazioni subite per non essersi conformati. Una donna che aveva fatto parte di un gruppo per oltre cinque anni mi ha raccontato: «alcuni dei membri più vecchi potrebbero ancora essere in grado di influenzarmi e schiacciare il mio spirito, come fecero quando caddi in depressione e non potei uscire a raccogliere denaro o reclutare nuovi membri. Non riuscivo a mangiare o dormire. Ero debole e incapace. Allora venni convocata e il leader mi urlò che ero "troppo ribelle, spezzerò il tuo spirito. La tua volontà è troppo forte". Mi fecero strisciare ai loro piedi. Ancora adesso esco di testa quando penso a quanto quel giorno mi abbiano portata vicino al suicidio; per molto tempo, in seguito, la sola cosa che riuscii a fare fu cucinare. Riesco a malapena a ricordare i dettagli - fu un incubo». È molto importante analizzare e lavorare su queste paure in modo obiettivo. L'ex membro deve imparare che la setta non possiede poteri magici su di lui. Paura e ansia possono essere più acuti per chi ha lasciato nella setta il coniuge o i figli. Qualsiasi sforzo per contattarli rischia di interrompere qualsiasi legame rimasto con chi ci si è lasciati dietro. Spesso tra il coniuge che se ne va e quello che rimane leale al gruppo vengono avviate dolorose azioni legali per l'affidamento o la custodia dei minori. Anche i giornalisti che sono entrati per pochi giorni in una setta in veste di falso neofita per poter scrivere un articolo, hanno provato una terribile pena per chi si sono lasciati dietro. Un giornalista ha raccontato di aver impiegato tre ore e mezza per riuscire a districarsi dal gruppo, una volta annunciato che voleva andarsene. Gli era stato negato il permesso di uscire, era stato supplicato di restare, gli avevano detto che il telefono non funzionava, così non poteva chiamare un taxi. «dopo aver fatto due passi fuori dal cancello» scrisse, «ebbi la sensazione di stare cadendo, e dovetti aggrapparmi per rimanere in piedi. Il mio stomaco, dopo essersi agitato per ore, espulse il suo contenuto. Poi iniziai a piangere in modo incontrollato, piangevo per chi mi ero lasciato dietro» [5]. Un problema correlato a paure e ansia che gli ex membri sperimentano è che spesso trovano difficile far capire al prossimo, anche agli specialisti di salute mentale, ciò che hanno vissuto. Alcuni psichiatri e psicologi pensano di avere davanti persone psicotiche, oppure che abbiano subito danni al cervello o che fingano disturbi quando raccontano di vedere una nebbia intorno a loro, di sentire la voce di Thor, del vecchio leader in un'altra vita, o quando non riescono a mantenere un impiego. Quando vengo consultata per questo tipo di casi, sebbene non possa fare una diagnosi senza aver visto il paziente, spingo il terapeuta ad ascoltare, a studiare, e vedere che succede quando gli si permette di analizzare in dettaglio la vita settaria. Come ho descritto nei capitoli sei e sette, molti di questi fenomeni sono il prodotto dell'addestramento bizzarro e ripetitivo fornito dalle sette, e generalmente scompaiono con il semplice ascolto del paziente, nell'aiutarlo a vedere in che modo il comportamento è stato condizionato. Diagnosticare questi avvenimenti come vere allucinazioni o segni di disturbo mentale può causare ancora più danno di quanto la persona non abbia già subito. Mentre alcuni ex membri possono realmente essere diventati psicotici durante il periodo di affiliazione, di solito comportamenti apparentemente psicotici sono la conseguenza del condizionamento del gruppo. Ad esempio, durante un consulto mi è stato chiesto se riuscivo a vedere il Diavolo seduto dall'altra parte della stanza, dove l'uomo stava indicando. Guardai e risposi di no, e gli chiesi se lui riusciva a vederlo. Poi discutemmo sulla fonte di questa idea, e quando era apparsa per la prima volta. Dalla discussione apprendemmo che il leader usava spesso la frase «vedo il Diavolo al tuo fianco». Lo diceva a chi stava castigando, o usava la frase per dare l'idea che la persona non era degna di fiducia, ma «opera del Diavolo». Quando commentai che forse l'uomo non era ancora in grado di fidarsi completamente di me, e che imparare a fidarsi lentamente di chiunque era un comportamento sensato, si sentì sollevato. Ulteriore discussione rivelò che non aveva allucinazioni (né mai le aveva avute) ma che il suo leader l'aveva condizionato ad associare sentimenti di sfiducia con l'idea del Diavolo. Perciò alcuni eventi bizzarri possono benissimo essere resti del periodo settario. Tutti questi sintomi devono essere controllati attentamente, con calore e compassione. Le pratiche settarie possono far vacillare le capacità mentali dei membri e causare inefficienze. Considerando che tutti i membri di setta imparano che il pensiero riflessivo e critico può metterli nei guai, non deve meravigliare che emergano dall'esperienza con qualche costrizione mentale. Molti ex membri sperimentano difficoltà di concentrazione, incapacità a focalizzare e mantenere l'attenzione, memoria indebolita, in special modo la memoria a breve termine. Per loro è rassicurante sapere che questi postumi scompariranno. Saranno utili alcune spiegazioni generali su quanto stanno vivendo. La gran parte di noi che lavora con persone appena uscite da una setta nota che la mancanza di senso dell'umorismo è un tratto quasi universale, umorismo che ricomparirà dopo essere stati per un certo tempo lontani dal gruppo. Nelle sette non si ride, non si scherza, non si pensa su livelli molteplici come si fa nella vita comune, situazioni che permettono di afferrare le incongruenze centrali all'umorismo. Per un certo tempo molti ex membri sono anche incapaci a capire ciò che leggono. Sono smemorati, non riescono a rispettare le scadenze, perdono il lavoro per la loro inefficienza e mancano agli appuntamenti. Alcuni hanno un modo di pensare molto letterale. Sono stati così obbedienti e così poco riflessivi che, come "Jack" nell'esempio che segue, ora sono fortemente rigidi e letterali nel modo di gestire ciò che ascoltano, vedono o leggono. Quando era entrato nella setta, dove aveva trascorso molti anni, Jack stava per laurearsi in fisiologia. Ha raccontato che quando tornò dal professore che doveva prepararlo per la tesi «iniziammo a parlare, e il professore scrisse sulla lavagna delle idee. Improvvisamente mi porse il gesso dicendo "sottolinea alcune delle tue idee". Voleva che esponessi brevemente i miei progetti. Andai alla lavagna e feci un circolo intorno alle parole del professore. Ero come un bambino. Avevo interpretato le sue parole come un comando letterale: avevo disegnato una linea intorno alle idee scritte sulla lavagna. Quando vidi ciò che avevo fatto provai un grosso imbarazzo. Ero assente, e continuo a fare piccole cose come quella». Molti ex membri si ritrovano ad accettare quasi tutto ciò che ascoltano, così come erano stati addestrati a fare. Non riescono ad ascoltare e giudicare: ascoltano, credono e obbediscono. Ne segue che semplici commenti da parte di amici, familiari e colleghi vengono presi come comandi, anche se non hanno voglia di svolgere quell'incarico. Una donna, ad esempio, si alzò nel mezzo della notte per soddisfare alla richiesta di qualcuno che conosceva a malapena. Ha raccontato: «presi a prestito la macchina di mio padre e guidai per 60 miglia in campagna per aiutare questo tizio, che avevo visto una sola volta in vita mia, a trasportare merci rubate, perché al telefono mi aveva parlato in un modo così forte e autoritario. Non riesco a credere a quanto sto ancora obbedendo alla gente». Ostacolo di primaria importanza per gli ex membri è vincere la tendenza a parlare e pensare nello speciale linguaggio della setta. Come abbiamo visto, ogni gruppo possiede il suo gergo particolare, solitamente basato sull'applicazione di significati nuovi e idiosincrasici a frasi e parole comuni. Il gergo crea un senso di élite, solidarietà e appartenenza; al contempo taglia fuori dalle conversazioni sciolte con gli esterni. Ciò è vero anche per i gruppi che non richiedono la residenza al loro interno, i cui membri hanno impieghi esterni ma spendono gran parte del tempo libero con la setta; in quei momenti parlano il gergo del gruppo. In certi gruppi il linguaggio caricato è certamente più comprensivo che in altri, e perciò più difficile da eliminare. Vale a dire che fornisce nuova terminologia praticamente per tutto, controllando in questo modo maggiormente il pensiero dei membri. La comunicazione con gli altri viene perciò naturalmente ostacolata fin tanto che gli ex membri continuano ad usare la terminologia del gruppo. Ciò che dicono non ha senso per gli esterni, e a volte non riescono a dare un senso nemmeno ai propri pensieri interiori. La storia personale distorta costruita gradualmente all'interno del gruppo non viene eliminata con facilità. Forse ciò è più che mai evidente nella recente controversia sui ricordi "recuperati" di abusi sui minori e altri eventi profondamente dolorosi. Racconti di sindrome del falso ricordo o, come ricercatori sull'ipnosi li hanno definito per decenni, pseudoricordi, si leggono di frequente sui giornali. Uno pseudoricordo è un'esperienza fittizia indotta nella memoria, sia volutamente che incidentalmente, attraverso l'uso di immaginazione guidata, ipnosi (che spazia da stati di trance leggeri a stati profondi) e suggestioni dirette e indirette. Durante uno stato di trance, o anche senza trance ma con suggestioni attentamente costruite, l'individuo può essere indotto a costruire scenari mentali. Vive queste immagini fabbricate con la stessa vividezza, se non addirittura maggiore, dei ricordi della vita reale, anche se gli eventi non sono mai accaduti e sono il prodotto dell'interazione tra l'operatore manipolativo e il soggetto dipendente. Nel capitolo Sei ho descritto una donna che vedeva una nebbia arancione e un'altra che parlava alle divinità che apparivano nella sua vita quotidiana come figure di sogno. Le visioni di queste donne erano le costruzioni delle pratiche della setta, che combinavano induzione alla trance e la suggestione che vedere divinità o nebbia arancione fosse una cosa buona. I membri di setta possono venire addestrati ad avere visualizzazioni specifiche, e poi lodati, premiati e fatti sentire realizzati quando raggiungono l'obiettivo. Alcune sette si specializzano nella creazione di identità personali puramente fittizie, enfatizzando le brutture del passato del membro, come discusso nel Capitolo Sette. I culti che si focalizzano sulla regressione a vite precedenti facendo in modo che i seguaci pensino di essere in comunicazione con entità di vite passate, costruiscono revisioni della storia personale piuttosto rigide e sconcertanti. In questo tipo di sette i membri a lungo termine conducono i membri più recenti attraverso procedimenti in cui vengono incoraggiati a localizzare eventi, esperienze immaginarie e vite passate che risalgono anche a milioni di anni fa. In tutti questi casi la storia personale revisionata diventa parte della pseudopersonalità che i membri adottano durante la vita settaria. Sono diversi anni, ormai, che le sette inducono i propri seguaci a creare storie personali revisionate. I membri sono stati indotti ad accusare gradualmente genitori e familiari, e a staccarsi da essi; poi sono stati ripetutamente premiati per queste azioni o dichiarazioni. Questa pratica lascia molti ex membri in profondo conflitto, come una donna ha raccontato piangendo «come posso aver negato tanti anni di felicità e amore, e aver raccontato tutte quelle storie sulla mia famiglia? Mi hanno indotta letteralmente al delirio, a tuonare di rabbia contro i miei genitori, soprattutto mio padre, definendolo un capitalista infedele». In molte occasioni, su istruzioni del culto, ex membri hanno scritto a genitori e parenti lettere accusatorie piene di odio - le cosiddette lettere di disconnessione - dopo essere stati indotti a credere che i genitori agivano conformemente alle fabbricazioni escogitate durante la revisione della propria storia personale. Nell'ambito del milieu settario queste "manipolazioni mistiche" sono molto credibili. Un ragazzo successivamente ha chiesto «come posso affrontare il fatto di aver ferito la mia famiglia così profondamente? Obbedivo ciecamente al leader, e mandavo indietro i regali di compleanno accompagnandoli con lettere piene di odio. Non sono andato a trovare mio nonno che stava morendo, e lo amavo molto. Non sono andato al matrimonio di mia sorella, non le ho scritto né telefonato quando suo marito è rimasto ucciso in un incidente. Ora possono dire che mi hanno perdonato, ma io non posso perdonare me stesso. Come ho potuto permettere che qualcuno mi controllasse a quel modo?». Alla fine gli ex membri si rendono conto che la loro storia personale è stata distorta e manipolata dalle pratiche della setta, e vogliono fare chiarezza tra ciò che è vero e ciò che è fabbricazione. Desiderano riprendere i contatti con ciò che è vero, liberarsi da fastidiosi sensi di colpa e ansia, e immagini distorte di sé prodotte dalla setta. Numerose pratiche settarie tendono a produrre stati di trance di vario livello, a disturbare il normale pensiero riflessivo e interrompere l'orientamento generale alla realtà (GRO). Dopo aver praticato o partecipato per anni ad un certo tipo di attività ed esercizi, alcune di queste abitudini indesiderabili si radicano. Sia durante l'affiliazione al gruppo che dopo esserne usciti, numerose persone entrano involontariamente in stati dissociativi ed hanno difficoltà a mantenere concentrazione e pensiero riflessivo. Il tempo scorre senza che se ne rendano conto. Durante questi periodi vivono un certo tipo di ricordi e scivolano in stati di coscienza alterati, che a volte definiscono come flashback o ondeggiamento. In realtà, però, si tratta di forme dissociative. La dissociazione è una normale reazione mentale all'ansia. Ansia momentanea scaturisce quando battute (tirare il grilletto) interiori o esterne scatenano un ricordo, un'idea correlata o uno stato a cui è associata ansia. Questi brevi esperienze di ansia dicono alla mente di staccare, cioè la mente smette di prestare attenzione alla realtà circostante del momento. La persona diventa assorta e immersa in qualche altra immagine mentale, idea o sensazione. Questa dissociazione avviene in modo inaspettato e non intenzionale, ed è questa dissociazione che può essere vissuta come una sensazione di ondeggiamento. Quasi sempre gli ex membri descrivono l'ondeggiamento come «lo stesso modo in cui mi sentivo nel gruppo». A volte si tratta di una sensazione di nostalgia per certi aspetti della setta. A volte è una sensazione di paura di doverci tornare. Gran parte delle volte viene descritta come essere sospesi tra due mondi - la vita attuale e la vita settaria passata. "Tirare il grilletto", flashback e ondeggiamento sono parte del normale repertorio della mente umana, ma generalmente vengono vissuti come episodi brevi e infrequenti. Il fatto però che certe pratiche settarie tendono a produrre stati ipnotici, e che quelle tecniche vengono usate estensivamente per periodi prolungati, porta ad anni di pratica su come dissociarsi. Ciò che per la gente comune sono brevi e transitori momenti mentali, per i seguaci della setta diventano comportamenti praticati e consolidati. I momenti di dissociazione diventano esperienze intensificate, prolungate e destabilizzanti; impediscono il pensiero riflessivo, la concentrazione e la capacità di guardare avanti. Queste reazioni dissociative sono apprese in eccesso e diventato perciò abitudini che turbano e immobilizzano. Spesso avvengono quando la persona deve passare da un compito all'altro. È come se trovarsi davanti alla scelta di cosa fare facesse scattare l'assenza mentale. Nella setta, quel momento rappresentato dal "cosa fare dopo" era stressante: si doveva prendere una decisione sapendo che tutte le decisioni dovevano essere "giuste" e che si potevano passare guai se fossero state sbagliate. Questa esperienza è forse la fonte dell'evidente condizionamento che fa in modo che il prendere decisioni scateni la dissociazione. Di conseguenza tra gli ex membri è molto comune la difficoltà a prendere decisioni. A volte non sanno che fare, dire o pensare. È come se improvvisamente divenissero dipendenti e infantili, cercando una direzione. Nella setta seguivano un cammino predeterminato di obbedienza. Ora si ritrovano timorosi, si sentono stupidi e in colpa non sapendo che fare. Il processo, recentemente ritrovato, di prendere decisioni indipendenti si riempie di timori e ansia - momenti che possono scatenare l'ondeggiamento. Gli episodi di ondeggiamento avvengono più di frequente quando si è stanchi o malati, alla fine della giornata, durante lunghi tragitti alla guida, o quando si svolgono compiti molto ripetitivi - vale a dire quando la persona si sente stanca e deconcentrata ma deve anche pensare. In quel momento si può vivere un periodo di dissociazione e di confusione in cui ci si chiede: che è successo ai miei pensieri e sensazioni? Sarà di aiuto agli ex membri imparare a riconoscere quei momenti vulnerabili per ciò che sono, reazioni condizionate. Per un certo periodo di tempo la maggioranza degli ex membri sperimenta vari livelli di anomie, o alienazione. Questo senso di alienazione e confusione deriva dalla perdita, e poi dal risveglio, di norme, ideali e scopi precedenti. Viene esacerbato via via che l'individuo cerca di integrare tre culture: la cultura precedente all'ingresso nel gruppo settario, la cultura del gruppo e la cultura della società generale che incontra ora che ha lasciato il gruppo. Le teorie apprese e mantenute così fermamente durante l'affiliazione devono essere riconciliate sia con il passato pre-culto che con il presente post-culto. In un certo senso l'ex membro si sta chiedendo: chi sono? nel mezzo di tre serie di sistemi di valori in competizione tra loro. Per questo motivo gli ex membri si sentono spesso come emigranti o rifugiati che entrano in una cultura straniera. Nella gran parte dei casi stanno realmente facendo il reingresso nella loro precedente cultura, portandosi dietro una serie di esperienze e convinzioni settarie che possono essere in conflitto con le norme e le aspettative della società in generale. A differenza degli emigranti, che si trovano a confrontare situazioni completamente nuove, chi esce da una setta deve affrontare la società che una volta rifiutava. Molti amici, un gruppo con interessi comuni e l'intimità della condivisione di esperienze significative: tutto questo viene lasciato alle spalle quando il membro decide di uscire dal gruppo settario. Un culto è un mondo a sé stante. Lasciare questa esperienza avvolgente significa dover cercare nuovi amici in ciò che era stato insegnato essere un mondo che non capiva, o di cui sospettare. Inoltre, caratteristica importante negli ex membri, in particolare in chi ha vissuto per molto tempo all'interno di una setta, esiste una interruzione di sviluppo nella vita sociale ed empirica. Gli ex membri devono gradualmente iniziare a farsi nuovi amici, uscire con l'altro sesso, avere una vita sociale e anche lavorare o tornare all'università, o entrambe le cose. È importante dar loro abbastanza tempo per fare questi aggiustamenti e per rimettersi in pari. Non deve essere un periodo lungo, ma sufficiente a permettere di rimettersi insieme in diversi modi, prima di cercare imprese mentali, sociali e lavorative complicate. Quando si lascia il gruppo solitamente si scopre che le pratiche che esso mostrava verso gli esterni ora ci si ritorcono contro - vale a dire che si viene disprezzati e ostracizzati. Inoltre non c'è speranza di mantenere le amicizie, perché i membri vengono addestrati ad odiare i defezionisti, e perché si possono subire pressioni per rientrare. Oltre a questo si deve aggiungere che l'ex membro potrebbe avere difficoltà a riallacciare i rapporti con i vecchi amici e la famiglia, perché molto probabilmente quelle relazioni erano state interrotte con molta severità e rigidità al momento dell'affiliazione. Andarsene significa sbattere la porta definitivamente: ci si lascia dietro il passato e l'ex membro che se ne va deve andare avanti - da solo - verso un futuro incerto in cui deve ricominciare tutto da capo e crearsi una rete di amicizie. Alcuni cercano di rifarsi del tempo perduto con una grande quantità di appuntamenti, bevute e avventure sessuali. Tuttavia, il contrasto tra le proibizioni della setta e la nuova libertà produce spesso sensi di colpa e vergogna schiaccianti. Può anche portare ad esperienze difficili e deplorevoli. "Valerie", ex insegnante di 26 anni, ha commentato: «appena uscita andavo con chiunque mi sembrasse interessato a me - fannulloni, perdigiorno. Uscii addirittura con uno spacciatore di droga finché non distrussi la sua macchina sull'autostrada - non ero mai stata così, prima». Altri semplicemente si fanno prendere dal panico ed evitano di uscire con l'altro sesso. Un uomo ha commentato: «prima di unirmi al gruppo, sessualmente parlando ero piuttosto attivo. Ora è come se non avessi mai avuto quelle esperienze, perché sono molto più inibito di quando andavo alle superiori. Provo sensi di colpa sessuali addirittura al pensiero di chiedere ad una donna di uscire. Mi hanno veramente inculcato che il sesso era una cosa sbagliata». Spesso, prima di affiliarsi al culto, si lottava con problemi relativi alla sessualità, agli appuntamenti e al matrimonio, e la setta, con il pretesto di mantenere i membri concentrati sul "lavoro per il maestro", ha artificialmente alleviato la lotta restringendo il contatto sessuale o la formazione della coppia. Anche il matrimonio e i rapporti con i figli, quando permessi, sono assoggettati alle regole della setta. Nei culti la sessualità è quasi sempre in qualche modo monitorata e controllata. Creare una coppia significa che ci si potrebbe interessare più al partner che al leader o alla missione del gruppo. Così i leader sviluppano modi per assicurarsi che la lealtà vada al vertice, non a legami di coppia. Un'altra conseguenza di questo controllo della sessualità è che l'amicizia, nel culto, diviene sessualmente neutra e "non minacciosa"; regole che permettono solamente un amore fraterno possono portare grossi carichi di conflitto nei giovani adulti. In alcuni casi manipolazioni interpersonali fortemente caricate hanno conseguenze a lungo termine. "Jennifer" ha raccontato di essere stata spesso castigata da una prestigiosa seguace per aver «mostrato pensieri libidinosi verso i confratelli. Mi faceva stendere sul pavimento a pancia in giù, poi si stendeva sopra di me e mi massaggiava per scacciare Satana. Ben presto cominciò ad accusare me di essere lesbica!» Dopo aver lasciato il culto Jennifer provò conflitti sulle sue preferenze sessuali. Alcuni gruppi promuovono un livello di affiliazione fatto di rinunce, sul tipo dei monaci orientali. Alcuni di questi uomini e donne, una volta lasciato il gruppo, non si fanno coinvolgere né in relazioni eterosessuali, né omosessuali. La setta ha così profondamente influenzato il loro modo di essere che semplicemente evitano la sessualità. Le sette orgiastiche promuovono la sessualità piuttosto che la castità, e anche questo influisce sulla disaffiliazione dei membri. Nel descrivere il suo leader, una donna ha raccontato «usava le orge per distruggere le nostre inibizioni. Se qualcuno non si trovava a suo agio con il sesso di gruppo diceva che era indice di inibizione psicologica che doveva essere eliminata, perché ci impediva di fonderci e unificarci». Alcune sette praticano rapporti sessuali tra bambini, o tra adulti e bambini, e forme di prostituzione o schiavitù sessuale a volte combinate con filosofie neocristiane [6]. Esistono anche alcune sette a fondamento mormone che praticano la poligamia [7]. In alcune sette incentrate su un singolo guru, questi insegna e richiede castità ai seguaci, ma ha relazioni sessuali con i membri, uomini o donne. Quando si lascia un gruppo con pratiche sessuali insolite, spesso si hanno esitazioni nel parlare delle proprie esperienze, per timore che l'interlocutore si mostri critico. In questo caso e di estremo beneficio una buona assistenza terapeutica - o il solidale orecchio di un amico fidato. Quando un componente di una coppia viene reclutato in una setta, la pressione perché vi entri anche l'altro è molto forte. Nella gran parte dei casi, se il partner non accetta la setta fa effettivamente fallire il matrimonio. I leader tengono discorsi su quanto il partner sia peccatore, soppressivo, negativo e la combinazione tra mantenere il membro occupato con il lavoro nella setta e la denigrazione dei partner non membri manda in frantumi molti matrimoni. Se entrambi i partner sono affiliati, spesso non riescono a parlare all'altro di progetti di uscita perché la lealtà verso il leader sostituisce gli obblighi matrimoniali. Pertanto uno dei due può andarsene senza farlo sapere all'altro, piuttosto che correre il rischio di essere fermato perché l'altro ha raccontato il progetto alla dirigenza. Numerosi matrimoni si rompono perché chi se ne va viene annientato dalla realizzazione che amore e lealtà matrimoniale non sono nulla in paragone alla paura del partner, e al suo senso del dovere nei confronti del gruppo, e che il partner ha scelto la lealtà al leader piuttosto che quella al coniuge. Numerosi gruppi organizzano matrimoni combinati. I più pubblicizzati sono i matrimoni di massa nella Chiesa dell'Unificazione di Moon, come quello in cui furono uniti in matrimonio 5.150 membri con una cerimonia di gruppo [8]. Gruppi più piccoli fanno lo stesso, ma in scala minore. È necessaria consulenza legale per chi lascia nella setta coniuge e/o figli, o per chi semplicemente non desidera più rimanere sposato ad un partner non scelto autonomamente. Gli ex membri si ritrovano a provare fobie in molte situazioni sociali. Tendono a tirarsi indietro e a tenersi lontani dalla folla, o a incontri a cui partecipano numerose persone. Sentendosi estremamente ingannati dall'esperienza settaria, non hanno fiducia nella propria capacità di giudizio e non si fidano del prossimo. Inoltre, come conseguenza dell'addestramento nella setta, mancano di autostima e sicurezza in se stessi; si sentono incompetenti, goffi e indesiderabili. L'incapacità a fidarsi è uno dei problemi più frequenti e vividi. Non solo gli ex membri si rendono conto di essersi fidati troppo, ma spesso finiscono per incolpare se stessi per essere entrati nella setta, e pensano di non riuscire a prendere decisioni o a dare giudizi adeguati. Un problema speciale dei veterani è la costante sorveglianza da parte di familiari e amici, che sono vigili su qualsiasi segnale di difficoltà nell'affrontare la vita reale, temendo che la persona cara possa tornare al culto. Una leggera dissociazione, profonde preoccupazioni, cambiamenti di umore e discorsi positivi sul gruppo tendono ad allarmare la famiglia dell'ex membro. Sia le nuove conoscenze che i vecchi amici possono scatenare la sensazione di essere osservati, o che si stiano chiedendo come mai si è entrati nella setta. Spesso né gli ex membri né i loro familiari e amici sanno come aprire una discussione sull'argomento. Il miglior consiglio che mi sento di dare è che gli ex membri si concentrino sulla realtà che li circonda e sui dettagli della conversazione, fino a che il senso di essere sotto esame non cali gradualmente. A volte gli ex membri desiderano parlare degli aspetti positivi della loro esperienza. Oltre a riconoscere la serietà dell'impegno, il senso di avere uno scopo e un obiettivo, e la semplicità della vita nel vecchio regime, generalmente desiderano raccontare di alcune amicizie o storie d'amore, e anche dei viaggi, delle esperienze fatte e delle intuizioni personali. Ma solitamente pensano che gli altri, specialmente la famiglia, vogliano sentire parlare soltanto degli aspetti negativi. Come un ragazzo ha esclamato, «come posso comunicare la cosa più grande - cioè che non ho più paura di essere rifiutato? Quando ero nel gruppo e passavo le giornate per strada a vendere, venivo rifiutato da migliaia di persone, e ho imparato ad accettarlo. Prima di entrare nel gruppo ero terrorizzato all'idea che qualcuno, per qualsiasi motivo, potesse rifiutarmi!» questa esperienza, in realtà, l'ha aiutato nella vita post-culto, ma l'essere consapevole di quell'aspetto positivo della propria esperienza non lo riporterà sicuramente nel gruppo. Gli ex membri hanno bisogno di parlare delle proprie esperienze nel modo in cui desiderano farlo, spiegando a chi hanno intorno che il parlarne non significa che desiderino rientrarvi. Parte del processo di liberazione dal modo di pensare in bianco e nero della setta consiste nell'imparare a guardare un argomento da tutti i punti di vista, e bisogna applicarlo anche al modo in cui viene considerata l'esperienza settaria. Sono molti quelli che, usciti dalla setta, vogliono trovare il modo di mettere a disposizione il proprio altruismo ed energia senza diventare pedine di un nuovo gruppo manipolativo. Alcuni temono di essere diventati "groupies", indifesi contro i legami delle organizzazioni di persone. Sentono il bisogno di associarsi, ma si chiedono come operare una giusta selezione tra la miriade di diverse organizzazioni - sociali, religiose, filantropiche, di servizio e politiche - scegliendo un gruppo in cui possano continuare a essere autonomi. Per un certo periodo di tempo gran parte degli ex membri proveranno riluttanza a impegnarsi con un'altra persona, un'attività o un progetto. Hanno paura a tornare alla vecchia chiesa, vecchio club, vecchia università; eviteranno attività sociali e organizzazioni di volontariato. In realtà può essere una reazione positiva. Chi tra noi aiuta gli ex membri consiglia cautela nell'affiliazione ad un nuovo gruppo di incoraggiamento e suggerisce, piuttosto, attività puramente sociali, di lavoro o collegate alla scuola, almeno per un certo tempo, fino a che l'individuo non abbia preso completamente le distanze dall'esperienza settaria e non sia in grado di capire meglio il fenomeno del reclutamento. Problemi di carattere filosofico e attitudinale Gran parte delle sette sostiene che i propri membri sono l'élite del mondo, anche se i membri individuali possono venire trattati in modo servile e degradato. I membri si identificano in questa affermazione e mostrano disprezzo morale verso gli altri. Interiorizzano il sistema di valori del gruppo e il suo senso di presunzione morale, superiorità intellettuale e condiscendenza verso il mondo esterno. Nella setta i membri acquistano punti quando mostrano disprezzo morale verso i non membri, i membri esitanti e verso chi se n'è andato. Molte sette insegnano l'avversione e la ripugnanza, a volte in forma sottile. Ex membri di diverse sette hanno raccontato la loro lotta per non agitarsi davanti ad una donna in calzoncini corti, a non infuriarsi con i genitori che mangiano carne, a non schernire i progressi politici o sociali. Possono ritrovarsi aggrappati alle modalità della setta, ad esempio indossando vestiti scuri e trasandati per evitare di sembrare una "prostituta", voler essere virtuosi nei ragionamenti, non volere mai spendere soldi, mostrare calore o divertirsi. Ad alcuni vengono insegnati pregiudizi contro certe razze, religioni, gruppi etnici o classi sociali, o addirittura cose semplici come pregiudizi contro chi indossa vestiti del colore "sbagliato". Durante l'affiliazione i membri vengono lodati quando condividono gli odi prediletti del leader. Una volta usciti dalla setta desiderano disperatamente smettere di sputare odio. Gli adolescenti cresciuti in questo tipo di gruppi hanno bisogno di essere seguiti in modo particolare per imparare a vivere in modo ecumenico in un mondo multietnico, multiculturale e multirazziale. Non hanno imparato come si vive in un mondo democratico, al contrario hanno vissuto in un mondo fascista dove i seguaci fanno eco ai valori del leader. Un adolescente e i suoi genitori sono venuti da me in cerca di aiuto perché il ragazzo aveva frequentato solo scuole della setta. Una volta uscito, declamava il veleno del leader e per questo era stato picchiato e ostracizzato dai compagni; si sentiva terribilmente confuso. Piangendo mi disse che «ho raccontato alla classe ciò che il leader ci insegnava - che il Papa e il servizio postale degli Stati Uniti facevano parte di un complotto comunista - e tutti hanno riso di me dicendo "ecco di nuovo ['Joey'] il pazzo!" dopo la scuola mi hanno picchiato e hanno detto che mi prenderanno». Con l'aiuto del preside e dell'insegnante abbiamo studiato un programma particolare per lui, e alla fine, assieme ai genitori, ha dato alla sua classe informazioni sulle sette, mostrato documentari educativi sull'argomento e discusso su come evitare di essere reclutati. Per gli ex membri appena usciti la gente comune non sembra mai abbastanza dedicata, o avvezza a lavorare sodo. Sembra pigra e disinteressata al mondo. Le sette predicano la perfezione e condannano i membri per non essere perfetti, e i membri passano anni cercando di raggiungere quell'ideale di perfezione, fallendo immancabilmente perché quegli standard sono ben oltre le capacità umane. Condizionati dalla condanna del gruppo verso credenze e condotta degli esterni, gli ex membri tendono a rimanere ipercritici verso gran parte del comportamento umano comune. Durante il periodo di affiliazione i membri non solo hanno imparato ad essere severi con i sottoposti che non erano perfetti, ma a volte sono stati puniti sia per i difetti altrui che per i propri. Una volta entrati nella società comune alcuni ex membri continuano ad essere negrieri inflessibili, critici, pronti allo scontro. I semplici errori umani e le dimenticanze altrui possono portare l'ex membro a guardare gli altri dall'alto al basso. Una donna ha illustrato in questo modo i rapporti con i suoi colleghi: «tutto ciò che posso fare al lavoro è non prenderli per il bavero, urlare e strepitare come eravamo abituati a fare nella setta». Le sette organizzate su tematiche paramilitari, politiche e psicologiche tendono ad insegnare alcune tra le pratiche più dure e di scontro. Nulla nel mondo esterno sembra così vitale e grandioso come si pensava che fosse la vita nella setta. Ai membri veniva detto che stavano facendo un lavoro "di classe molto elevata". Dopo l'uscita l'ex membro guarda gli impieghi della gente comune e li vede disperatamente inutili e insignificanti se paragonati al lavoro che svolgeva nel gruppo, e che si diceva avrebbe salvato anime, se non addirittura lo stesso pianeta. Un ex membro ha raccontato «mentre ero nella setta era come pensare di essere un astronauta, e adesso sto guidando un bus turistico su e giù per San Francisco». Ma un'altra donna ha detto «là ero occupata a salvare il mondo e a prendere a pedate chiunque uscisse dal seminato, in modo da poter continuare a salvare l'universo. Poi mi sono resa conto che neanche la setta aveva mai salvato il mondo». Suggerimenti utili per chi lascia una setta Sapere che altri prima di voi hanno sofferto di molti dei sintomi che ora forse state sperimentando voi stessi state è per molti una grande fonte di conforto e sollievo. Piuttosto che pensare di essere senza speranza o di stare impazzendo, potreste ampliare la vostra conoscenza in modo da rendervi conto che le esperienze che state attraversando sono conseguenze riconoscibili della vita settaria. La mia comprensione delle esperienze in questo ambito è stata assistita da tra ex membri con cui ho lavorato alcuni anni fa. Decisero di accogliere il consiglio e, per alcuni mesi, dedicarsi ad impieghi piuttosto semplici, per darsi il tempo di tornare in buona salute e far funzionare di nuovo la mente. Uno di loro si trasferì in una zona rurale e trovò lavoro come scaricatore di camion. Mi telefonò per dirmi «Dottoressa Singer, continuo ad essere assente, ad uscire di testa. Carico questi sacchi e galleggio via. Non presto davvero attenzione a questi sacchi di patate. Entro in meditazione senza volerlo». Ho ascoltato le lamentele degli altri due, che avevano trovato lavoro come manovale e come imbianchino. Sfortunatamente, non credo di poter dare agli ex membri di oggi consigli diversi da quelli dati a quei primi tre, perché spesso chi è fuori da poco tempo semplicemente non riesce a concentrarsi a sufficienza per svolgere un lavoro più impegnativo. Tuttavia, ora consiglio di rimanere pronti alla possibilità di dissociazione e cercare di trovare impieghi che diano la possibilità di interrompere il ritmo del lavoro monotono, in modo da non ricadere nelle abitudini settarie e in periodi di ondeggiamento. Queste intuizioni originali mi hanno dato indizi per iniziare ad osservare con più precisione alcuni degli effetti che le attività fortemente ripetitive riscontrate in certe sette hanno sulle persone, e la potenza dei procedimenti di riforma del pensiero. Quando tengo conferenze su questi argomenti so che in sala c'è chi sta pensando «Oh Signore! Ho provato tutto ciò di cui sta parlando!». Non preoccupatevi, dico io, i disturbi alla fine scompariranno. Ed è così. È questione di tempo, di imparare a definire ciò che state provando e ascoltare buone spiegazioni su ciò che vi è successo, comprese le reazioni fisiologiche e gli alti e bassi del processo di guarigione. La guarigione è un processo psicoeducativo - quanto più imparerete sulla setta e su ciò che vi aspetta, tanto più veloce sarà il processo di recupero ed integrazione alla nuova vita. Nel processo di selezione tra vite precedenti ed esperienze realmente vissute, o di riconquista della propria storia personale e dei legami familiari, parte del lavoro di guarigione consiste nel ricordare e analizzare esperienze vissute prima dell'affiliazione, e confrontarle con gli atteggiamenti specifici e i contenuti inculcati dalla setta. Lavorare attivamente per accertarsi che cosa fosse reale prima, durante e dopo la vita settaria, e pensare a come ristabilire i rapporti familiari, è un lavoro di estrema importanza per gran parte degli ex membri. Raccomando spesso agli ex membri che presentano il tipo di inefficienza cognitiva descritta in precedenza di prendersi il proprio tempo e di concedersi una pausa, di non tornare immediatamente all'università perché la capacità di trattenere ciò che si legge, di stare seduti, di ricordare e riflettere migliorerà nel giro di alcuni mesi. Cercare di funzionare al meglio in situazioni competitive e impegnative, come un corso di laurea, potrebbe provocare eccessivo stress. Invertire la perdita di acutezza mentale richiede tempo e fatica - per iniziare potreste provare di nuovo a leggere, tornare alle attività che vi interessavano prima di entrare nella setta, o scegliere lezioni serali relativamente meno impegnative. Stilare elenchi e tenere un taccuino sono due degli espedienti più utili e noti per chi soffre di difficoltà cognitive. Potreste fare progetti dettagliati di tutto ciò che dovete e volete fare, su base quotidiana. Poi seguire lo schema, spuntando le voci via via che il compito viene svolto, in modo da vedere i vostri progressi. Quando si ripresenta un comportamento passivo o una forma di indecisione fastidiosa, è utile esaminare a fondo ragioni e ordini della setta che dimostravano contrarietà al porre domande su dottrina o direttive. Ciò farà luce sugli effetti dell'aver vissuto per mesi o anni in una situazione che incoraggiava l'obbedienza, e vi aiuterà inoltre a pensare di nuovo autonomamente e a dar voce alle vostre opinioni. Durante questo processo, la setta e il potere che esercitava su di voi vengono demistificati via via che vi rendete conto che gli ordini della dirigenza servivano unicamente a consolidare il suo ambiente chiuso e controllato, e a mantenere la presa sui membri. Le tecniche educative a orientamento comportamentale sono il metodo migliore per neutralizzare e gestire gli episodi di ondeggiamento. Ciò che "tira il grilletto" non sono altro che ricordi e associazioni, solo e semplicemente quello. Non si tratta di implants arcani che altri hanno inculcato nella vostra mente, non riflettono suggestioni incontrollabili. Ondeggiare è semplicemente rimanere bloccati per qualche minuto, a volte qualche ora, in uno stato conosciuto, distaccato e conflittuale del tipo che avete sperimentato quando eravate nella setta. Durante gli episodi di ondeggiamento vengono sperimentati tre tipi di memorie:
Spesso gli ex membri non fanno distinzioni tra la gamma di memorie della vita settaria. Ma imparare a riconoscere ed identificare i tipi appena descritti è utile per sbarazzarsene una volta per tutte. Demistifica l'esperienza settaria e il potere che si pensa abbia su di voi. Non vi sentirete più in balia di qualche strano fenomeno che non potete controllare. Alcune sette hanno addirittura termini specifici, come restimolazione, che usano per prevedere la ricorrenza di certi episodi (sia durante l'affiliazione che in seguito). Ciò naturalmente predispone i membri ad aspettarsi che prima o poi si ripresentino. La setta che usa questo termine particolare pervade questo stato involontario di implicazioni come «non puoi farci nulla perché è nel tuo impianto elettrico». Queste implicazioni spaventano i membri che poi si portano dentro la nozione quando se ne vanno. Miti di questo tipo possono indurre stati ansiosi nel momento in cui si ripresentano gli episodi dissociativi. Ricordate: non esistono eventi misteriosi, meccanici, fuori dal vostro controllo. Nessuna setta e nessuna persona ha il potere o la capacità di inculcare queste cose nella mente dei propri membri, o di fare in modo che questi episodi si verifichino quando i membri se ne vanno. Non esistono prove scientifiche o valide osservazioni cliniche che esista questa possibilità. Chi è appena uscito da una setta si può quasi sempre aspettare periodi di apparente perdita del senso del tempo, o del luogo in cui si trova, e non si deve allarmare. È normale pensare alle diverse esperienze vissute nella setta, e a volte provare ciò che si provava in quei giorni. Nel corso dell'exit counseling bisognerebbe informare le famiglie che, per un certo periodo dopo l'uscita dal gruppo, potrebbero presentarsi episodi di ondeggiamento. È necessario informare le famiglie che devono permettere all'ex membro di gestire e parlare di questi episodi. Ondeggiare non significa desiderare di tornare nel culto. Come descritto in precedenza, l'ondeggiamento avverrà più probabilmente in momenti di stress, ansia, incertezza, solitudine, turbamento, affaticamento o malattia. Una volta riconosciuto che questi episodi possono presentarsi, si sarà preparati. Con il tempo l'evento causerà sempre meno turbamento. Sarà di aiuto rendersi conto che l'ondeggiamento è un momento dissociativo. Una volta compreso che si ci sta semplicemente e temporaneamente sganciando a livello psicologico, non si penserà più di aver perso la memoria, o di stare impazzendo. Si potrà dire a se stessi «non sono danneggiato per sempre. Si tratta solo di una dissociazione momentanea. Posso ripartire dal punto in cui mi sono fermato. È stato solo un pensiero, un ricordo. Non devo lasciarmi andare». Ecco alcuni antidoti utili:
Tutte queste tecniche vi aiuteranno ad interrompere il flusso di emozioni e di ricordi emotivi che vi pervadono. Tenere un atteggiamento realistico ed aggressivo contro i "colpi di grilletto" e l'ondeggiamento vi spingerà a grandi passi verso la guarigione. Per un certo periodo di tempo gli ex membri rimangono rigidi nei loro atteggiamenti. Questa rigidità è un rimasuglio del relativismo morale della setta, che forniva le motivazioni per odio e condanna. Per cambiare queste reazioni radicate è necessario mantenere un costante monitoraggio sull'atteggiamento personale. È necessario fare uno sforzo cosciente per comprendere la fragilità umana. Riattivare il senso personale dei valori e degli standards senza condannare maniacalmente le fragilità e le eccentricità umane quotidiane, sia in voi stessi che nel prossimo, è un passaggio necessario per la guarigione. Riacquistare il senso di fiducia rientra e cresce nel graduale risveglio della capacità di tollerare il pensiero e la discussione su abuso e tradimento vissuti. Nella setta la forte rabbia che i membri provano per ingiustizie e abusi viene tenuta nascosta. Questa rabbia viene in superficie negli ex membri assieme alla rabbia per la disonestà e gli inganni che dovevano essere ignorati, o ai fatti sconosciuti fino al momento in cui non si è lasciato il gruppo. È difficile ristabilire la fiducia. Riacquistare fiducia a volte è più facile per chi ha avuto la possibilità, lasciato il gruppo, di parlare con exit counselors, di trascorrere qualche tempo in un centro riabilitativo (vedi Capitolo Undici), o di sottoporsi a psicoterapia. La conoscenza e le intuizioni acquisite con queste opportunità solitamente aiutano l'ex membro ad adattarsi più velocemente alla nuova vita, e ad instaurare nuove relazioni fuori dall'ombra dell'esperienza settaria. Uno dei postumi più dolorosi che la setta lascia è la sfiducia in se stessi. Molte persone iniziano a incolpare se stesse, chiedendosi «perché mai ci sono entrato?». Parte dell'exit counseling e del seguente lavoro psicoeducativo consiste nell'aiutare l'ex membro ad analizzare il proprio coinvolgimento. Quando impareranno a conoscere il programma ingannevole un-passo-alla-volta che li ha condotti nel gruppo, saranno meno duri con se stessi. Quando impareranno a discernere la situazione sociale e psicologica che li ha trattenuti nel gruppo una volta entrati, riusciranno a perdonare se stessi e a proseguire la loro vita. Gran parte di noi trova soddisfazione nel fare bene i piccoli compiti della vita - prendersi cura della famiglia, sostenere gli amici, svolgere bene il proprio lavoro, preparare una buona cena, creare un lavoro artistico, curare il giardino o il balcone. Ogni mattina presto telefono o vengo chiamata dagli amici più cari, e le nostre brevi conversazioni sono di aiuto reciproco. Tutti noi ricaviamo un senso di soddisfazione da questi piccoli scambi di parole. Dopo essere usciti da una setta, occorre un po' di tempo per imparare a rivalutare la soddisfazione delle piccole cose. Imparare che le piccole gentilezze o i piccoli piaceri della vita sono soddisfacenti e preziosi può essere un'impresa ardua. Molti ex membri la descrivono come una dura battaglia, pensano che essere gentili con i colleghi, annaffiare le piante del vicino o far visita alla zia malata sia una perdita di tempo. Non permettono a se stessi di provare soddisfazione, perché stanno ancora giudicando secondo gli standards della setta, e andare a trovare zia Betsy non è uguale a salvare il mondo. Io cerco di spronarli sulla strada su cui si trovavano prima di entrare nella setta: cercare il piacere dalle piccole cose. Una ragazza mi ha parlato di alcune osservazioni che le aveva fatto il padre: le aveva fatto notare che sembrava non rendersi conto che aiutare a pulire il garage, prendersi cura dei cuginetti mentre i genitori erano fuori o progredire nella carriera rendevano il mondo un luogo migliore - che fare del bene intorno a noi era un aiuto visibile per migliorare il mondo. Mi ha raccontato che, alla fine, era riuscita a capire: «e' giusto godere delle cose. È giusto essere gentili con una persona alla volta. In realtà è impossibile "salvare il mondo", qualsiasi cosa significhi. Questi obiettivi astratti sono solo quello - astrazioni - che ti impediscono di vivere e fare del bene giorno dopo giorno». La discussione di questo capitolo non tocca tutti i conflitti, i tumulti e i postumi fastidiosi contro cui devono combattere gli ex membri. Ma può essere utile al lettore per iniziare a capire l'ampiezza che può raggiungere la guarigione da esperienza e condizionamento settario. Alcuni degli adulti che ho assistito hanno passato metà della loro vita in una setta. Alcuni dei giovani adulti vi avevano trascorso la vita intera. Uscire dall'identità settaria non è come uscire da un guscio. È un processo di riapprendimento e un periodo di crescita - con l'aiuto propedeutico di altri che hanno percorso lo stesso cammino. Uscire dalla pseudopersonalità settaria ha a che fare con la rieducazione e la crescita. L'auto-aiuto attraverso la lettura può essere prezioso per chi vive lontano da risorse bene informate come exit counselors, specialisti di informazione settaria, gruppi di sostegno per ex membri e professionisti di salute mentale con formazione specifica sul fenomeno settario. Alla fine di questo libro il lettore troverà un elenco di libri e articoli utili, e nomi, indirizzi e numeri di telefono di agenzie che possono fornire informazioni, reti di appoggio e contatti. Ricordo una ragazzina che andava alla stazione ferroviaria di una piccola città del Colorado, e guardava quei nuovi treni aerodinamici fermarsi o rallentare per lasciar cadere i sacchi della posta, e poi riprendere velocità e sparire ruggendo. La mia scuola superiore era stata addirittura chiamata Zephyr, in onore del lustro e scintillante treno Burlington che simboleggiava progresso, glamour, tecnologia, in breve, il futuro. Quel futuro sottintendeva la perfezione dei luoghi lontani verso cui era diretto. Esistevano luoghi senza la polvere che sferzava i campi aridi, luoghi pieni di luci e gelati, biblioteche traboccanti di libri nuovi e colorati e campi da gioco ovunque. Il lavoro con tanti ex membri ha disegnato un nuovo quadro di quella stazione ferroviaria e di quei treni. Penso a chi guarda i treni andare e venire, mentre ad ogni fermata ambulanti, pifferai magici, truffatori e autoproclamati salvatori del mondo saltano giù mettendo in mostra la loro attraente mercanzia, cercando di convincere quanta più gente possibile a salire a bordo e accompagnarli in quella visione di perfezione. Quando un leader di setta, un guru, un trainer o qualsiasi altro pifferaio vi chiede di saltare sul carro affermando di possedere "l'unico modo per", state in guardia. Potrebbe essere l'ultima fermata sulla strada verso l'inferno in terra. Nel corso dei secoli la gente ha aiutato il povero, il malato, l'oppresso. Non dimentichiamoci di aiutare anche chi ha sofferto per mano di chi abusa della mente, di tiranni e manipolatori che rubano la libertà della mente umana di ragionare, creare, criticare e cambiare. Nel concludere questo nostro viaggio, voglio dividere con voi il fascino e l'ammirazione che provo per gli esseri umani che hanno vissuto la totale delusione e la devastante esperienza rivelatrice di vedere come il sogno di rendere il mondo un posto migliore abbia unicamente contribuito a ingrossare il nido di qualche leader egoista, e il suo conto in banca. Ho ascoltato i sogni infranti dei giovani entrati in un culto, degli adulti presi all'amo dai gruppi New Age a riforma del pensiero, di anziani che si sono accorti troppo tardi di aver dato tutti i loro risparmi ad un seducente giovanotto di una setta. Tutte le persone con cui ho lavorato, che sono entrate e poi uscite dal tipo di esperienza che descrivo in questo libro, sono state tra le persone che più mi hanno ispirato tra tutte quelle che ho conosciuto. Erano altruiste, generose, volevano aiutare e sono state ingannate - hanno creduto ad un ciarlatano. Infonde speranza il fatto che ex devoti siano riusciti a rinascere dopo l'amara delusione di apprendere che il loro leader aveva mentito, aveva acquistato cocaina con il denaro che i suoi seguaci elemosinavano sulle strade, aveva abusato di bambini o assassinato nemici, e che nulla di quanto quelle persone facevano nella setta aveva a che fare con i nobili intenti originali. Infondono speranza quegli anziani che si riprendono dopo aver scoperto che il dolce giovanotto così desideroso di aiutarli nei lavoretti domestici in realtà li aveva ingannati. Quando mi sento dire «sono stato truffato, sono stato ingannato e adesso lo capisco. Ma mi riprenderò, mi rialzerò e cercherò di non farmi amareggiare al punto che nessuno mi sopporterà più» - sento speranza dentro di me. Voglio anche onorare la memoria di tutti coloro i quali sono morti nelle mani di leaders di setta, compreso chi si è suicidato per il danno e il senso di abbandono, e non ce l'ha fatta ad andare avanti. Vorrei che vi uniste a me nel ricordo di chi è morto per aver seguito regimi alimentari e curativi prescritti da ciarlatani; di chi è morto al volante per mancanza di sonno, perché doveva raggiungere la città successiva e raccogliere fondi da versare al leader che guidava macchine lussuose e dormiva a volontà; chi è morto per mancanza di cure mediche che venivano disprezzate dalla setta, o perché era così impegnato ad eseguire gli ordini del leader da non poter andare dal medico.
Vorrei plaudire tutti coloro che continuano a voler cercare di fare del bene, di essere buoni con la famiglia, gli amici e l'umanità. Sono risorti dopo il tradimento di chi ha abusato del loro spirito, di uno sfruttatore psicologico, di un impostore politico, e non hanno permesso a uno pseudo-guru fascista di continuare a controllarli. Vorrei plaudire chi parla apertamente e crede che tutti noi dobbiamo continuare a cercare di impedire a questi malfattori di conquistare potere. Il prezzo della libertà è la vigilanza continua, e la capacità di riprendersi da inganni, truffe e molestie. Una mente libera è una cosa meravigliosa. Menti libere hanno fatto progredire la medicina, la scienza e la tecnologia; hanno creato capolavori d'arte, letteratura e musica; hanno creato regole ed etica delle leggi dei paesi civili. I tiranni che si impossessano del nostro pensiero e impongono "correttezza" politica, psicologica o spirituale derubandoci delle nostre libertà, in particolare della libertà della mente, sono la minaccia di oggi, di domani e dell'eternità. Note dell'autrice:
1. Singer e Ofshe, "Thought Reform Programs and the Production of Psychiatric Casualities", 188-193.
5. Singer, "Coming Out of the Cults", p.80.
6. L. B. Davis, The Children of God (Grand Rapids, Mich.: Zondervan, 1984).
8. M. Galanter, Cults, Faith Healing and Coercion (New York: Oxford University Press, 1989). Tavola 12.1 - Aree di aggiustamento post-setta più importanti
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